Cultura&Spettacolo

Da Kingston a Cosenza: passi di pace giusta

simbolo di pace

simbolo di paceUna giornata di pace quella del 14 gennaio per la città di Cosenza. Una felice coincidenza infatti ha reso possibile la concomitanza di due eventi sulle tematiche della pace, appunto, e della giustizia.

La manifestazione maggiormente seguita è stata la marcia organizzata come ogni anno dall’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, che si è svolta a partire dalle 19.00 lungo le via del centro. L’appuntamento, a cui è seguita la veglia di preghiera nella chiesa di San Nicola, è stata presieduta dall’Arcivescovo, Monsignor Salvatore Nunnari, ed ha visto la partecipazione di diversi importanti personaggi del mondo politico, religioso, delle associazioni e della società civile della città. Un momento sicuramente più istituzionale che ha voluto attirare l’attenzione sul tema “Educare i giovani alla giustizia e alla Pace”.

Un incontro invece più raccolto, ma di certo non meno interessante, è stato quello organizzato dal gruppo SAE, dall’associazione “Sentiero nonviolento” e dal Punto Pace di Pax Christi di Cosenza, nella Chiesa Valdese di Corso Mazzini. Le riflessioni si sono concentrate su “Solo la pace è giusta”, messaggio finale della Convocazione ecumenica internazionale sulla pace, che ha avuto luogo a Kingston, in Giamaica, dal 17 al 25 maggio 2011, su convocazione del Consiglio ecumenico delle Chiese. Questo evento internazionale, il secondo nella storia del movimento ecumenico, si è posto come conclusione del “Decennio per superare la violenza”, che ha visto le Chiese di tutto il mondo approfondire sempre più il proprio impegno per la pace.

Relatore d’eccezione dell’incontro Gianni Novello, presente a Kingston tra i cinque delegati italiani, come rappresentante di Pax Christi (Movimento cattolico internazionale per la pace), l’organizzazione che ha partecipato con il maggior numero di presenze da ben 9 paesi differenti.

La sua dialettica ha catturato il pubblico fin dalle prime battute sul racconto dell’esperienza giamaicana. “Partecipando a questo evento, ho pensato che il popolo della pace è come quei fiumi sotterranei che permettono agli alberi della superficie, a uomini, animali, fiori, di dissetarsi e di celebrare la vita. Un lungo fiume è come una lunga marcia”. Catturano le parole, da cui traspare ancora l’emozione per un momento così alto di partecipazione e confronto tra persone provenienti da ogni angolo della terra, con differenti vissuti alle spalle, ma tutti impegnati nella costruzione di un mondo più giusto. Un impegno che si misura con le difficoltà quotidiane, con gli ostacoli che la modernità e le scelte economiche del sistema capitalista pongono di fronte ai singoli e alle comunità. Particolare il metodo adottato, incentrato principalmente sulle narrazioni delle esperienze, ogni partecipante come “lettera vivente” di speranza, che portava agli altri qualcosa di sé. L’incontro tra diversi come dono.

La Convocazione è stata principalmente una congregazione dei rappresentanti della base, più che dei vertici ecclesiastici. E questo forse un po’ stride rispetto alle deliberazioni finali, che pongono l’accento sulla costruzione di un percorso per l’eliminazione della violenza: la violenza non può essere in alcun modo legittimata – si legge nel documento conclusivo – e non può essere ridotta ad una mera questione etica tra tante, perché tocca l’essenza delle comunità di fede.

Dichiarazioni che non rimangono vuote costruzioni teologiche, ma che nascono dalle concrete situazioni che vivono le comunità nelle diverse parti del mondo. E dalla necessità di conciliare fede e cittadinanza, deriva anche il riferimento, molto importante, al commercio di armi e al ricorso alla guerra, anche in paesi che si professano contrari. Nel corso del dibattito, emerge da più voci il caso emblematico dell’Italia e del contrasto che esiste tra il ripudio della guerra inserito nell’art. 11 della Costituzione e le missioni internazionali, propinate come “di pace” o “umanitarie”, ma che nei fatti sono conflitti veri e propri.

La partecipazione di rappresentati di differenti confessioni religiose presenti in città ha reso l’incontro una “piccola convocazione ecumenica” che, dai temi declinati a Kingston sulla costruzione delle pace giusta nelle comunità, con la terra, nell’economia e tra i popoli, ha tratto numerosi spunti per un confronto aperto e propositivo. L’assemblea si è sciolta infatti con una domanda che sarà certamente volano delle attività successive delle associazioni organizzatrici ovvero “Come si può realizzare una pace giusta in una terra come quella calabrese? Come rispondere alle diverse forme di violenza che ogni giorno e a più livelli costringono la vita dei calabresi?”

 

 

Mariacristiana Guglielmelli

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