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Pellicanò: crimini di guerra e stermini per l’Unificazione d’Italia

 Stefano Pellicanò è uno specialista in malattie infettive, uno scrittore non allineato e uno storico scomodo che adesso reclama giustizia e verità. Con il suo ultimo libro “Genocidio- La conquista del Regno delle Due Sicilie: la grande mistificazione, il dolore della memoria, il ricordo dopo l’oblio (Dossier per il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja)”, raccolta di documenti taciuti per il quieto vivere, chiede l’intervento di una somma autorità giuridica. Con la speranza che questa possa stabilire se gli illustri personaggi italiani tanto declamati (Garibaldi, i Mille, Cavour, Vittorio Emanuele II), altro non erano che mandanti  e colpevoli di aggressione, genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra.

Pellicanò non fa dunque sconti e non teme di tramutarsi in penna della riscrittura della storia e della toponomastica italiane: “la condanna è il punto di partenza per la revoca delle medaglie al valore militare a loro concesse e dei titoli onorifici, cancellazione di vie e piazze a loro ancora intitolate e soprattutto al ristabilimento della verità storica, che ad uno Stato di diritto ed a una democrazia compiuta farebbe solo onore e non dovrebbe certamente fare paura perché riteniamo che la forza di una vera democrazia si misura anche nella capacità di non negare la verità storica”.

Parole e fatti al vetriolo contenuti anche nel suo sfrontato libro (copie del volume anche per il Presidente della Repubblica, i discendenti dei Savoia, le autorità regionali, i segretari dei partiti nazionali). Atti parlamentari, documenti originali e bandi che consigliano una lettura diversa sul trattamento riservato ad innocenti meridionali del Regno delle due Sicilie: 54 paesi rasi al suolo, 5.212 condanne a morte, circa 600 mila arrestati, 1 milione di morti,  creazione dei primi campi di concentramento, incendi, saccheggi delle ricchezze del Sud. Inoltre, Pellicanò cita un passaggio di una lettera che Napoleone III scrisse a Vittorio Emanuele II: “I Borbone non commisero in cento anni gli errori e gli orrori che avete fatto Voi in un anno”. Ed ancora una confessione di Garibaldi alla vedova messinese Cairoli (marito e tre figli morti con le Camicie Rosse): “gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male; nonostante ciò, non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.

“Genocidio” e Pellicanò scateneranno l’ira dei Meridionali ? Esploderà un sentimento anti-Settentrione così forte da far sorgere movimenti paraleghisti ? L’odio verso il Nord non sarebbe giustificabile. I colpevoli dei reati non ci sono più e potranno pagare in modi alternativi. Se la giustizia (non solo Internazionale) sentenzierà qualcosa di incontestabile e se i cittadini, con la buona volontà e il buon esempio, saranno capaci di reali e grandi gesta. Per esempio: ridare dignità, battendosi nei Tribunali, nelle piazze e nelle scuole in nome della verità, alle tante vittime dell’ Unificazione.  Prendere a sassate e insultare i Settentrionali sarebbe una sconfitta, il segnale che ci stiamo trasformando in quelli che, guardandoci dall’altro verso il basso, ci chiamano “Terroni”.

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