Musica

Belzebù pensaci tu: l’invocazione di Salvo Mizzle

Torniamo ad occuparci di musica dal sottosuolo italiano.

Dopo Francesco Motta è il turno dell’opera seconda di Salvo Mizzle, artista proveniente da quella stessa Puglia che ci ha già fatto conoscere Amerigo Verardi e i più recenti Fonokit.

Viene subito da pensare quanto sia ironico che un album intitolato Belzebù pensaci tu sia stato registrato proprio a San Giovanni Rotondo, la città di Padre Pio. Eppure questa invocazione, che in realtà non ha nulla di satanico, arriva proprio dall’alto: sono le atmosfere psichedeliche di Cielinfrarossi, suggestivo biglietto di presentazione di un cielo squarciato che potrebbe preannunciare l’inizio di una nuova fase o almeno una resa dei conti. Si passa subito al singolo scelto per presentare l’album, Canemorto, in cui una voce compressa usa i giochi di parole per denunciare quella insopportabile tendenza del “pesce grosso mangia pesce piccolo” tanto caratteristica dei tempi nostri. Sfogo che trova seguito nella successiva Detestare (Devi rivendicare tutto / devi farti del male / detestare / affondare forte / prenderti il sale del mare), per proseguire con una delle perle di questo lavoro: Che stile. Qui Mizzle ci mostra con ottimi risultati la sua capacità di mischiare sonorità diverse, complice anche la presenza ai violini di Nicola Manzan/Bologna Violenta.

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Atmosfere più lievi ed altre più distorte accarezzano la struttura dei brani successivi e tra questi emergono l’accoppiata pianoforte-sax di Perpendicolare e la più particolare Non è brutto ciò che è brutto ma è brutto ciò che piace. E c’è anche una ghost track. In definitiva, Belzebù pensaci tu di Salvo Mizzle (alias Salvatore De Padova) è un lavoro con tutte le caratteristiche dei primi album, che offre una capacità interessante di mischiare sonorità differenti in maniera sapiente. Il tutto dal respiro parecchio internazionale. Oltre che a ricondurlo a sonorità di Moltheni, Paolo Benvegnù e Marco Parente, si possono trovare infatti ricordi dei Belle and Sebastien e di gruppi che devono molto alla psichedelia, come (addirittura) gli Stereolab. Un album che sicuramente sarebbe interessante sentire anche in una veste acustica.

Gianluca De Serio

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