Cultura&Spettacolo

Apertura stagione lirica Teatro Rendano, grande successo de “Il Barbiere di Siviglia”

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COSENZA – Sottolineata da lunghi e convinti applausi la “prima” de “Il Barbiere di Siviglia”, titolo di apertura della stagione lirico-sinfonica del Teatro “Rendano” inauguratasi ieri sera proprio con l’opera rossiniana.
Il teatro di tradizione cosentino, grazie anche al nuovo corso inaugurato dal neodirettore artistico Lorenzo Parisi, si è ripreso il suo pubblico, con un sold out già annunciato da qualche giorno e che ieri sera si è materializzato sotto gli occhi di tutti.
Parterre delle grandi occasioni con le massime autorità cittadine e militari : tra gli altri, il Sindaco e Presidente della Provincia Mario Occhiuto, il Prefetto Giancarlo Tomao, il Procuratore della Repubblica Dario Granieri, il Questore Luigi Liguori, il Rettore dell’Università della Calabria Gino Mirocle Crisci.
In platea anche Dario Antoniozzi che, nel 1977, da Ministro dello Spettacolo, assegnò al Teatro “Rendano” il riconoscimento di teatro di tradizione.
Allestimento nuovo di zecca e completamente autoprodotto dal teatro di tradizione cosentino, “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, concepito per il “Rendano”, ha potuto far leva su un significativo accordo collaborativo con l’Accademia Rossiniana di Pesaro, con il proficuo risultato di portare in riva al Crati molti esponenti del “Rossini Opera Festival”, a cominciare dalla regista Rosetta Cucchi e dal direttore d’Orchestra Luca Ferrara.
La Cucchi ha ridotto gli elementi scenici all’essenziale, supplendo a questa sua stessa sottrazione con il ricorso ad una serie di artifizi che mutuano molto dal teatro delle ombre e che affrescano il palcoscenico servendosi di una tavolozza sulla quale, in un gioco di luci ben articolato, si espandono accese coloriture dai forti cromatismi che fanno il paio con i costumi di scena volutamente sgargianti.
Alcune sue intuizioni sono quasi da lanterna magica, da precinema. E in realtà è quasi tutta la messa in scena che risulta permeata da una regia molto cinematografica.
Sin dalle prime battute, ad apertura di sipario, si intuisce subito dove la Cucchi vuole andare a parare. La bottega di Figaro è calata, con un salto in avanti nel tempo, in una Siviglia moderna, siamo intorno agli anni ’80. Ed il factotum feticcio dell’opera rossiniana è “taglieggiato” da una masnada di gangsters che fa irruzione nella barberia portandogli via l’incasso. Poi, Figaro, stremato dalla brutta esperienza, si addormenta sulla sua sedia da barbiere e comincia a sognare.
Parte da qui, da questa dimensione onirica, il “Barbiere di Siviglia” firmato da Rosetta Cucchi. Questa l’unica concessione alla modernità, insieme all’epilogo e ad un simpatico siparietto, quando Don Bartolo ascolta in una cuffia dei nostri giorni presumibilmente musica dance e canticchia – forse in un divertito ed anche inconsapevole omaggio alle Kessler – “Dadaumpa”.
Poi, nel sogno, tutto torna al suo posto e lo sviluppo scenico al ‘700 dell’ambientazione originaria.
L’allestimento del “Rendano” si è potuto fregiare di un cast vocale di particolare rilievo. Su tutti hanno svettato le voci di Giorgio Caoduro (Figaro)  subentrato all’ultimo momento al baritono kazako Sundet Baigozhin, costretto a dare forfait perché ammalato, di Chiara Amarù, ottima la sua Rosina, sin dalla cavatina del primo atto “Una voce poco fa”, come nel duetto “Dunque io son… tu non m’inganni?” (si capisce perché nel 2013 è stata insignita dell’Oscar della lirica come miglior mezzosoprano) per finire al Don Bartolo incarnato da Paolo Bordogna, tra i migliori baritoni buffi attualmente in circolazione e che come pochi riesce a coniugare presenza scenica ed indiscusse qualità vocali. Non hanno affatto demeritato, poi, le altre voci, del tenore sudamericano Francisco Brito (Il Conte di Almaviva/Lindoro) che ha messo in luce anche doti di egregio chitarrista (nella serenata a Rosina è lui stesso a suonare lo strumento), di Costantino Finucci (Don Basilio) e dei due cosentini – sicura e spigliata la loro prova –  Sarah Baratta (Berta) e Michele Bruno (Fiorello). All’altezza del compito anche il coro lirico “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, ben diretto dal maestro Bruno Tirotta, e che si conferma tra le certezze del cammino del teatro cosentino.
E che dire dell’Orchestra del “Rendano”? Già dall’ouverture si è ben compreso l’ottimo lavoro svolto dal direttore Luca Ferrara – anche lui componente di spicco della “grande famiglia” del Rossini Opera Festival e che tornava a Cosenza dopo diversi anni. Grazie all’apporto del maestro Ferrara, allievo di grandi bacchette come  Piero Bellugi, Massimo De Bernart e Vladimir Delman, l’Orchestra del “Rendano”, composta per l’80% da musicisti calabresi, ha potuto riannodare i fili di quel cammino interrotto per qualche anno e che ora lascia ben sperare per un viatico più tranquillo e più solido.
Oltre al suo pubblico, il “Rendano” si è ripresa anche la sua Orchestra. Alla fine, applausi per tutti e per un “Barbiere” che ha confermato le attese della vigilia, con la musica rossiniana a trionfare, come esaltato dalla regista Rosetta Cucchi con una scena sì scarna, ma popolata da strumenti variopinti con cui ha voluto magnificare quella “follia organizzata” propria del compositore pesarese.

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