Attualità

Cirinnà :«Quando non farà più notizia la partecipazione ad una unione civile potremmo dire di essere civili»

RENDE (CS)-  Un’aula Caldora gremita per il convegno “La cultura dei diritti. Identità sessuale, processi formativi, vita familiare” tenutosi presso l’ Università della Calabria. Un’aula piena che non ha attutito il peso dell’ assenza del rettore dell’ ateneo che si è rifiutato di siglare il patrocinio per il Cosenzapride del prossimo primo luglio. «La Cirinna sarà qui in duplice veste di senatrice e di colei che farà la parte conclusiva- annuncia il preside del Dipartimento degli Studi Umanistici Raffaele Perrelli». «Ringrazio la senatrice Cirinnà per il suo operato- incalza Giuliana Mocchi, presidente del Comitato Unico di Garanzia-.  Grazie alla sua  legge, famiglie formate da persone dello stesso sesso finalmente hanno diritto ad  un rito pubblico con tutto ciò che comporta. L’ Occidente ha costruito l’idea di norma sociale sull’ idea naturale stabile e unica che immagina di cogliere il nocciolo della natura umana sorto lo strato roccioso, essere inscritti nello statuto della naturalità è la natura umana». Di stampo letterario l’intervento di Raffaele Perrelli  sull’amore omosessuale che, uscito dal discorso legislativo, è diventato appannaggio della letteratura e del cinema. Sentito e partecipe l’intervento del rappresentante degli studenti Domenico Tulino, «Dopo aver appreso la notizia dell’evento ho detto: “Finalmente”. Purtroppo sono crescenti i sentimenti omofobi nella società, lo Stato deve essere promotore di atti punitivi  verso questi comportamenti e deve legiferare affinché possano esserci dei diritti. L’ amore è amore sempre». « Ringrazio gli organizzatori e la Cirinnà per la passione e la volontà di perseguire negli obiettivi-dice Monica Lasso. Si parla di famiglia come istituzione, forse, alla stregua di questo, la famiglia è il  luogo della realizzazione umana e dunque, se è luogo della realizzazione della persone oggi deve essere superata la visione della famiglia e del suo interesse astratto, se mai la famiglia deve essere interprete delle aspirazioni e della volontà dei singoli membri. Oggi si parla di geografie familiare: penso alle famiglie monoparentali, alla famiglia ricomposta, alla convivenza more uxorio. Non mi ha mai preoccupato l’intervento legislativo sulla stepchild adoption, a patto che il procedimento adottivo si incentri sull’ interesse del minore che va tutelato, mi sembra che la legge, seppur non si sia spinta in modo forte su questo punto, si è concentrata sui protagonisti della legge. «Ringrazio la senatrice Cirinnà per la presenza, un ringraziamento particolare va al prof Bochicchio -esordisce Giovanna Vingelli-. Preferisco parlare di educazione di genere e non di educazione sentimentale. L’educazione di genere prevede percorsi volti a promuovere la costruzione del soggetto, la scuola deve interrogarsi sul linguaggio. L’impegno non è solo volto all’ analisi del linguaggio e ai canali comunicativi che stigmatizzano la femminilita e forme di mascolinita differenti :l’educazione di genere ha carattere propositivo serve a promuove le nuove questioni che vanno ponendosi. Gli educatori devono parlare linguaggi plurali e guardare  a questo aspetto cruciale dell’ esistenza». Eminentemente scientifica la relazione di Giuseppe Bochicchio , autore di un excursus sulle pratiche cliniche riservate all’omosessualità. «L’omosessualità veniva considerata un disrurbo clinico, una inversione, una perversione sessuale come ci ricorda la psicoanalisi freudiana. Elettrochoc, desensibilizzazione, iniezioni di apomorfina erano i trattamenti riservati agli omosessuali. A partire dagli anni ’70  ha avuto inizio un  percorso che ha portato negli anni ’90 all’eliminazione dell’ omosessualità dai manuali del DSM.  L’isteria, la  categoria clinica creata da Ippocrate, è sopravvissuta fino al 900 come malattia della femminilità, la malattia scompare nel 1980 col DSM 3. Il vero terapeuta dell’isteria secondo Ippocrate  è colui che svuota l’utero, è l’ uomo che possiede la donna, la terapia è essere possedute sessualmente, mettere al mondo un figlio. La fusis della donna si ottiene quando la donna entra nel nomos che la vede moglie, donna e concubina, questo andamento ha pervaso la clinica per millenni. Questi ideali sociali che parlano al condizionale e non all’ indicativo non esistono e non esisteranno mai, a fronte si questo la clinica si è orientata sul reale antropologico. L’approvazione della  legge Cirinnà è una rivoluzione copernicana, è la legge che deve orbitare intorno al cittadino».  cirinnà2Divulgativa e ipnotica la chiusura del convegno da parte di Monica Cirinnà, «Ringrazio la Digos a cui devo puntualmente ricorrere per via dell’omofobia imperante. È stato difficile e contrastato il volersi occupare in parlamento di amore. Ho dovuto scrivere quattro versioni della legge perché  la pienezza delle relazioni affettive non può essere contenuta in un testo di legge. La storia ci insegna che si va avanti abbattendo muri, da lì ci sarà la costruzione della piena uguaglianza, la legge sulle unioni civili è stato il primo  passo, non è  ancora uguaglianza piena. Non abbiamo fatto altro che riconoscere e modificare quel diritto di famiglia aprendo alle nuove famiglie, Italia non è ancora un Paese civile perché sono troppi i diritti che i cittadini vanno a chiedere alla magistratura. Voi siete il futuro di questo Paese, l’Italia non è un Paese civile perché troppi vanno all’ estero, perche i diritti primari devono essere oggetto del Parlamento. L’ Italia sarà civile quando non ci sarà il turismo dei diritti. Questo Paese sta cercando di far passare un messaggio culturale che sta in una parole bellissima: normalità. Quando due persone potranno baciarsi in pubblico, quando non farà più notizia la partecipazione ad una unione civile, solo allora potremmo dire di essere civili».

Rita Pellicori

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