Chiave dal Basso

“Teorie di volo” al Roccella Jazz Festival

ROCCELLA JONICA (RC) – Venerdi 24 agosto Roccella Jazz presenta “Teorie Di Volo” alle ore 18 con Roberto Ottaviano, sassofoni, Redi Hasa, violoncello e Mario Pugliese, artista visivo ospite, Rita Marcotulli, pianoforte.

In serata (ore 21) è la volta di Paolo Damiani con la Radfar Band. A seguire il fantastico trio con Nils Petter Molvaer, tromba, Eiving Aarset, chitarra, Jan Bang, live sampling.

Paolo Damiani rinnova il sodalizio con l’Egea e con la Radar band, straordinario ensemble di splendidi solisti. Dopo il successo di ‘Pane e tempesta’, cd che nel 2010 ha visto Damiani trionfare come miglior compositore nel referendum Top Jazz del mensile Musica Jazz, questo nuovo progetto per Roccella e per Egea( il disco sara’ registrato a settembre) e’ liberamente ispirato al romanzo di Orhan Pamuk – Nobel 2006 per la letteratura-, Il Museo dell’innocenza. Del resto il festival di Roccella, quest’anno sottotitolato Cose Turke, ospita diversi gruppi turchi, nel tentativo di esplorare zone ai confini, ai margini del mediterraneo, verso l’oriente dell’occidente. Kemal, Il protagonista del romanzo, crea un visionario museo di oggetti appartenuti all’amata, ricordi, brandelli di memoria e una struggente riflessione sul tempo e sull’amore per Fusun e per Istambul. Cosi’,Damiani ha selezionato antiche e recenti melodie del proprio repertorio e le ha affidate alla penna di Cristiano Arcelli: le sontuose orchestrazioni del quale dipingono un ricchissimo spazio fortemente evocativo, un autentico museo da attraversare liberamente, in cui l’innocenza potrebbe forse emergere, come un fiore prezioso sopravvissuto agli insulti del Tempo.

Non si può definire “Teorie di volo” semplicemente un concerto jazz: del jazz ci sono i ritmi e la creatività, ma in più, c’è l’esperienza e la necessità di suonare una musica “inclusiva”, come direbbe Herbie Hancock. I quattro protagonisti di “Teorie di volo” dimostrano di voler andare oltre, verso una sperimentazione affinata sul palco, davanti al pubblico, prendendosi il tempo necessario per cercare una nota mai suonata, un vibrato forse mai ottenuto prima, una inedita qualità del timbro, una forma ed un colore imprevedibile.

Il concerto/visione traccia un percorso vasto, soffermandosi su tematiche reminiscenti dell’amore per il canto latino, mediterraneo espresse dai temi di Ottaviano, passando per le influenze a metà strada tra la musica orientale e le danze popolari salentine di Redi Hasa, che dialoga col suo violoncello rendendolo di volta in volta strumento ritmico e melodico, fino alla rielaborazione di pagine della Marcotulli, da quelle più “narrative” a quelle più aperte. In questo contesto le improvvisazioni circolano dallo spazio acustico a quello elettronico, con i filtri applicati al sax ed al violoncello elettrico ed all’uso del synth, orientando sempre il percorso musicale verso nuove direzioni. Forse inattese dagli stessi artisti perché in fondo, dimostrando di essere autentici “ricercatori”, elaborano ogni volta nuove “Teorie di voloIl sincretismo musicale di Nils Petter Molvaer è debitore di una visione cosmopolita e libera della musica. In Norvegia il jazz in particolare ha trovato un alveo naturale di sviluppo, che gli ha concesso di trovare strade nuove ed originali, e voci importanti a testimoniare queste tendenze.Molvaer – nel suo percorso artistico – sfiora vari linguaggi, elabora una cifra stilistica intensa, tra lirismo ed un tratto quasi onirico, che svolta spesso con piglio nervoso e frammentato verso un suono contemporaneo peculiare, e rielabora con metodo la sua materia sonora, in compagnia di vari compagni di strada che, di volta in volta, le donano nuovi colori.

 

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