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Cosenza nella performance. Il Festival del MAXXI ha chiuso la prima fase del progetto VIVA

COSENZA- Il volo lento dei falchi in uno spazio chiuso e buio mentre una voce femminile intona canti di rivolta. È una delle immagini più suggestive che ci lascia il Festival della Performance, evento organizzato dal MAXXI di Roma nell’ambito del progetto VIVA Performance Lab, capeggiato dal Comune di Cosenza e finanziato dalla Regione Calabria attraverso il POR, con una intensa parte didattica a monte nella quale ha avuto un ruolo importante anche l’Università della Calabria.

Otto artisti affermati hanno lavorato per una settimana a Cosenza al fianco di altrettanti più giovani, in un workshop tenuto da Tania Bruguera, per poi esprimersi nello spazio urbano cosentino.

Ha una natura del tutto particolare l’arte performativa, che fra le forme d’arte è sicuramente quella che impatta con maggiore forza lo spettatore, anche spiazzandolo, facendolo entrare gioco forza nella performance. La natura ‘condivisa’ dell’evento a Cosenza sembra aver trovato terreno fertile, confermando non solo un innato spirito di accoglienza ma anche quella buona dose di apertura mentale che serve a farsi coinvolgere in una forma artistica non immediatamente comprensibile.

E così c’è chi si è prestato a far suonare l’allarme della propria macchina contemporaneamente a quello di altre venti autovetture, tutte di residenti; c’è chi ha fissato una banconota in una teca per averla quale compenso al termine dell’azione; c’è chi, sedia in spalla, si è recato all’Arenella per far parte di quel quadro vivente fatto di tanti cittadini sulle ‘loro’ sedie; o ancora chi ha seguito il performer in una gara podistica che ha attraversato tutti i luoghi del Festival. C’è chi semplicemente ha aperto la propria casa per accogliere quanti – fotografi e video maker – volevano immortalare dall’alto quella città ‘in subbuglio’.

E gli artisti? Anche loro Cosenza l’hanno voluta conoscere, nella fisicità dei luoghi, nella bellezza delle sue tradizioni, nella concretezza dei suoi problemi dando vita ad interventi artistici ben contestualizzati e, forse anche per questo, più sentiti ed apprezzati.

Una bella esperienza quella che si è appena conclusa, che molto ha lasciato a chi l’ha organizzata, a partire dallo staff del Museo dei Brettii che si è buttato con impegno e competenza in una contemporaneità artistica lontana dalla sua natura. Una bella occasione per gli studenti delle tre scuole – il Liceo Artistico e l’Istituto turistico-alberghiero di Cosenza, il Liceo Gioacchino da Fiore di Rende – che hanno conosciuto un mondo fino a ieri distante dalla loro esperienza abbracciandolo con l’entusiasmo che meritava. Ognuno, nel rispetto della propria vocazione, ha portato al festival un valore aggiunto proponendosi anche nel ruolo di mediatore tra gli artisti e la città, messaggeri di un’arte che poggia il suo sguardo libero sulla società trasferendola senza filtri e, forse proprio per questo, difficile da comprendere.

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