Cultura&Spettacolo

“Lavorare con lentezza” chiude la rassegna Il Cinefilo ’77 al DAM Unical

RENDE (CS) – Si avvia alla conclusione la rassegna cinematografica “Il Cinefilo ’77”, organizzata dal Dam (Dipartimento Autogestito Multimediale dell’Università della Calabria).

“Uno strano movimento di strani studenti”: così viene definito all’alba del ‘77 il Movimento che irrompe in Italia sotto forma di contestazione studentesca (contro la circolare Malfatti che cancella il piano di studi libero introdotto dal ’68) ma da subito svela la natura composita del “soggetto” che scende in piazza, formato da liceali e universitari, e proletari, operai, femministe, indiani metropolitani. Un soggetto rivoluzionario che trova il suo comun denominatore nella rottura definitiva con la sinistra istituzionale (che culminerà nella cacciata di Lama, segretario generale della Cgil, da La Sapienza di Roma occupata) e nel rifiuto di farsi istituzione a sua volta. Anno di fortissime tensioni e di manifestazioni di piazza che sfociano puntualmente nella guerriglia urbana, il ‘77: la violenza verrà teorizzata ed assunta da una parte del movimento come necessaria alla trasformazione dello Stato presente. Sarà questa la sua fine, nell’autunno, fra lotta armata ed eroina, ma il riflusso non cancellerà l’innovazione sociale prodotta da quel movimento. Il rifiuto del lavoro salariato e l’autorganizzazione della cooperazione, la nascita delle radio libere e dei centri sociali, l’autoproduzione artistica.

Quaranta anni dopo, la rassegna “Cinefilo ’77” ha guardato quindi a quell’anno attraverso l’occhio attento del cinema italiano, che ha saputo cogliere, persino in anticipo, il segno dei tempi, facendosi testimone e interprete di una stagione rivoluzionaria troppo spesso ridotta a “stagione del terrorismo” nella narrazione ufficiale.

Appuntamento quindi per mercoledi 31, dalle 20,30 alle 23,00, con il quarto ed ultimo appuntamento con la rassegna-viaggio breve nella storia italiana e nelle pieghe di un tempo che ha aperto immaginari, dispiegato pratiche, costruito amori e amicizie, distrutto vite. Dopo “Io sono un autarchico”, “Todo Modo” e “Assalto al cielo”, nei locali del DAM verrà proiettato il film di Guido Chiesa “Lavorare con Lentezza” (2004), interpretato fra gli altri dall’attore cosentino Max Mazzotta – che sarà presente alla proiezione: è la storia di Radio Alice nella Bologna del ’77, città nella quale il Movimento si espresse nella sua forma creativa e culturale più provocatoria.

Sinossi del film

Anni ’70, Italia. Per molti, gli anni dell’austerity, dell’inflazione al 21%, del terrorismo, delle stragi. Per altri, anni di gran divertimento… Bologna, 1976. Radio Alice è la radio del movimento studentesco: fantasia, rifiuto del lavoro salariato, libertà sessuale e provocazioni culturali. Un mondo estraneo ai tutori dell’ordine e ai “bravi cittadini”, ma anche alla maggioranza dei ragazzi delle periferie.

Come a Safagna, periferia Sud. Due ragazzi sui venti, Sgualo e Pelo, possono solo sognare una via d’uscita dal quotidiano grigio e opprimente. Qualche volta per ovviare alla cronica mancanza di denaro fanno qualche “lavoretto” per un ricettatore locale, Marangon. Questa volta, però, Marangon propone loro qualcosa di diverso… scavare un tunnel nel sottosuolo del centro. Obiettivo: la Cassa di Risparmio di Piazza Minghetti. I due, non senza tergiversare, accettano la rischiosa impresa. Ma, si sa, lavorare stanca. E per vivacizzare le lunghe ore notturne di “lavoro”, i due portano nel tunnel una radiolina. Contro ogni logica, trovano una stazione: Radio Alice. Il “flusso creativo” dell’emittente diviene la colonna sonora dei colpi di piccone. Una notte Pelo e Sgualo decidono di andare alla sede dell’emittente e… Inizia così per i due ragazzi l’avventura in un mondo nuovo, eccitante. Nel giro di pochi mesi scoprono musiche mai udite prima, conoscono la possibilità inebriante della comunicazione libera.

E’ una situazione, però, destinata a non poter durare. La sfida rappresentata da questa crescente massa di giovani che rifiutano il lavoro e le istituzioni, che non sognano il posto fisso, né di farsi famiglia e consumare, è troppo rischiosa per un sistema vacillante. Quando un carabiniere uccide uno studente durante dei tafferugli all’università, la rivolta a lungo covata esplode in tutta la sua tragica violenza. Radio Alice ne è la colonna sonora. Dopo due giorni di scontri e barricate, la radio viene chiusa, accusata di aver diretto gli scontri via etere. I ragazzi hanno perso la radio, gli amici, le donne. L’appuntamento con la Storia, forse. Ma la sensazione di averci provato, quella lì non li abbandonerà più. In attesa di provarci di nuovo. “Tutte le storie parlano di oggi. E di domani.”

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