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Giunta Manna, le dichiarazioni alla vigilia del voto

comune di rende

RENDE (CS) – »Sono stati anni di lavoro serrato e appassionante. Si è agito seguendo un modello di governance territoriale capace di valorizzare esperienze condivise di educazione di genere e cittadinanza paritaria realizzando un modello esportabile di società civile all’interno delle istituzioni». Inizia così la nota congiunta diffusa dalla giunta Manna alla vigilia del ballottaggio di domenica nove giugno.

«Abbiamo lavorato -proseguono gli assessori- in un’ottica democratica partecipata, proponendo azioni dal basso tese a tutelare dignità e diritti delle donne e degli uomini, delle fasce più deboli oltre che a individuarne bisogni e necessità»

«Ponendo i cittadini – si legge ancora – come attori principali di una programmazione partecipata, si è tracciato un percorso che, nel riconoscimento della autonomia del lavoro dei singoli assessorati, ha visto la giunta lavorare in maniera collegiale condividendo spesso percorsi d’azione. Dal lavoro comune -affermano- condotto dalla nostra giunta, dove gli ambiti d’intervento si sono più volte incrociati contaminandosi in un’ottica comunitaria, abbiamo posto in essere un’organica opera di rivitalizzazione riuscendo a riconsiderare la “polis”, cuore ed insieme centro del nostro agire politico”.
L’accessibilità -si dichiara nella nota- è stato presupposto necessario da cui partire, così come il ri-lancio di una nuova economia urbana che si basa su terziario avanzato, rete di innovazioni, una classe dirigente giovane in grado di fare della città un polo multisettoriale e all’avanguardia. In questi anni siamo riusciti a risanare conti e ad azzerare i debiti. Abbiamo colto le istanze del nostro personale e siamo riusciti ad assumere a tempo indeterminato e a tempo pieno i lavoratori che per anni hanno vissuto sulle loro spalle il precariato».

“Rende, dunque, -conclude la giunta- come città dei diritti un tempo negati, consapevoli che il sociale così come le pari opportunità siano strumenti necessari al processo di rigenerazione urbana. Chiave di volta di tale processo è stato il civismo, la cittadinanza attiva, la cultura: monumenti e chiese sono divenuti beni non meramente conservati, ma rivitalizzati; si è lavorato nelle scuole e in ateneo alla costruzione di percorsi di autodeterminazione e consapevolezza di sé; le maestranze sono state valorizzate affinché il sapere artigiano divenga al tempo stesso conoscenza degli antichi mestieri e prospettiva lavorativa futura per incentivare l’appartenenza al proprio territorio.

«Un territorio che abbiamo voluto tutelare anche da un punto di vista ambientale: siamo comune virtuoso per quanto riguarda la cultura della raccolta differenziata diffusa ormai a tutti i livelli, ma siamo anche comune modello in tema di protezione civile e di salvaguardia del territorio»,

Ed infine: «Ri-costruire ed insieme capitalizzare il nostro patrimonio umano, storico, artistico: così abbiamo attivato un dialogo virtuoso tra economia, cultura, turismo, imprenditoria mettendo in campo una progettazione condivisa.
Si è alimentato un nuovo modo di guardare alla cosa pubblica non solo come fonte di identità culturale e coesione sociale, ma anche fattore competitivo e di crescita economica nel segno dell’innovazione dove la comunità avrà modo di formarsi e confrontarsi su una pluralità di linguaggi, saperi e tradizioni mettendo insieme culture provenienti da tutto il mondo.
Riteniamo, dunque, che attraverso tali buone pratiche, realizzando percorsi virtuosi sia stato possibile costruire una nuova idea di città: aperta, plurale, multiculturale, identitaria, comunitaria. Una città a misura d’uomo dove convergono e si mescolano culture e patrimoni umani, sociali, artistici e culturali».

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