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Istituto Canossiane occupato, lettera aperta dei cattolici: esponete i motivi delle vostre scelte

Un gruppo di cattolici impegnati nel sociale scrive una lettera aperta alle suore Canossiane in merito alla vicenda dell’ex convento del centro di Cosenza, occupato da ottobre 2013. Da un anno e mezzo circa l’edificio, prima vuoto, costituisce la casa di quasi cento persone, tra migranti e italiani, ora a rischio sgombero. L’edificio sembrerebbe essere ambito per l’apertura di una clinica privata.

 

 

 

Carissime sorelle,

a scrivervi è un piccolo gruppo di cattolici della città di Cosenza. La nostra radice è nell’associazionismo ecclesiale, cui gran parte di noi aderisce fin dalla propria infanzia. Nel nostro impegno sociale però ci siamo trovati varie volte ed in vari campi (attenzione verso i poveri, gli immigrati, beni comuni, economia solidale e finanza etica, …) a collaborare con diversi tra gli occupanti dell’istituto di vostra proprietà a Cosenza. È innegabile che l’occupazione dello stabile sia riuscita a porre in evidenza un problema reale e profondo nella nostra città, l’emergenza abitativa, provando a fornire una risposta concreta ad esigenze immediate di oltre cento persone. Ciò al di là delle opinioni sul metodo di lotta scelto e delle modalità di gestione dell’occupazione, rispetto alle quali tra noi stessi esistono punti di vista non concordi.

Ora, stiamo ricevendo da più parti richieste di adesione ad appelli di solidarietà a questa esperienza di occupazione, che rischia di terminare bruscamente con uno sgombero da parte delle forze dell’ordine. In tutti questi appelli non manca un passaggio di denuncia verso il ruolo che il vostro Ordine riveste in questa vicenda. In sostanza vi si accusa di schierarvi dalla parte dei “mercanti”, imprenditori desiderosi di trasformare l’istituto in una clinica privata. Saprete senz’altro che quello della sanità privata è un settore molto delicato nella nostra regione, per molti aspetti considerato un grande affare sul quale mettere le mani.

Noi conosciamo la storia delle Figlie della Carità, cui apparteneva anche Santa Giuseppina Bakita (la quale proveniva dal Sudan, la stessa terra di origine di molti rifugiati e richiedenti asilo), e dell’istituto di Cosenza, al cui sostentamento nel corso degli anni hanno contribuito molti cosentini. Prima di sottoscrivere questi appelli sentiamo l’esigenza di chiedervi di esporre i motivi delle vostre scelte e delle vostre prese di posizione in questa vicenda. Vi chiediamo di farlo pubblicamente, perché la questione sollevata è pubblica, ed investe ed interroga la comunità credente della nostra città. Siamo certi che coglierete l’esigenza di una testimonianza di carità chiara, non adducendo a motivo delle vostre scelte discorsi legalitari, anche perché il solo fatto che torni sulla strada gran parte delle persone attualmente accolte presso il vostro istituto violerebbe diversi tra i più elementari diritti costituzionali. Né si rivelerebbero utili soluzioni tampone come quelle messe in atto al termine di un’altra recente e triste esperienza di occupazione di un ex-istituto religioso a Cosenza, quello del Sacro Cuore del Verbo Incarnato.

Riteniamo che l’imminente apertura di un tavolo presso la Prefettura abbia ampie possibilità di concludersi positivamente, se tutte le parti in causa porranno davvero al centro l’attenzione verso gli ultimi e riusciranno ad unire gli sforzi verso l’obiettivo di una reale accoglienza. La nostra Diocesi è pronta a questa sfida, come dimostrano alcune significative esperienze. Si pensi solo alle Unità di Strada della Caritas, che nel silenzio e senza clamori si impegnano per oltre 200 senza-tetto che gravitano nell’area urbana. Esperienze di aggregazione tra realtà di diversa estrazione che si uniscono in nome dell’accoglienza non sarebbero inoltre una novità assoluta. A parte la ‘nostra’ esperienza durante la Fiera di S. Giuseppe, a Torino l’occupazione da parte di profughi di una palazzina in disuso di proprietà dell’ordine dei Salettiani ha condotto proprio in questi giorni alla creazione di una cordata di solidarietà che riunisce, tra gli altri, curia e centri sociali.

In definitiva, noi crediamo, siamo fermamente convinti che da questa vicenda sia possibile trarre frutti molto positivi per una terra, una città che ha grandissimi problemi e contraddizioni, ma che nella storia ha spesso mostrato di sapere cosa significhi la parola “accoglienza”.

Chiedendovi cortesemente di voler rispondere a stretto giro, poiché come ben sapete la situazione rischia di precipitare entro pochi giorni, Vi salutiamo fraternamente in Cristo

Alfonso Senatore

Giovanni Serra

Oreste Pezzi

Andrea Bevacqua

Alessandra Luberto

Massimiliano Orrico

Luisa Ungaro

Gabriella Donnici

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