Calabria, posto di passioni

La mitologia in un logo

olimpo

COSENZA- Quando si pensa alla Calabria, alla sua storia, non si può non ricordare le leggende mitologiche di origine greca di cui è intrisa la nostra terra, anticamente chiamata Ausonia. “Calabria un posto di passioni” è un progetto culturale di espressione regionale che parte dalle origini, racchiudendo  in un logo gli amori, molto spesso dal destino funesto, degli antichi dei dell’Olimpo. Il bacio tra il mare e la terra, fra Poseidone e Gea è il simbolo del nuovo progetto di Wikicultura. In un lungo abbraccio le due divinità si uniscono sotto il segno di Apollo, dio del Sole, che fa da corona ad un momento di  vero pathos. Mar Jonio e Mar Tirreno confondono i loro colori con quelli della rigogliosa e ricca natura dei boschi dell’appennino meridionale che solo in Calabria diventa un altopiano. La Sila rappresenta l’emblema montano. Questo è il ritratto che emerge della culla della Magna Grecia. Secondo fonti mitologiche, Poseidone, “lo scuotitore della terra” (che poteva inoltre mutare d’aspetto a suo piacimento, sempre a simbolo dell’incostanza del mare) nato dall’unione di Crono e Rea, fratello di Zeus e Ade, fu designato signore del mare in seguito allo spodestamento paterno. Nell’iconografia mitologica è rappresentato alla guida di un cocchio marino, mentre impugna il tridente, il suo scettro reale. Si credeva che Poseidone abitasse in un palazzo negli abissi marini e si diceva avesse un carattere assai instabile, talora benevolo, talora burrascoso, rendendolo così la personificazione degli eventi marini; infatti si credeva che i maremoti fossero originati dallo sbattere del suo tridente. Il sovrano marino si invaghì di Anfitrite, ma questa spaventata fuggì. Un delfino partì alla sua ricerca e una volta rintracciata la giovane, riuscì a convincerla a sposare il burrascoso dio; Anfitrite si rivelò una sposa molto gelosa, al punto di trasformare Scilla in un mostro dai dodici piedi e dalle sei bocche che divoravano ogni marinaio che passasse lo stretto di Messina. Il dio del mare ebbe anche altri amori e di conseguenza altri figli mortali ed immortali. Poseidone generò anche il gigante Anteo insieme a Gea, sua nonna.  Gea o Gaia, dea primigenia della Terra emerse dal Caos generò da sola Urano (il Cielo), le Montagne, e anche il Ponto (il Flutto), personificazione dell’elemento marino. Unendosi a Urano, Gaia generò i Titani. Dopo i Titani, l’unione tra Gaia e Urano diede alla luce i tre Ciclopi e i Centimani. Urano, tuttavia, impedì che i figli da lui generati con Gaia, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, potessero nascere. La ragione di questo rifiuto sarebbe risieduta, nella loro “mostruosità”. Ecco che, Gaia, la loro madre, costruì dapprima una falce e poi invitò i figli a disfarsi del padre che li costringeva a rimanere nel suo ventre. Solo l’ultimo dei Titani, Crono, rispose all’appello della madre: appena Urano si stese nuovamente su Gaia, Crono, nascostolo lo evirò. Il sangue versato dal membro evirato di Urano gocciolò su Gaia producendo altre divinità: le Erinni, le dee della vendetta, i terribili Giganti e le Ninfe Melie. Nel logo di “Calabria un posto di passioni” testimone dell’amore incestuoso  tra il mare e la terra  c’è anche Apollo, fratello gemello di Artemide, nato dall’amore di Zeus e Latona. Helius, così come veniva chiamato, era il dio del sole e della luce, della salute, dei vaticini è anche e specialmente il dio del canto, della musica e della poesia.  Wikicultura vuole sottolineare come pochi altri luoghi al mondo possono vantare come la Calabria una storia altrettanto ricca di miti e leggende.  Gli dei, e strane creature come giganti, ciclopi e sirene riempiono le pagine della nostra storia formando la base di tanto credo religioso.  Il progetto vuole dunque  rappresentare la psiche calabra in toto, facendo riferimento alla passionalità con cui gli uomini e le donne calabresi  vivono in questa regione, spaziando dalle specialità agroalimentari alle bellezze paesaggistiche, all’architettura, all’arte e alla storia, che contraddistinguono “la terra d’amuri”. Il logo di Gabriele Morelli è quindi un’ immagine con una predominanza di rosso (colore del peperoncino altro simbolo del made in Italy) che vuole evidenziare la fiamma che i calabresi mettono nelle azioni della loro vita quotidiana, di lavoro, di cultura e di svago.
Rossana Muraca

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