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Due giovani italiani alla scoperta del Portogallo al seguito del giro ciclistico “A Volta”

Daniele-Coltrinari-e-Luca-Onesti

Cosa vi ha fatto decidere di seguire questo giro del Portogallo? Passione sportiva, per i viaggi, per i racconti o altro?

Il Portogallo è una passione in comune con Daniele; siamo arrivati qui per la prima volta nel 2007, col progetto Erasmus. Da allora, cerchiamo sempre una scusa per tornare. Perché non lo sappiamo bene neanche noi; “A Volta a Portugal” in un certo senso è un modo per scoprirlo! Il ciclismo è una mia vecchia passione, l’ho praticato da amatore per tanto tempo, ora meno ma, ogni volta che posso, risalgo in bici. Ho iniziato a guardare in tv il Giro d’Italia e il Tour sin da piccolo, è una passione che mi ha trasmesso mia nonna, bergamasca;quando avevo 5 o 6 anni mi raccontava del ciclismo di quando era giovane, nell’Italia del dopoguerra. L’idea di seguire “A Volta” è nata per questa passione sportiva, che è anche passione per un certo tipo di giornalismo sportivo, che ora forse non c’è più, o forse bisogna reinventarsi. Grandi giornalisti hanno seguito il Giro e il Tour ma lo hanno fatto anche grandi scrittori come Buzzati, Ortese ed altri. Tutto questo ci affascina e, nel nostro piccolo ci proviamo anche noi, qui in Portogallo. A Volta a Portugal non è il Tour de France, e noi non siamo Gianni Mura, ma ce la metteremo tutta, e non vediamo l’ora di partire!

Che atmosfera si respira per i preparativi, considerando che la bicicletta, in Portogallo, sta diventando una sorta di status symbol, specie tra i giovani?

Siamo un po’ nervosi perché il nostro viaggio non è stato pianificato a tavolino; partiamo con un canovaccio del percorso e dei posti dove alloggeremo, ma diverse cose sono ancora incerte. Faremo il viaggio in treno e per alcuni brevi tratti in bici. Organizzare tutto è stato difficile, abbiamo incontrato molti aiuti ma anche qualche ostacolo, e molte cose le lasciamo al caso e al momento. Qui in Portogallo la bici sta diventando una moda ma anche un modo di vivere che le persone fanno loro per migliorare la quotidianità. Si stanno costruendo piste ciclabili e c’è una grande attenzione alla bici come sport e come mezzo di mobilità urbana, più leggera ed ecologica. Ed è qualcosa che sta nascendo dal basso; le persone si accorgono che spesso spostarsi in bici è più veloce, pratico e divertente che in macchina, e la città migliora. La bici è anche una moda per i giovani, ci sono addirittura dei dj che vanno nelle discoteche a mettere musica e trasportano i loro vinili con le due ruote.

Cosa vi aspettate da questa avventura e soprattutto come pensate di mettere a frutto le conoscenze e le esperienze che maturerete con questo viaggio?

Ci aspettiamo di conoscere meglio delle regioni di cui sappiamo poco o nulla. Il Portogallo è un paese in gran parte rurale, e all’interno spopolato per la forte emigrazione; A Volta passa proprio nella provincia portoghese più sconosciuta, proprio nel periodo in cui gli emigranti tornano nelle loro terre. Non è solo una competizione sportiva, ma una grande festa per le strade del paese. Per noi è anche una maniera di fare autoformazione giornalistica. Il giornalismo di oggi è il giornalismo della velocità, le notizie si rincorrono senza lasciare traccia, e spesso i giornalisti sono solo il tramite per cui le notizie, impersonali e asettiche, scorrono senza fermarsi. I giornali tagliano le figure essenziali del giornalismo, i redattori, gli inviati e i fotografi, per dar spazio alle pubblicità e alle notizie più accattivanti, spesso copiate dal web. Mi dispiace dirlo, ma lo spazio e l’attenzione per i giovani nel mondo del giornalismo di oggi sono prossimi allo zero . Noi abbiamo deciso di provarci lo stesso, con un pizzico d’incoscienza e senza farci illusioni. L’alternativa è tra una precarietà in cui non si impara niente e un’altra  da cui impariamo qualcosa. E dalla nostra prima corrispondenza da una corsa ciclistica a tappe ci aspettiamo soprattutto di imparare, di formarci. Speriamo anche di riuscire a coinvolgere chi ci vorrà leggerci, di portare anche solo un po’ il lettore in viaggio con noi con i nostri articoli e le nostre foto.

C’era una volta il Portogallo

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