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Archeologia, importante ritrovamento a Scifo

foto3CROTONE – È avvenuto sabato scorso, ma reso noto solo nel pomeriggio di oggi dalla Soprintendenza  per l’Archeologia della Calabria  il ritrovamento di un blocco in calcare nei pressi di Punta Scifo, sulla costa a sud di Crotone. “La scoperta dell’importante reperto – afferma laSoprintendenza archeologica – Ufficio territoriale di Crotone –  è dovuta alla segnalazione fatta a suo tempo da Francesca Tessadri e Vincenzo Brandi, noti artisti crotonesi, che ne avevano ravvisato il possibile valore d’interesse archeologico coinvolgendo il competente Ufficio territoriale. Il recupero è stato possibile grazie alla proficua intesa tra la Soprintendenza all’archeologia e il Comando dei vigili del fuoco di Crotone, rappresentato da Francesco Pascuzzi, partecipazione quest’ultima rivelatasi indispensabile in quanto ha reso disponibile una squadra guidata dallo stesso e già operativa in mare con un natante per l’annuale manifestazione “Trofeo Pugliese”. L’importante reperto è stato rimosso con grande cautela, sotto l’occhio attento dei tecnici della Soprintendenza, dal luogo dove giaceva da più di duemila anni, fra gli scogli della bella cala di Punta Scifo, ed è stato poi trasportato a filo d’acqua fino al natante in dotazione ai vigili del fuoco, anche con l’entusiastica partecipazione di alcuni bagnati presenti sul posto.Dopo aver collocato il blocco roccioso sull’imbarcazione, l’equipe che ha effettuato l’intervento ha puntato velocemente verso il porto di Crotone, e presso il molo della Lega Navale si è provveduto, con l’ausilio della gru in dotazione alla suddetta associazione, a sollevare e collocare il blocco in oggetto su un veicolo dello stesso comando dei vigili del fuoco. L’atto conclusivo è stato quindi quello di trasferire il reperto presso i magazzini del Museo nazionale di Crotone, con tutti gli accorgimenti necessari affinché il reperto non subisse danni. Grazie all’efficienza della squadra del Comando vigili del fuoco, tempestiva ed altamente professionale, resasi disponibile alla collaborazione con gli esperti della Soprintendenza all’archeologia è stato possibile recuperare un’altra notevole testimonianza che il nostro ambiente marino ha restituito, che sarà presto sottoposto all’attenzione degli studiosi specialisti al fine di poterne decifrare il contenuto e configurarne il significato storico-archeologico e di contesto”.

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