Politica

La Consulta respinge il ricorso della Dc. Il consiglio regionale resta in piedi

ROMA – La Corte Costituzionale ha deciso di non trattare il ricorso incidentale presentato dalla Democrazia Cristiana, rappresentata da Eraldo Rizzuti, per dichiarare nulle le elezioni regionali della Calabria del novembre 2014. Secondo la Dc le elezioni erano illegittime poiché svoltesi sulla base di una legge elettorale varata al fotofinish sul finire della legislatura in un momento nel quale il Consiglio poteva occuparsi solo di ordinaria amministrazione, essendo in regime di prorogatio a causa delle dimissioni del governatore Giuseppe Scopelliti. La Consulta ha stabilito che la Democrazia Cristiana non aveva titolo ad intervenire in questo procedimento poiché nessuna lista di candidati è stata presentata dalla Dc per quella tornata elettorale. Per cui, secondo gli ermellini, nessun pregiudizio o danno è stato arrecato alla Democrazia Cristiana tale da giustificarne la presenza nel procedimento. «Questa decisione ci amareggia – ha detto Eraldo Rizzuti – Perché la Dc non ha preso parte alle elezioni regionali 2014 proprio in virtù del fatto che la nuova legge elettorale della regione penalizzava i piccoli partiti. Il nostro era un ricorso di natura politica, in difesa dei cittadini e del loro diritto di voto». Dunque viene scongiurato, almeno per ora, il pericolo dello scioglimento anticipato del Consiglio regionale. Intanto la Corte si è ritirata per decidere sul ricorso di Wanda Ferro, candidata alla presidenza del centrodestra. La competitor di Mario Oliverio è rimasta fuori dalla massima assise calabrese e reclama un seggio al posto dell’ultimo degli eletti, Ennio Morrone. La sentenza è attesa entro la fine di novembre. Il senatore Paolo Naccarato ha così commentato la decisione della Consulta: «Malgrado gufi, rosiconi e vampiri, per decisione della Corte Costituzionale è calato il sipario su tutte le voci di scioglimento del Consiglio regionale della Calabria. Infatti la richiesta della DC, con apposita ordinanza, è stata ritenuta tecnicamente inammissibile, come avevo ripetutamente sostenuto e come avrebbe appreso chiunque si fosse soffermato a leggere le carte. Resta da approfondire il comportamento di chi ha alimentato per mesi tale illusoria aspettativa e soprattutto per quali “nobil” motivi lo ha fatto. Per quel che capisco, nella peggiore delle ipotesi – aggiunge il senatore – la sentenza della Corte Costituzionale che sarà resa nota più o meno fra 40 giorni potrà dichiarare una “incostituzionalità limitata” della legge elettorale approvata in regime di prorogatio del Consiglio regionale, limitatamente all’attribuzione del seggio al candidato presidente miglior perdente. Termina così la macabra danza – conclude Naccarato – sul futuro del Consiglio regionale ed ancor più su quello di Mario Oliverio, al quale rivolgo il più risoluto incitamento ad andare avanti senza avere riguardi per nessuno per conseguire un più deciso riscatto e rilancio della nostra regione».

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