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[#Anime] La Forma Della Voce (A Silent Voice), la Recensione

Bullismo, redenzione, comunicazione. Tanti sono i temi affrontati da La Forma Della Voce, film anime prodotto da Kyoto Animation, con regia di Naoko Yamada.

Il film è l’adattamento dell’apprezzatissimo manga in 7 volumi di Yoshitoki Ōima, che in Italia è stato distribuito con il titolo di A Silent Voice. Il film è stato proiettato nelle sale italiane grazie a Dynit e Nexo Digital, che non finiremo mai di ringraziare per il grandissimo contributo alla diffusione dell’animazione nipponica nella nostra penisola.

LA TRAMA

Shoya Ishida è un bambino come gli altri: va alle scuole elementari, ha amici e una famiglia. Un giorno nella sua classe arriva una nuova compagna: Shoko Nishimiya, una bambina sorda che comunica solamente scrivendo su di un quaderno. Inizialmente Shoko sembra venire accettata dai compagni, ma giorno dopo giorno comincia a essere vittima di maltrattamenti, soprattutto da parte di Shoya, che le rompe ripetutamente i costosi apparecchi acustici. Anche gli altri compagni non saranno da meno, rimanendo nell’indifferenza della classe.

Shoko soffre, pur non ribellandosi. Ma alla fine sarà sua madre, scoprendo gli atti di bullismo cui sua figlia è stata sottoposta, a generare la reazione che le farà cambiare scuola. Shoya viene indicato dai compagni come l’unico responsabile di questa scelta, allontanato dal branco che prima era compatto nel bullizzare Shoko. Da quel momento la vita di Shoya cambia: inizia a essere isolato e maltrattato a sua volta da quelli che erano i suoi amici ed essere preso di mira lo porta a chiudersi in se stesso. Questa sua mala fama lo accompagnerà fino alle superiori, spingendolo quasi al suicidio. Profondamente pentito di quel che fece a Shoko, decide finalmente di andare a trovarla nella sua scuola superiore per chiederle perdono, con la volontà di iniziare il suo percorso di redenzione per gli errori del passato. (fonte Wikipedia)

IL COMMENTO

La Forma Della Voce è da considerarsi un film riuscitissimo.

Partendo dalla tematica del bullismo, che alla fine risulta essere quasi un “macguffin”, si dipana una storia di redenzione veramente interessante, che riesce a far presa anche grazie ad una gestione emotiva veramente raffinata. Nelle battute iniziali il nostro Shoya viene mostrato come il classico ragazzino delle elementari, che agisce senza pensare alle conseguenze, prendendo di mira la povera Shoko quasi per gioco. Il passo più importante per il cambiamento del personaggio avviene grazie a sua madre, costretta a privarsi dei propri risparmi e a strapparsi gli orecchini per rimborsare la madre di Shoko degli apparecchi acustici andati persi. La Yamada riesce, grazie alle sole immagini, a farci intuire che è il ragazzo a provare la sofferenza maggiore:

quella di aver costretto la persona più importante a farsi del male per rimediare ad un proprio errore.

Un piccolo gesto che ha una grande conseguenza. Il film è pieno di piccoli gesti, ma sono proprio quelli che alla fine risultano essere i più importanti per la crescita dei personaggi. In questo caso notiamo anche la forza del personaggio della madre di Shoya, che riesce ad educare il proprio figlio con un semplice sguardo amorevole, forse lo sguardo più importante della vita del protagonista, in cui la madre pronuncia semplicemente “farai il bravo bambino da domani, vero?”. Il film parla anche dei problemi di comunicazione di Shoya e Shoko, il primo a causa del suo isolamento dal mondo, la seconda a causa di un problema fisico. Sarà proprio questo problema comune a fortificare l’intesa tra i due, che in un certo senso affronteranno questo percorso insieme. Nella pellicola la parola “insieme” ha un significato fondamentale, perché nessuno può vivere senza avere qualcuno con cui stare insieme, che sia esso un amico o qualcuno di ancora più importante. Il film insegna a cercare quel qualcuno senza chiudersi in se stessi, perché ci sarà sempre una persona pronta ad accoglierci. L’evoluzione del personaggio di Shoya si concretizza anche grazie ai suoi amici, che prima non erano altro che delle persone con una “X” sul volto, ma che in un modo o nell’altro gli faranno alzare lo sguardo, scoprendo quanto potessero essere reali i loro occhi.

 

Il film scorre che è una meraviglia, emozionando in diverse occasioni.

Parlando dei difetti, a volte abbiamo delle reazioni umane forse troppo esagerate e dei dialoghi poco ispirati, ma stiamo comunque osservando un gruppo di ragazzi delle superiori. Quante volte ci sarà capitato di pensare a quanto siano stati stupidi dei comportamenti che abbiamo avuto in passato? Forse è anche giusto che ci siano questi difetti, che probabilmente danno ancora più valore al film.

COMPARTO TECNICO

Quando si parla di Kyoto Animation c’è veramente poco da recriminare sulla tecnica. La regia della Yamada ha un taglio fortemente cinematografico, grazie all’utilizzo di filtri che simulano la profondità di campo, sempre molto stretta sui personaggi, riuscendo a valorizzare ogni singolo sguardo. I fondali risultano essere curatissimi quando vengono mostrati in campo lungo, mentre sono volutamente sfocati quando abbiamo i personaggi in campo, a volte con un effetto “bokeh” veramente impressionante per un film d’animazione.

Una regia veramente di gran classe, degna di quei registi che fanno della messa in scena il loro punto di forza, invece di concentrarsi principalmente su effetti strabilianti ma poco funzionali. Animazioni molto buone, anche se si notano dei cali di qualità in alcuni cut, ma niente di insopportabile. Musiche fantastiche ed evocative, in particolare l’ost “Lit”, vera colonna sonora del film. Come sempre un sontuoso lavoro in fase di doppiaggio e adattamento, come ci si aspetterebbe da una distribuzione Dynit, sempre pronta ad offrirci una versione italiana dignitosa almeno quanto quella originale.

IN CONCLUSIONE

La Forma Della Voce è un film veramente eccezionale, sicuramente non un capolavoro, ma è la classica pellicola che riesce ad accontentare tutti, dal ragazzino di 10 anni alla persona anziana.

Antonio Vaccaro

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