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Cosenza, tra modernità e passato in lotta

Ingresso Cosenza vecchia

Dopo essere rimasto quattro anni in cantiere, il progetto PISU Cosenza-Rende – che prevede il ripristino urbano dei due comuni – sembra finalmente giungere a una svolta decisiva. Il suo iter di approvazione appare, già da subito, particolarmente complesso. La sottoscrizione del “Patto per l’area urbana di Cosenza” risale al 25 Luglio 2008, con l’approvazione, il 24 Marzo 2009, del Piano Strategico Cosenza-Rende e area urbana 2008-2020. Solo di recente Giacomo Mancini junior, Assessore della Regione Calabria con delega al Bilancio e alla Programmazione nazionale e comunitaria, e Pino Gentile, Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, entrambi al tavolo delle trattative al Palazzo dei Bruzi, hanno annunciato il via libera definitivo da parte della Regione allo stanziamento di 35 milioni di euro per la realizzazione del piano.

L’amministrazione comunale di Cosenza punta alla riqualificazione e alla rifunzionalizzazione ricreativo-culturale di piazza C. Bilotti con annessa costruzione di un parcheggio interrato, un polifunzionale da adibire a manifestazioni/culturali espositive, un museo virtuale, uno spazio ludico per bambini e un agorà pedonale per i cittadini di ben 5000 metri quadri. Il comune di Rende, invece, sembra essere intenzionato alla valorizzazione ambientale del “Complesso Sportivo-Acquatico” in località Santa Chiara, in cui verrà sistemato un lago artificiale all’interno di un parco verde dotato di servizi, percorsi pedonali e ciclabili attrezzati.

Opere meritorie per la città dei Bruzi che sembra, però, concentrarsi maggiormente sui “non-luoghi” – come li definisce Marc Augé – il cui termine indica quegli spazi (solitamente di trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago) in cui milioni di persone si incrociano senza relazionarsi realmente, spinte dal desiderio di consumare e di accelerare freneticamente le operazioni quotidiane – in contrapposizione ai luoghi antropologici che vanno a costituire la trama identitaria di un territorio e a cui viene data, come in questo caso, meno importanza. Quello che un tempo era il cuore pulsante nel quale la città ha fondato le proprie radici, ovvero il centro storico, sembra non rientrare nei progetti di restauro e recupero cittadino.

Suggestivo e denso di fascino, il borgo storico di Cosenza, riconosciuto “città d’arte” della propria Regione nel 2008, può vantare secoli di storia, tra monumenti medievali, qualche mura risalente al periodo ellenistico e un Castello Normanno-Svevo che va a coronare tutta la città dalla sommità dell’altura su cui è posto, che sembrano però letteralmente “sgretolarsi” sotto il peso di un inarrestabile processo temporale che lascia inevitabilmente le tracce del suo passaggio. Caratteristici vicoli, irti e tortuosi, esibiscono edifici meno pittoreschi che lentamente si avviano al degrado, chiaro segno della mancanza di un’attenzione adeguata. A rischio, dunque, l’identità di un luogo che dà l’impressione di dileguarsi rovinosamente, costretto, a causa dell’indifferenza della gestione comunale, a non esser più parte integrante di una città che, sotto il processo incalzante della modernità, pare aver relegato e confinato la propria storia, abbandonandola a sé stessa.

 

Sonia Miceli

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