Cultura&Spettacolo

Successo per la prima di ‘Medea – I segreti della nave Argo’ al teatro Rendano

Medea

COSENZA – È andata in scena ieri sera, al teatro Rendano, la prima di “Medea – I segreti della nave Argo”, adattamento della tragedia euripidea a regia di Antonello Lombardo e portata sul palco dalle Officine Teatrali Telesiane con sold-out. L’iniziativa per altro fortemente desiderata non solo dal prestigioso liceo classico ma anche da istituzioni come l’Assessorato all’Istruzione e Cultura della Regione Calabria, assieme ai patrocini dal Consiglio regionale della Calabria e dall’Associazione “Humanismus Heute”, ha visto come ospite, oltre alle figure istituzionali, anche il famoso filologo Prof. Bernhard Zimmermann, docente di letteratura greca dell’Università di Friburgo e membro dell’Accademia delle Scienze di Heidelberg.

La serata è iniziata con la premiazione del Certamen Telesiano Internazionale, in cui le figure più o meno istituzionali che hanno sfilato sul palco, hanno sottolineato l’importanza della cultura greco-romana.

Emblematico a tal proposito è stato l’intervento dell’On. Jole Santelli che ha ricordato come agli inizi dei suoi studi giuridici, il suo professore di leggi e istituzioni romane abbia detto che «In altri paesi studieranno magari più codici europei e comunitari, ma noi vi insegniamo a comprenderli».

Ma naturalmente l’apice della serata si è vissuto con la tragedia: quel momento in cui il sipario si alza e comincia una magia difficilmente trasmissibile con altri spettacoli visivi.

Con gabbie sospese in aria e la suggestiva scenografia della galea costruita da Gianluca Salomone, si è dato inizio a uno spettacolo dal livello più che professionale, come ha sottolineato più tardi Zimmermann: «Sono venuto pensando a del teatro scolastico, ma ho visto dei professionisti. Spettacolare quanto questi ragazzi siano riusciti a creare».

E così Sara Gedeone, nel ruolo della protagonista Medea, ha saputo innalzare ancora una volta l’ammirazione che dovremmo avere verso una donna che è stata capace, sebbene con mezzi estremi,  a non piegarsi o spezzarsi ma prendere e tenere nella propria mano le fila del proprio destino, col cuore ma soprattutto con la sua «sapienza e saggezza» che tanto fan paura a Creonte e Giasone, rispettivamente interpretati da Francesco Garenna e Lorenzo Patella. Il primo, irriconoscibile, già sul palco con la spettacolare performance di Fineo, anziano indovino maledetto, ha saputo dare anche all’altero orgoglio di Creonte il proprio riscatto.

Il pathos della tragedia greca

Ma andiamo per gradi: scelta apprezzatissima è stata quella di mettere in scena, per la prima parte dello spettacolo, il viaggio di un giovane Giasone impersonato da Alessandro Russo. Impavido ma col cuore sempre in bilico, innamoratosi di Issipile, portata sul palco da Maria Angela Spagnuolo, questa scaglia una maledizione sul futuro di lui e di Medea. Assieme ai suoi compagni, tra cui figura anche l’Eracle di Corrado de Pasquale e l’argonauta Vittorio Tenuta, quindi incontra Eeta, che nella sua natura barbara e folle, condanna l’eroe (parola ripetuta in maniera martellante per tutta la prima parte per stridere poi con l’ignavia e l’egoismo del Giasone del domani) a una prova che supererà solo grazie all’intervento divino (Brigitta Fiertler, Aurora Cassano, Ludovica Miraglia nelle vesti delle dee Era, Atena e Afrodite) che farà innamorare Medea di quel giovane bello e prestante.

Poi il time-skip, siamo anni dopo, come ci spiega il coro (Francesca La Valle, Alice Guido e Demetra Giannotta), e un Giasone adulto magnifico nella sua arroganza maschilista, facile dispensatore di favori per poter dormire sonni tranquilli, si risposa con la figlia di Creonte il quale condanna Medea, lacerata dall’amor tradito e iraconda, all’esilio: la vendetta è sanguinosa e vedrà la morte della novella sposa dell’eroe del vello d’oro e di suo padre, Creonte, assieme ai suoi stessi figli, suggestivamente messa in atto attraverso uno schermo d’ombre. In tutta la seconda parte, assoluta protagonista è Medea assieme questo Giasone che fa il proprio ingresso in maniera graduale. Lorenzo è qui riuscito a infondere allo stereotipo del personaggio vera vita. Così Medea e Giasone sono riusciti a far soffrire, piangere e temere il pubblico in un’alchimia di non poco conto. Emozionarlo, anche e soprattutto grazie ai monologhi scritti da Flavio Nimpo e Marta Leonetti che hanno saputo riassumere il riscatto della saggia e forte Medea.

Una serata come quella di ieri, per concludere, è certamente un monumento al classicismo e se è vero che la cultura «è la cote che affila la mente», il pubblico se n’è andato arricchito.

Alfredo Arturi
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