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Lettera dei sindaci della provincia al Prefetto Cannizzaro

Cosenza – I sottoscritti Sindaci della Provincia di Cosenza, che hanno inteso intraprendere e sostenere questa civile forma di protesta, espongono alla S.V. ill.ma quanto segue:

le regole sul Patto di stabilità estese dal I gennaio 2013 anche ai piccoli comuni, con popolazione compresa tra i 1000 e 5000 abitanti, impediscono alla quasi totalità dei comuni di poter procedere all’approvazione dei bilanci di previsione per il corrente anno.

Questi rigidi criteri di spesa che il governo centrale ha imposto alle autonomie locali, unitamente all’introduzione della TARES, costringeranno gli enti territoriali ad aumentare in modo esponenziale la tassazione nei confronti dei propri cittadini, oppure a dover eliminare alcuni servizi essenziali quali l’assistenza domiciliare, il trasporto scolastico, le mense scolastiche ecc; il tutto in una situazione di gravissima crisi economica che affligge tutte le famiglie italiane ed in particolare quelle calabresi che da sempre lottano contro una economia debole e precaria.

L’introduzione della TARES, in particolare, nel prevedere l’obbligo della copertura totale dei costi del relativo servizio, introduce tariffe che, per il meridione d’Italia, sono di gran lunga superiori al resto della nazione, penalizzando ancor più una regione come la Calabria nella quale persiste un’emergenza, causa o conseguenza del blocco delle discariche pubbliche, che ha determinato i conferimenti extra regionali della parte indifferenziata nonché lo smaltimento della frazione organica nelle discariche private, facendo lievitare notevolmente i costi.

Nella migliore delle ipotesi, la TARES comporterà il raddoppio del tributo a carico dei cittadini andando a colpire, in particolare, le fasce più deboli, ovvero le famiglie numerose già impegnate a fronteggiare i quotidiani problemi di sopravvivenza.

Evidente, dunque, che la già precaria situazione economica, in uno con l’aumento dei tributi e delle tariffe nonché con la futura scomparsa di Equitalia, provocheranno una smisurata crescita dei ruoli morosi, facendo crollare le liquidità dei comuni.

L’esenzione delle regole del Patto di stabilità anche ai piccoli comuni, invece, creerà diverse problematiche in quanto gli enti, oltre a dover considerare in uscita la media triennale 2007-2009 della spesa corrente (impegni del Titolo I) pari al 13% per l’anno 2013 e del 15,8% dal 2014 al 2016, saranno incessanti nel pagamento dei servizi e nella liquidazione delle fatture per i lavori completati, mettendo in ginocchio l’intero tessuto economico-sociale dei territori.

Al pari della TARES anche le rigide regole del Patto di stabilità non prevedono alcuna differenza tra enti virtuosi ed enti indebitati, ponendoli tutti sullo stesso piano e con bilanci che, nel corso degli ultimi dieci anni, sono stati costantemente oggetti di tagli e restrizioni, non ultima la spendig review.

Inoltre, si segnala le limitazione dell’art. 16 – comma 11- del D.L. 95/2012 convertito nella legge n. 135/2012 che limita la possibilità di contrarre mutui nei valori massimi del 16% (per l’anno 2013) della quota interessi calcolata sui primi tre tritoli del rendiconto del penultimo anno precedente quello in cui viene prevista l’assunzione del mutuo.

Tale limitazione blocca di fatto la possibilità di nuovi investimenti di Enti locali e quindi la realizzazione di quelle infrastrutture di cui nella nostra regione si sente grande bisogno.

Ma cosa ancora più grave è che tale limitazione non consente nemmeno di poter utilizzare i finanziamenti concessi da altre Istituzioni e che i nostri Enti devono, anche in minima parte, cofinanziare, vedasi L.R. 23/2006 per interventi su edilizia scolastica, L.R. 36/08 per interventi su edilizia pubblica, L.R. 24/87 interventi vari di OO.PP.

Gli enti si trovano nell’impossibilità di poter contrarre mutui anche in presenza di emergenze ambientali, sanitarie o di protezione civile.

Altre non trascurabili conseguenze di tutte le esposte problematiche economiche-finanziarie, frutto di scelte e decisioni scellerate da parte del Governo centrale, saranno l’annullamento della possibilità per i comuni di poter integrare il salario ai lavori in mobilità, di poter promuovere il proprio territorio mediante l’organizzazione di fiere, mostre, spettacoli ed eventi culturali.

In una nazione in cui aumenta l’evasione e l’abbandono scolastico da parte delle fasce meno abbienti della popolazione, si costringono gli enti locali a tagliare perfino il sostegno per il diritto allo studio.

Con la presente si chiede pertanto alla S.V. un intervento presso gli organi preposti affinché venga illustrata la gravità della situazione emergenziale sia per i Sindaci che per i propri cittadini, con il fine di ottenere l’apertura di una discussione nell’ambito della commissione di bilancio del Parlamento italiano per il recepimento delle seguenti azioni:

  1. Abolizione / non introduzione delle regole del Patto di stabilità;

  2. proroga dell’Introduzione della TARES per l’anno 2014, con la previsione di tariffe proporzione alle percentuali di raccolta differenziata raggiunte dai comuni;

  3. innalzamento all’8% del tasso di indebitamento dei comuni, escludente dalla limitazione imposta dalla legge n. 135/2012 i mutui contratti per cofinanziare i finanziamenti concessi da altri Enti e quelli per i quali altri Enti si impegnano a rimborsare le somme delle relative rate di mutuo, nonché i mutui da contrarre in presenza di emergenze ambientali, sanitarie o di protezione civile.

  4. Escludere dalle limitazione imposte dalla legge 122/10 le somme che gli Enti locali erogano ai lavori utilizzati ai sensi della legge 468/97.

Ove le nostre democratiche dimostranze non dovessero trovare risposte concrete nelle sedi istituzionali competenti, i sottoscritti sindaci dichiarano sin da ora di essere pronti ad intraprendere forme di proteste, per far comprendere la tragicità del momento.

LETTERA E FIRME DEI SINDACI

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