Cultura&Spettacolo

Premio Stefano Valentini: la danza è fuoco, è elettricità

Stefano Valentini

Cosenza – Alla domanda “quali sensazioni provi quando danzi?”  Billy Eliot, nell’omonimo film, risponde “non so, all’inizio sono un po’ rigido ma dopo che ho iniziato mi dimentico qualunque cosa ed è come se… come se sparissi. Come se dentro avessi un fuoco. Come se volassi. Sono un uccello. Sono… elettricità. Già, elettricità”. Proprio queste sensazioni, spesso dimenticate e obliate, sono state riportate alla luce dal “Premio Stefano Valentini” che, ieri sera, ha illuminato di passione il teatro A.Rendano; un concorso, ormai alla sua quarta edizione, che ha fatto confluire nel teatro cittadino giovani e meno giovani appassionati e affamati di danza, di arte nonostante i periodi bui che si stanno attraversando per colpa della crisi, della mancanza di fondi che sta mandando a morte non solo le compagnie di danza italiane ma anche l’intera cultura.

Il Premio, coordinato e presentato dal maestro Joseph Fontano, ha dato l’opportunità a varie compagnie calabresi di manifestare il proprio amore per la danza, per l’arte che si esprime con il corpo, con i gesti sinuosi, armonici, eleganti, per l’arte che attraverso note e passi conduce all’estasi, alla catarsi, alla pura emozione che ti investe e ti percorre la schiena; energia, adrenalina e poi brividi intensi e sconvolgenti. Questa è la danza e questa è la magia che è stata ricreata ieri sera dai vari corpi di ballo che hanno portato in scena balletti intimi capaci di spaziare dal classico al neoclassico, dal contemporaneo al musical.

Ospite d’eccezione la ballerina Mariafrancesca Garritano, la cosentina volata alla Scala e poi espulsa per aver scritto un libro di denuncia sul mondo della danza, sulla condizione in cui versano molte ballerine costrette all’anoressia per mantenere alti gli standard delle compagnie per cui danzano. La Garritano, ieri sera, è tornata a rivestire i panni di ballerina, ha indossato tutù e punte e ha estasiato i presenti portando in scena “La morte del cigno” su musiche di Saint-Saëns e John Newton suonate dal vivo dal fratello Massimo, affermato chitarrista calabrese. Un ritorno da protagonista, dunque, per la leggiadra Mariafracesca Garritano che ha messo a rischio la sua stessa carriera per salvaguardare la danza da meccanismi distruttivi e lesionisti. La danza è arte, magia, lavoro, sacrificio, rinuncia e per tale motivo va tutelata e protetta e i suoi custodi devono necessariamente essere i ballerini che di essa vivono.

La danza è sublime e potente allo stesso tempo e quando si sale sul palco il pubblico scompare, le luci si dissolvono e ciò che rimane è la musica, il sudore, il respiro e i battiti del cuore accelerati, il corpo scivola da una parte all’altra dello spazio visibile e non; niente fatica, niente dolore, il corpo si muove da sé e non più appartiene al danzatore che viene rapito dalla musica che scorre dolce come il canto delle sirene omeriche.

Annabella Muraca

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