Cultura&Spettacolo

Una barca per un viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso

Cosenza – Un uomo e una donna di bianco vestiti, immobili, eterei e minacciosi hanno atteso, sul palco del Teatro dell’Acquario, l’entrata dei numerosi spettatori e la loro sistemazione su quella “barca” invisibile che, da lì a poco, li avrebbe traghettati dall’Inferno al Purgatorio fino al Paradiso. Un viaggio lungo e tortuoso quello messo in scena, ieri pomeriggio, dalla compagnia di João Garcia Miguel; un viaggio, dal titolo “As Barcas” (The Boats), che per le tematiche e i gesti forti ha inchiodato lo spettatore alle sedute sbattendogli in faccia non solo i corpi nudi degli attori ma anche la cruda realtà e le acque, nere e putride, in cui oggi navighiamo.

Una rivisitazione in chiave moderna, innovativa e tecnologica dei testi del 1400 dell’autore portoghese Gil Vicente; parole che prendono corpo sul palco e corpi che diventano parola, si sostituiscono ad essa perché, come ripetuto più e più volte nel corso dello spettacolo, “non possiamo permettere che la parola prenda potere, dobbiamo passare ai fatti”.

Un viaggio che parte dal profondo e oscuro Inferno in compagnia di lussuriosi, accidiosi, ignavi, avari; dannati ormai senza possibilità di redenzione destinati a scontare pene in eterno; la metaforica barca si insinua velocemente nel Purgatorio dove la schiera di anime attende l’assoluzione e, infine, si giunge al tanto osannato Paradiso dove tutto splende tra canti, ave maria e processioni.

A parlare sono stati i corpi degli attori invasati, tramortiti, sensuali, vestiti e poi completamente nudi come a voler sottolineare che la vergogna, il pudore non appartengo per natura all’essere umano ma sono delle sensazioni indotte da una Chiesa che ci vuole costantemente ricordare la nostra propensione ad essere peccatori, la nostra tendenza a seguire le orme di Adamo ed Eva che, senza ritegno alcuno, hanno violato il precetto divino mangiando la mela.

Un viaggio austero e perverso, dunque, puntellato da momenti di stridente sarcasmo; una critica aspra e feroce alla nostra società, al nostro modo di vivere e al nostro diventare complici insospettabili di un mondo in cui vigono omertà, clientelismo, false ideologie politiche, finto senso della patria e apparente e ostentata devozione a Dio. Nessuno è uscito illeso dal “campo di battaglia”, nessuno è stato risparmiato; da Berlusconi alla Merkel, da Gesù che urla il suo amore per la Maddalena al politico che si insinua nel pubblico e, come in ogni campagna elettorale, presenta il suo programma distribuendo agli spettatori volantini bianchi; non una parola, non una frase perché oggi non c’è più politica ma solo volontà fittizie che non si trasformano mai in concretezza.

Una realtà cruda e nuda è stata messa in scena dalla compagnia di João Garcia Miguel, una realtà che si è insinuata nel corpo dello spettatore, lo ha attraversato, lo ha scosso, lo ha sconvolto e “stuprato”. Una perfomance memorabile che ha riscosso il consenso di tutti i presenti tra acclamazioni e calorosi applausi che non avevano nessuna intenzione di spegnersi. Uno spettacolo da digerire e metabolizzare mentre nella testa continuano a rimbombare come una cantilena le parole degli attori “non può esistere la sinistra senza la destra, il ricco senza il povero, la donna senza l’uomo, l’odio senza l’amore, non può esistere l’inferno senza il cielo”.

Annabella Muraca

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