Cultura&Spettacolo

Il dono e lo scambio: categorie antropologiche e logiche di vita

don Giacomo Panizza

don Giacomo PanizzaUn pubblico attento ed interessato ha partecipato alla presentazione del libro di Dario Antiseri e Giacomo Panizza “Il dono e lo scambio” edito da Rubbettino nella collana Zonafranca. Una serena giornata primaverile è stata occasione propizia per allestire lo spiazzo antistante la libreria Ubik di Cosenza ad accogliere la conversazione tra Katia Stancato, portavoce regionale del Forum del Terzo settore, e don Giacomo Panizza, fondatore della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme.

“È possibile addivenire a una sintesi tra solidarietà e profitto?” è la domanda che costituisce il tema centrale del libro e dell’incontro, un interrogativo intorno a cui si dipana un intreccio complesso di argomentazioni che spaziano dalla filosofia all’antropologia, dal sociale all’economia. Un quesito che affascina non solo grandi studiosi e letterati, ma che coinvolge direttamente ogni uomo e donna in quanto soggetti parte di una comunità.

La dialettica pacata ed incisiva di Don Giacomo Panizza riesce ad esporre con efficacia il concetto di dono, come elemento antropologico associato indissolubilmente alla reciprocità e alla relazione, in contrapposizione allo scambio come elemento prettamente economico. Esempi semplici e legati alla quotidianità di ciascuno riportano argomentazioni apparentemente astratte a modelli di comportamento che regolano i rapporti delle persone nelle diverse occasioni della vita: sul lavoro, in famiglia, con gli amici, nella società. Ancora una volta le sue esperienze di vita diventano dimostrazioni pratiche di cosa significhi agire, prendersi cura dell’altro, sentirsi realmente cittadini. Dal personale al globale il passo è breve: il racconto degli scioperi in fabbrica negli anni ‘70 e delle lotte con i disabili negli anni ’80 sono pretesti forti per richiamare una più pregnante cittadinanza attiva. Al nord come al sud, sul lavoro come in ambito sanitario i diritti non si chiedono, si prendono.

Il dono e lo scambio come pratiche tra individui diventano quindi perno di economia e Stato. “È possibile fondare una società solo su relazioni di solidarietà, fraternità e dono potendo fare a meno dell’economia e delle relazioni di scambio economico che contraddistinguono fin dall’antichità le società umane? E, viceversa, è possibile immaginare un mondo regolato esclusivamente dalla legge del mercato, dall’interesse dei singoli e dalle relazioni di scambio economico?” sono le domande che lo stesso editore pone in copertina.

Non di meno i concetti di dono e scambio rientrano nella riflessione sul ruolo del Terzo Settore, laddove spesso il volontariato supplisce le carenze pubbliche e l’assistenzialismo diventa una pratica diffusa e considerata inevitabile. Ecco quindi ritornare prepotente il discorso della cittadinanza attiva, l’importanza di prendere consapevolezza della forza della collettività. E a questo proposito diventa inevitabile l’amara constatazione sulla realtà locale, in una regione come la Calabria in cui la mafia da un lato e politica e istituzioni dall’altro costituiscono un freno allo sviluppo di politiche sociali incisive ed efficaci.

La morale dunque non più solo come valore filosofico ma importante anche nella decisione di scelte quotidiane. Scelte di cui non necessariamente si vedono direttamente i frutti, ma che contribuiscono alla realizzazione di una società che abbia la giustizia come motore propulsore. Giustizia che non sempre è sinonimo di legalità.

Mariacristiana Guglielmelli

 

 

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