Attualità

Ricerca Unical sul turismo delle radici nel post-covid

RENDE (CS) – Da oltre due anni un team di ricerca dell’Università della Calabria, di cui fanno parte Sonia Ferrari, docente di marketing del turismo e di marketing territoriale, e Tiziana Nicotera, cultore della materia per i suddetti insegnamenti, sta svolgendo uno studio molto ampio sul fenomeno del turismo delle radici, generato dai migranti e dai loro discendenti che si recano in vacanza nel paese di origine. Il team è stato di recente arricchito da studiosi dell’Università di Torino e dell’Universidad Nacional de Mar del Plata in Argentina. Inoltre, collabora al progetto anche il giornalista di Rai Italia Pasquale Guaglianone, esperto sul tema della migrazione. 

Il turismo delle radici è estremamente importante per il nostro Paese, segnato in passato da flussi migratori molto consistenti e che ancora oggi presenta elevati livelli di mobilità internazionale. Infatti, dal 2006 al 2019 la mobilità italiana è aumentata del 70,2% (Fondazione Migrantes, 2019). Secondo la Federazione Italiana Emigrazione-Immigrazione, il numero dei discendenti di emigrati italiani nel mondo è stimato fra i 60 e gli 80 milioni. Essi rappresentano un enorme potenziale in termini di domanda turistica. Il turismo delle radici è uno dei segmenti turistici che sta crescendo di più negli ultimi decenni; potrebbe essere un importante strumento di sviluppo per numerose destinazioni, specie nel sud d’Italia. Secondo l’ENIT, in Italia il bacino potenziale del turismo delle radici già nel 2018 era pari a circa 80 milioni di persone, con un giro d’affari con riferimento ai soli turisti provenienti dal continente americano stimato pari ai 650 milioni di euro per un totale di 670.000 arrivi annui. Nel nostro Paese l’interesse verso il tema del turismo delle radici è piuttosto recente. La Farnesina sta svolgendo un’importante attività di promozione istituzionale e a maggio 2018 ha lanciato un’iniziativa per rafforzare i legami di italiani e italo-discendenti residenti all’estero con l’Italia.

La finalità della ricerca Unical è quella di disegnare le linee guida per la progettazione di un efficace sistema di offerta territoriale focalizzato su questo target di mercato. I risultati della ricerca potrebbero essere di grande utilità per i responsabili della promozione turistica e gli operatori del settore, che ancora non sembrano avere un quadro chiaro su potenzialità e caratteristiche del turismo delle radici.
Per cogliere le opportunità derivanti dalla promozione del turismo delle radici, occorre indagare e analizzare questo filone del turismo sotto vari aspetti e da diversi punti di vista, partendo da una conoscenza approfondita dei bisogni e delle aspettative dei roots tourists, per arrivare agli operatori del settore (sia nel paese di origine che in quelli di attuale residenza), alla comunità ospitante, alle associazioni di Italiani all’estero, alle istituzioni, tra cui le amministrazioni comunali.
La ricerca sul turismo delle radici svolta presso l’Unical, i cui primi risultati sono stati pubblicati nel XXIII Rapporto sul Turismo Italiano, rappresenta un primo passo per indagare il fenomeno in un’ottica di marketing turistico-territoriale. La ricerca si propone di indagare diversi aspetti del fenomeno e sta coinvolgendo differenti soggetti, con interviste a vari stakeholders, fra cui oltre la metà dei sindaci calabresi e numerosi turisti ed operatori.
Per quanto concerne la domanda, è stato studiata per conoscerne bisogni ed aspettative. Ci si è posti anche l’obiettivo di valutare la sostenibilità socio-culturale di questa forma di turismo, che appare elevata grazie all’atteggiamento positivo dei visitatori e al loro forte legame con la cultura e lo stile di vita della comunità ospitante. Questi turisti appaiono rispettosi dell’integrità socio-culturale della comunità ospitante e dei suoi valori e tradizioni culturali, influenzando positivamente il tessuto sociale della comunità. Gli intervistati non si sono mostrati interessati a famose attrazioni turistiche o a visitare luoghi sovraffollati, ma piuttosto desiderosi di conoscere meglio e assaporare cultura, tradizioni e autenticità locali. Questi visitatori viaggiano in modo responsabile e frequentemente diventano ambasciatori della destinazione, promuovendola in tutto il mondo. Inoltre, essendo desiderosi di visitare piccoli centri e villaggi interni, spesso sconosciuti da altri turisti, ne favoriscono promozione e sviluppo.
La seconda parte della ricerca ha previsto interviste ad amministratori pubblici calabresi, per comprenderne il livello di consapevolezza e l’interesse con riferimento al fenomeno e per conoscere le iniziative sinora intraprese per favorire lo sviluppo di questa forma di turismo. Hanno risposto i rappresentanti di una percentuale pari al 50% della totalità dei Comuni calabresi. Alla luce dei risultati dell’indagine, la Calabria si conferma destinazione balneare anche in base all’immagine percepita dagli amministratori relativamente ai propri comuni come destinazioni turistiche. Gli intervistati in genere considerano il proprio un comune a vocazione turistica, soprattutto chi ha indicato il mare come principale attrazione turistica. E i comuni calabresi sono anche valide destinazioni per i turisti delle radici, pur se, tuttavia, i flussi di questi turisti sono giudicati ancora piuttosto modesti.
Le interviste confermano che le motivazioni dei turisti delle radici sono molteplici e la maggioranza visita parenti e amici. I turisti sono soddisfatti, sembrano instaurare un buon rapporto con i residenti e si pensa che potrebbero promuovere la Calabria come destinazione turistica. Questi risultati confermano quelli della precedente indagine qualitativa e la certezza che questo segmento turistico abbia un impatto positivo sul tessuto socio-culturale locale.
Le risposte degli amministratori mostrano che gli eventi indirizzati ai turisti delle radici e, più in generale, agli emigrati di origini locali sono numerosissimi. Ciò conferma come ancora adesso il fenomeno migratorio sia un elemento importante della cultura calabrese. Sono pochi, invece, gli esempi di servizi mirati offerti a questa tipologia di turisti. Fra essi sono stati indicati l’accoglienza istituzionale presso il Comune (a cui gli emigrati dichiarano di tenere particolarmente), alcuni itinerari con l’accompagnamento di guide turistiche, l’accesso ad archivi storici comunali o ad altre strutture (biblioteche, etc.).

Oggi questa linea di ricerca appare di grande attualità e rilevanza. Infatti, secondo l’UNWTO, a seguito della pandemia che ci ha colpiti duramente il crollo del turismo mondiale nel 2020 potrebbe raggiungere un valore fra il 60 e l’80%. Ma, soprattutto, cambierà il modo di fare in vacanza: il turismo del futuro prossimo sarà soprattutto, si prevede, di prossimità e interesserà borghi e destinazioni minori e poco affollate. Fra le forme di turismo che potrebbero crescere di più in questo periodo c’è sicuramente il turismo delle radici.

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