Attualità

La lezione di Lucano sull’accoglienza Intervento di Emilio Sirianni

di Emilio Sirianni*

In un interessante dibattito aperto da un articolo, come al solito bello ed appassionato del prof Vito Teti, si discute del “male Calabria” e delle possibili cure. Argomento antico, ma che non passa d’attualità.

Fra le cose dette e del tutto condivisibili, l’invito a dismettere i comodi panni dell’indignazione, a non salire sul comodo carro dell’antipolitica e mettersi tutti in gioco, calabresi di nascita o d’amore, “coinvolgendo il maggior numero possibile di persone” e rivolgendosi soprattutto “a chi non ce l’ha fatta, a chi non ce la fa, agli inquieti, ai vivi, ai generosi”. Pienamente d’accordo, ad intendersi, però, su cosa sia ormai, in questo paese, in questa regione la politica. Perché se si ritiene che la politica debba ancora restringersi al recinto dei partiti, allora è davvero difficile non essere contro, per chiunque abbia occhi per vedere.

Partiamo dall’ultima sonante vicenda mediatica, quella del sindaco Lucano e della sua Riace. Difficile non essere nauseati dai tanti sgomitanti politici di sinistra o centro sinistra che si sperticano in lodi a favore di taccuini, verso il piccolo grande sindaco e persino promesse, dopo averlo pervicacemente ignorato ed isolato per quasi una legislatura e mezza.

Facciamo parlare i fatti che è meglio.

Lucano e i suoi cittadini hanno dato vita –secondo la definizione coniata da Wenders di fronte ad una platea di spaesati premi nobel- alla sola utopia realizzata. Come oggi tutti finalmente ricordano, lo hanno fatto mostrando che non solo accogliere questa dolente umanità è possibile, ma è addirittura (horribile dictu!) conveniente. Insieme a quelle donne ed uomini che a Riace non cessano d’arrivare hanno ridato vita al loro bellissimo borgo, evitato la chiusura della scuola, creato un circuito economico che si autoalimenta e fatto mille altre cose. Senza, l’ombra di centri di permanenza più o meno cintati da fil spinato, ma vivendo, immaginando e lavorando insieme.

Su questa esperienza -Lucano lo va ricordando in questi giorni di notorietà ed ovviamente tutti fanno orecchie da mercante- la Regione Calabria ha approvato una legge, la legge 18 del 2009, che, lo dico da tecnico, non sembra neppure una legge della Regione Calabria. Tanto è ben scritta e tanto è ampia e coraggiosa la prospettiva che propone.

E’ intitolata alla Accoglienza dei richiedenti Asilo, dei rifugiati e sviluppo sociale, economico e culturale delle Comunità locali” e prevede che, agli scopi che si propone, sia dedicato, ogni anno, un “piano regionale”, che dovrebbe approvare la Giunta (art.2); che, sempre ogni anno, il Presidente della Giunta convochi una “conferenza regionale”, per “presentare i dati sugli interventi in corso” confrontarsi con “istituzioni, enti ed organismi” del settore (art.3); che gli interventi regionali siano indirizzari “in favore di comunità interessate da un crescente spopolamento o che presentano situazioni di particolare sofferenza socio-economico che intendano intraprendere percorsi di riqualificazione e di rilancio socio-economico e culturale collegati all’accoglienza dei richiedenti asilo, dei rifugiati, e dei titolari di misure di protezione sussidiaria e umanitaria” e che beneficiari ne siano i comuni, anche associati, le provincie e le comunità montane, che dovranno presentare specifici progetti, tali da risultare “congrui e socialmente sostenibili rispetto alle potenzialità, culturali ed economiche del territorio in cui si inseriscono” e che “valorizzino le produzioni artigianali, le competenze e le tradizioni locali, ovvero che prevedano forme di commercio equo e solidale, di turismo responsabile e programmi di economia solidale e cooperativa” (art.4). Tante altre ottime cose prevede questa legge, persino un “comitato dei garanti” che vigili sulla sua attuazione, i cui componenti siano scelti con la collaborazione di università ed enti di ricerca ed abbia un rappresentante di diritto nominato dall’Alto Commissariato per le Nazioni Unite per i rifugiati (art.5).

La legge, che naturalmente avrebbe garantito a Lucano ed alla sua Riace finanziamenti e sostegno istituzionale è rimasta del tutto inattuata ed è di questo che occorre che si chieda conto a tutti i partiti politici che hanno governato la regione, soprattutto a quelli di sinistra che oggi si fanno belli con il dolore, il coraggio e la fatica di Lucano e dei riacesi.

E magari chiedere ai tanti giornalisti, oggi altrettanto ispirati dalle gesta di Lucano, di accorgersi dei troppi milioni di euro spesi per finanziare, invece, progetti di accoglienza che altro non prevedono se non stipare centinaia di migranti in vecchi alberghi in disuso, previa veloce ritinteggiata e consentire ai proprietari, spesso grandi elettori o peggio, di lucrare sulla pelle di ciascuno di essi i 35 euro giornalieri (45 se minori) del Ministero.

E questa non è un’altra storia.

*calabrese e magistrato

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