Cultura&Spettacolo

Andrea Belcastro ci racconta Feng Du Tales

COSENZA – Nove episodi, quattro talentuosi registi, incubi che si ripetono, oggetti misteriosi attorno ai quali vengono costruite più storie in bilico tra il tempo reale e il tempo onirico, sospese tra il tangibile e l’immaginario, storie che scorrono in un flusso audiovisivo in grado di offrire qualcosa di diverso del già visto, merito della cura riposta in ogni inquadratura, dell’eleganza figurativa , dei dettagli sui quali il ritmo rallenta. Questi sono solo alcuni degli elementi che compongono Feng Du Tales, una raccolta di cortometraggi ideata per la diffusione sul web, sui programmi di video sharing come Youtube o Vimeo, che verrà presentata per la prima volta nella sua interezza il 18 luglio in Piazza Vermicelli, all’interno dello spazio antistante il Teatro Auditorium Unical, durante il festival Cinema in Campus – Le notti di Fata Morgana. Per l’occasione abbiamo intervistato l’ideatore e curatore di questo progetto, Andrea Belcastro, per capire qualcosa in più sull’intreccio di queste microstorie a metà strada tra il fantastico e l’horror che lascia smarriti, confusi fino alla fine della serie, quando il tutto sembra assumere connotati più nitidi…forse.

Cos’è Feng Du Tales?

E’ innanzitutto un universo narrativo. L’idea sin dall’inizio era quella di creare un contenitore per delle storie che fossero insolite (soprattutto nel panorama audiovisivo italiano)  e permeate di un’atmosfera capace di stuzzicare l’immaginazione del pubblico. “Feng Du” è l’inferno nella cultura cinese, ma è anche il soprannome di uno dei protagonisti della serie. “Tales” ovviamente significa racconti. Il titolo della serie quindi unisce ed esplica il duplice significato della serie: da una parte la storia di questo Feng Du e dall’altra (o meglio parallelamente) alcune storie autonome che raccontano gli inferni personali di un gruppo di individui. Ovviamente, parlando di inferno, è lecito aspettarsi racconti al limite dell’esoterico, della fantascienza e dell’horror, anche se questi generi finiscono per mescolarsi continuamente all’interno di ogni episodio.

E’ stato difficile mettere insieme le idee di più registi?

III - 440Hz

In realtà no e questo per una duplice motivazione. Da una parte mi sono ritrovato a collaborare con artisti molto bravi ed aperti mentalmente e dall’altra, essi stessi hanno comunque seguito delle linee guide che avevo loro fornito prima della realizzazione di ogni episodio. Inoltre, quasi sempre ho scritto per intero o in parte le sceneggiature. Ovviamente, però, ogni regista ha impresso nella serie il proprio marchio visivo.

Qual è l’elemento che tiene unite le nove storie?

Quasi tutti gli episodi della serie possono essere considerati autoconclusivi. Potrete guardarli anche singolarmente senza aver bisogno di sapere altro. Quando però incomincerete a vedere alcuni personaggi, oggetti o location che ritorna in scena ampliando quanto detto (e visto) in precedenza, forse avrete anche voglia di guardare e ri-guardare l’intera serie con occhi diversi, anche solo per andare a caccia di alcuni particolari che renderanno più chiara la comprensione d’insieme.

Oltre ai quattro registi “ufficiali”, Graziano Misuraca, Fabio Rao, Mauro Nigro e ovviamente tu, quante altre persone hanno preso parte al progetto?

Oltre ad un’infinità di comparse ed attori (i quali ringrazio ancora infinitamente per la disponibilità e la pazienza) è d’obbligo nominare i direttori di fotografia senza i quali alcuni episodi non sarebbero mai stati realizzati o quantomeno non sarebbero stati gli stessi. Mi riferisco in particolare a Marco Caputo, Antonio Cuda, Egidio Amendola e Andrea Ras: artisti di immensa qualità e competenza. Inoltre sono molto orgoglioso e contento sia per il lavoro svolto dai Portland Souvenir, i quali hanno realizzato un brano appositamente per la serie, che dalla presenza di Mac Demarco (uno dei songwriter emergenti più importanti al mondo) che ha concesso i diritti di un suo brano (“Dreaming”) dopo essere rimasto favorevolmente impressionato in seguito alla visione di un episodio.

Da dove viene l’ispirazione per Feng Du Tales?

Viene fuori da tutti i film, i libri, e le serie tv che ho visto e da qualche esperienza di vita vissuta. Indubbiamente, però, sono palesi alcuni riferimenti ai romanzi di Stephen King, Richard Matheson, Michael Crichton, ai film di Steven Spielberg e Stanley Kubrick o a serie tv come X-Files, Lost, Ai confini della realtà. Inoltre, la struttura narrativa della serie nutre un forte debito nei confronti di fumetti d’autore come Stray Bullets e Planetary (oltre che, ovviamente, verso tutta la produzione di Alan Moore).

Ti aspetti qualcosa in particolare dallo spettatore?

Spero rimanga colpito in qualche modo e abbia la volontà di guardare con occhio clinico l’intera serie. Per rendere più gradevole il compito e tenendo ben presente il mezzo ultimo di distribuzione (internet), sin dal primo ciak la volontà è stata quella di realizzare episodi piuttosto brevi e densi di accadimenti. Insomma, vogliamo far divertire il pubblico.

Anteprima Graphic Novel

In futuro hai in mente altri tipi di progetti e di collaborazioni artistiche?

Al momento mi trovo nel bel mezzo della stesura di 3 romanzi e della sceneggiatura di un nuovo corto, i quali affrontano temi piuttosto distanti da quelli di cui abbiamo appena parlato. Feng Du Tales, però, non morirà: è prevista l’uscita di una raccolta di nove racconti ambientati nello stesso universo narrativo. Il primo di questa nuova serie è già uscito (a puntate) in esclusiva sul sito “Rubric.it”. Inoltre, sto concludendo la scrittura di una graphic novel che ha a che fare con la tragedia dell’11 Settembre e che verrà disegnata da un immenso artista come Fabio Gaudio. Un cosentino d’origine (vive e lavora a Roma) come quasi tutte le persone coinvolte in Feng Du Tales.

Gaia Santolla

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