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Talento ed umiltà in un unico gioiello: l’intervista di AT JEWELS

Il talento che si mischia all’umiltà. Annalisa ha 22 anni,è calabrese e crea gioielli. Ci incontriamo in un bar, come due amiche qualunque che si scambiano “segreti” preziosi e si incontrano per chiacchierare. E’ bella, giovane e imbarazzata. “E’ la prima volta che mi capita di fare un’intervista” mi dice, mentre ci riscaldiamo tra un caffè ed una cioccolata. E a me è la prima volta che capita di trovare davanti  una persona che potrebbe fare tutto ma sogna “una vita normale, finire gli studi, sposarsi, avere una famiglia”.

La prima cosa che le domando è come nasce AT JEWELS il suo marchio di accessori e gioielli che vanta solo su Istagram più di 10.000 fans. “Rispondere a tutti a volte è impossibile, mi capita di dimenticare ciò che mi aveva chiesto una cliente o l’altra perché fortunatamente ho tantissime richieste” . E con le lamentele? ” Beh quelle, fortunatamente pochissime, mi fanno soffrire. Sono molto sensibile e ricordo che la prima volta mi è capitato di piangere. Poi ho capito che funziona anche così. C’è il bello ed il cattivo tempo. Ma fortunatamente il più delle volte le clienti sono soddisfatte e consapevoli che il prodotto che pagano ha il suo valore commisurato al prezzo”. E quindi, le chiedo tornando a noi, come inizia la tua avventura? “ Per la più semplice delle motivazioni. Ero giovane, studentessa e a carico della mamma. Volevo crearmi un’indipendenza e in un mondo senza lavoro ho scelto di inventarne uno. So che la concorrenza è spietata e per molto tempo ho avuto persino dubbi che ciò che facessi potesse piacere sul serio. Ho iniziato per gioco, facendomi ispirare dai grandi marchi, per poi accorgermi che non era giusto. Volevo creare qualcosa di mio, scoprire se ero davvero capace di dar vita ad un “gioiello”. 

Così nasce “Kate”, il primo vero modello di AT JEWELS, ancora oggi tra i più richiesti ed originali. Copiato da molte altre, Annalisa lo realizza in svariati colori e in tessuti sempre differenti. Le sue creazioni, frutto interamente dalla sua abilità manuale, affrontano stili e tecniche sempre diverse come quella del soutaches che sperimenta sui suoi pezzi più pregiati ricchi di swarovsky, seta e cotone. Modelli originali e di classe che accontentano il sogno di tutte coloro che fanno fatica a spendere grandi cifre  ma vogliono sentirsi belle.

Annalisa si lascia ispirare dalle tendenze della moda, dai colori più all’avanguardia, dal suo target di riferimento. “Tra le mie clienti colleziono ragazze giovanissime, che cercano qualcosa di particolare a prezzi bassi. Proprio come faccio io nella mia vita. Mi piace andare in giro, scoprire un particolare e riproporlo in un pezzo unico e sfizioso, ovviamente alla portata di tutti”. 

Chiacchieriamo a lungo, mi mostra i suoi prodotti, mi spiega la differenza tra un modello in cui sono presenti degli swarovsky e un altro ricco di semplici perline. Mi racconta dei suoi studi, delle sue aspettative , di come, inaspettatamente le sue pagine social abbiano subito  in poco meno di un anno un’impennata e di come  le richieste siano diventate sempre più particolari e numerose. Le chiedo cosa prova quando una cliente indossa una sua creazione: ” E’ una grande gioia e una grande meraviglia allo stesso tempo”. Mi racconta di come è riuscita a farsi conoscere, di come i suoi gioielli siano apprezzati  da personaggi del mondo dello spettacolo, da quelli meno noti, protagonisti delle più note trasmissioni tv fino ad importanti attrici come Laura Torrisi . Mi racconta delle sue collaborazioni, della gioia che prova ogni volta che all’interno di uno shooting professionale, la modella (vedi Larissa Volpentesta) accanto ad abiti raffinati e preziosi, indossa un orecchino o un anello realizzato da lei, di come si diverte ad impreziosire un tessuto o un capo must della collezione, con una rifinitura preziosa. “Basta poco per essere uniche“. Di come non si senta all’altezza, a volte, del suo successo. ” Non mi sento bravissima e non credo di fare nulla di particolare ma sono precisa e in quello che faccio, qualunque cosa sia, cerco di dare tutta me stessa“.

Poi mi fermo, le sorrido e le chiedo qual è il suo sogno. Mi aspetto di sentirmi dire che desidera creare una linea tutta sua, acquistare un marchio, magari aprire un atelier. E, invece la sua risposta mi stupisce. Un po’ come la sua voglia di rimanere qui, in una città lontana dal mondo della moda e degli accessori, esente da tutto ciò che non è figlio di almeno cinquanta anni di storia. Annalisa si addolcisce e malinconicamente mi risponde che “No, non ci penso, non ci ho mai pensato. Non mi vedo tra vent’anni tra perline e bojoux anche se pensare di chiudere un giorno la mia pagina mi fa venire il magone, perché è come un figlio per me a cui sto dando e ho dato anima e corpo. Ho scoperto di saper fare qualcosa di mio, che piace alle persone ed è fonte di soddisfazione. E non credevo nemmeno di esserne capace. Ma un conto è mantenersi, un conto è sognare. Quel mondo è lontano da me, dalle mie possibilità, dal mio desiderio di “normalità”. Ho mia madre, che non lascerei mai da sola, il mio fidanzato a cui sono legata da anni e con cui voglio costruire un futuro. Forse, se le cose fossero andate diversamente, avrei preso un’altra strada. Forse“.

La spingo a non mollare, a credere in ciò che fa senza per questo rinunciare ai progetti concreti, alla laurea, all’amore, alla famiglia. Perché il talento lo possiedono in molti, la modestia e la disponibilità decisamente di meno. Annalisa, anzi AT JEWELS, non è ancora consapevole delle sue potenzialità. Ci crede e nello stesso tempo teme di farlo. E allora, prima di salutarla, la incito a non abbandonare i suoi sogni, a farli volare senza troppi limiti o freni. A quelli ci penserà la vita. Speriamo solo che, almeno per lei, possa splendere come un gioiello. Pieno di swarovski e pietre preziose.

Lia Giannini

 

 

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