Cultura&Spettacolo

L’Abbazia di Corazzo è cuore pulsante del progetto ‘Gedeone’

CARLOPOLI (CZ) – Abbiamo una storia, tra i nostri monti e le nostre valli, che noi calabresi stentiamo a 1456136_803098066399851_978652025683775004_n  conoscere. Miti, leggende e verità nascoste dietro le pietre di un passato che si mostra ogni giorno innanzi ai nostri occhi, ma che spesso siamo troppo pigri per interessarcene. Capita però che qualcuno si risvegli dal torpore e decida di riappropriarsi di quel patrimonio storico e culturale che altrimenti rimarrebbe seppellito sotto le coltri di un oblio amaro e, senza mezzi termini, inevitabilmente ignorante. Un simile percorso di riscoperta, di disvelamento della storia attraverso concrete attività quotidiane, si sta verificando nel cuore del Reventino, dove regna placida e fiera l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, o quel che ne resta, tra le insenature delle valli di Carlopoli, lungo il fiume Corace. In questi luoghi, incantevoli e maestosi, il Comune di Carlopoli e le Associazioni San Pietro e Paolo e New Day hanno deciso di stringersi 11175009_876294609080196_8517999356057821267_nla mano dando vita al progetto ‘Gedeone’, una realtà nata con il fine di favorire l’inclusione di persone con disabilità psichiche o che vivono situazioni di disagio economico e sociale di vario genere. Con duro lavoro, tenacia e partecipazione, estendendosi ad altri soggetti quali il Centro di salute mentale del Reventino, il progetto ‘Gedeone’ è riuscito a dare una nuova visibilità agli utenti ai quali si è rivolto, dando a questi uomini e a queste donne un diverso punto di partenza. “Il progetto si prefigge la creazione di una ‘Impresa sociale’ che rivesta la duplice funzione: offrire opportunità di inserimento lavorativo a persone che vivono in situazioni di disagio economico-sociale e/o psichico, sperimentando nuovi percorsi lavorativi, in agricoltura forestazione, turismo sociale e valorizzazione beni ambientali. Favorendo attività rivolte a mediare ed attenuare le problematiche relazionali ed emozionali che i soggetti riscontrano quotidianamente nella loro sfera familiare prima ancora che sociale ed a favorire l’incontro e lo scambio di conoscenze reciproche tra gli ospiti e la realtà sociale”, scrivono i responsabili.

 
Cosa c’entra in tutto questo l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo? Ebbene, se il progetto ‘Gedeone’ si pone come obiettivo quello di includere persone con un vissuto difficile sia dal punto di vista mentale che sociale, è apparso subito chiaro che servisse un luogo ove realizzare le attività e i percorsi di compartecipazione, tra i quali l’ortoterapia, il turismo sociale e la tutela dei beni ambientali. Questo luogo è appunto la placida Abbazia arroccata sul fiume Corace, scrigno di storia e di misteri ancora da scoprire. Questo posto suggestivo, segnalato al Fai come Luogo del Cuore, si è quindi trasformato in un’area di integrazione e di riferimento per la collettività dove i soggetti disagiati possono essere davvero i protagonisti, facendo crollare pregiudizi ingiustificati ma tristemente radicati nella società. Inoltre, dove prima i visitatori trovavano l’abbandono e l’incuria, ora, grazie all’intervento dei volontari del progetto ‘Gedeone’, possono g12032011_943447862364870_2729704063034872435_nodere di un’accoglienza densa di scoperte, con visite guidate tra le mura dell’Abbazia e il contatto diretto con l’orto di origano, il primo prodotto concreto degli utenti presentato tra l’altro alla fiera del peperoncino di Diamante. Grazie ai volontari infatti i visitatori più sprovveduti potranno conoscere la storia dell’Abbazia, fondata dai benedettini nel XI secolo e ricostruita successivamente dai cistercensi nel XII secolo, sopravvissuta a ben due terremoti (il primo nel 1638 e il secondo nel 1783) e strettamente legata alla storia di Gioacchino da Fiore che ne divenne abbate. Intorno all’Abbazia la vota agreste del Reventino si sviluppò rigogliosa e attenta alla innovazioni che gli stessi monaci portavano dall’Oriente.

 
Il progetto ‘Gedeone’ dunque, non solo fa ‘rivivere’ uomini e donne con percorsi esistenziali complicati, ma ha riportato alla vita un sito che rischiava di essere dimenticato o relegato a qualche fugace visita di passaggio, senza la consapevolezza della storia di cui è intriso.

 

Daniela Lucia

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