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Ricerca di petrolio in mare, interrogazione di Pedicini, D’Amato e Ferrara

CATANZARO –  Gli eurodeputati del M5S, Piernicola Pedicini, Laura Ferrara e Rosa D’Amato, hanno presentato un’interrogazione per chiedere alla Commissione europea che verifichi il rispetto delle direttive europee in relazione ai danni che vengono provocati all’ecosistema marino dalla ricerca di petrolio in mare con la tecnica dell’airgun.

Nell’interrogazione, i tre eurodeputati hanno evidenziato che il Ministero dello sviluppo economico italiano ha autorizzato la società americana Global Med a intraprendere due progetti di ricerca geofisica utilizzando la tecnica dell’airgun al largo delle coste calabresi e al largo delle coste pugliesi e che altri 17 progetti analoghi sono in fase di valutazione per altri tratti di mare italiani.

In particolare, Pedicini, Ferrara e D’Amato hanno chiesto al massimo organismo esecutivo della Ue di spiegare se ritiene che permettere l’utilizzo dell’airgun sia compatibile con il raggiungimento degli obiettivi europei previsti da tre direttive europee: la direttiva 92/43/Cee sulla conservazione degli habitat naturali della flora e della fauna; la direttiva 2008/56/Ce sulla strategia per il conseguimento entro il 2020 di un buono stato ecologico delle acque marine e la direttiva 2014/52/Ue sulla strategia per l’ambiente marino.

Nell’interrogazione è stato anche evidenziato che nel dicembre 2017, il Ministero dell’ambiente italiano ha redatto il “Secondo rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino della tecnica dell’airgun”, mettendo in allarme sulle potenziali conseguenze del suo utilizzo (alterazioni comportamentali di mammiferi marini, mortalità per popolamenti planctonici ecc.).

Inoltre, nel rapporto del Ministero viene anche sottolineato che studi mirati evidenziano come l’incremento dell’acidità dei mari comporti la riduzione dell’assorbimento del suono e l’aumento dell’inquinamento acustico sottomarino e che intorno ad una sorgente sonora dove viene utilizzata la tecnica dell’airgun si osserva una diminuzione del pescato fino al cinquanta per cento.

 

 

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