Cultura&Spettacolo

Una nuova installazione di Mauro Staccioli al parco internazionale della scultura

Sarà la più imponente scultura del Parco, l’installazione in acciaio corten di Mauro Staccioli alta otto metri dal peso di 12 tonnellate che viene inaugurata ufficialmente domenica 20 gennaio da Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro. L’evento è preceduto da un incontro pubblico con Staccioli previsto alle ore 11 nella sala convegni del Musmi all’interno del Parco della Biodiversità (via V. Cortese 1) a cui partecipa, insieme a Wanda Ferro, il direttore artistico del MARCA Alberto Fiz.
L’opera del maestro toscano realizzata nel 2011 per il progetto Intersezioni rappresenta un ulteriore arricchimento del Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro che costituisce un patrimonio pubblico di straordinaria importanza. “La collezione di sculture all’aperto è, insieme al MARCA, la più chiara testimonianza di quanto sia stato proficuo e produttivo l’impegno costante nei confronti dell’arte e della cultura durante i cinque anni della mia amministrazione”, afferma Wanda Ferro. “La città di Catanzaro oggi può andare orgogliosa di un Parco Internazionale  tra i più importanti in Italia.”
Il lavoro di Staccioli si va ad inserire in un contesto dove sono presenti 23 opere di alcuni dei maggiori artisti italiani e internazionali come Stephan Balkenhol, Tony Cragg, Wim Delvoye, Jan Fabre, Antony Gormley, Dennis Oppenheim, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino e Marc Quinn.
Come afferma Alberto Fiz, curatore della collezione, “a Catanzaro sono presenti le testimonianze di tutti gli artisti che hanno partecipato a Intersezioni. In tal modo si è creata una delle più significative esperienze di arte ambientale proposte in Italia lasciando un’impronta permanente e indelebile nella città.”
L’installazione di Staccioli assume un significato particolare in quanto, come emerge dal titolo, Catanzaro ’11, è stata realizzata appositamente per la città di Catanzaro.
L’opera non è un corpo separato da contemplare in silenzio, ma prende parte attiva alla trasformazione del luogo. Il dinamismo potenziale trova la sua piena applicazione in un lavoro che accoglie lo spazio, lo assorbe e lo attraversa in modo da creare una rinnovata dialettica tra pieno e vuoto. “Creare scultura”, afferma Staccioli, “significa esistere in un luogo” e questo concetto appare particolarmente efficace di fronte ad un’installazione dove prevale la tattilità emozionale e la traccia indelebile del paesaggio.

Nato a Volterra nel 1937, gli inizi del’attività artistica di Staccioli sono saldamente intrecciati all’esperienza didattica, a quella di intellettuale e politico militante. Dopo un primo periodo in cui sperimenta pittura e incisione, dalla fine degli anni sessanta si dedica alla scultura elaborando le sue forme in stretta relazione con la società e lo spazio urbano. E’ nel 1972 che Staccioli matura l’idea di organizzare una serie di “sculture-intervento.” Le scelte linguistiche si caratterizzano per la coerenza, l’essenzialità delle forme e la perfetta adesione agli ambienti per i quali realizza le sue opere. Con il suo lavoro “segna” il luogo modificandone la percezione. Ha preso parte a due edizioni della Biennale di Venezia esponendo in Europa e America. Le sue installazioni permanenti sono inserite in contesti differenti, dalla California alla Corea, da Portogallo a Taiwan. Tra le tante presenze di Staccioli in Italia, è sufficiente ricordare l’installazione davanti al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, i lavori collocati nel parco di Giuliano Gori a Celle di Santomato, a Greve in Chianti, Volterra, Motta d’Affermo o di fronte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.





To Top