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[#Anime] Berserk (2016), la Recensione

Il 16 settembre ha visto la fine di uno degli anime più discussi di questa stagione estiva, ormai giunta alle ultimissime battute. Berserk (2016) è il terzo adattamento animato dell’acclamatissimo manga dark fantasy di Kentaro Miura, in corso dal lontano 1989, nonostante le ripetute pause dell’autore. La serie è prodotta dallo studio Liden Films con regia di Shin Itagaki. Il manga ha già goduto nel 1997 di una serie televisiva di 25 episodi prodotta da Oriental Light And Magic e di una serie di 3 film prodotti da Studio 4°C. Entrambi i progetti hanno adattato la prima parte del manga, la cosiddetta Golden Age. Questo nuovo progetto animato della Liden Films ha come obiettivo quello di adattare gli avvenimenti successivi ai due precedenti anime, ripartendo quindi dal periodo successivo alla famosa Eclissi.

La trama è piuttosto semplice: Gatsu, dopo essere stato marchiato durante l’Eclissi, vaga per il mondo uccidendo i vari mostri che lo perseguitano a causa del suo marchio. Il suo obbiettivo è quello di vendicarsi del suo vecchio amico Grifis, che durante l’Eclissi sacrificò tutta la Squadra dei Falchi per poter diventare un membro della Mano di Dio. A Gatsu si unisce l’elfo Puck e successivamente altri personaggi. Inoltre il Guerriero Nero dovrà ritrovare la sua amata Caska, che insieme a lui è l’unico membro della Squadra dei Falchi ad essere sopravvissuta all’Eclissi.

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Tralasciando l’apparato tecnico (di cui parleremo successivamente), Berserk ha sicuramente tanto da dare allo spettatore. Nonostante l’arco narrativo in questione non sia lontanamente paragonabile alla  straordinaria Golden Age, ci troviamo comunque di fronte ad una narrazione matura e coinvolgente. Interessante l’evoluzione subita dal protagonista, passato da essere un uomo duro ma con dentro un grande amore per i propri compagni e per suo amico Grifis, ad una vera e propria macchina da guerra che prova odio verso il mondo che lo circonda, un mondo che gli ha portato via quasi tutto e che sta tentando di allontanarlo anche da Caska, forse l’ultimo appiglio che gli è rimasto prima di perdere completamente la sua umanità. Interessante come Miura riversi in Gatsu quella che è probabilmente la sua visione della religione, fatta di un profondo odio verso una divinità che rende possibile delle immani tragedie. Non mancheranno delle durissime frasi del protagonista, ormai diventate di culto nel panorama dei manga, come “Non pregare altrimenti avrai le mani occupate” oppure “Se incontri Dio digli di lasciarci in pace”. Per il resto la trama scorre via che è una meraviglia, con degli ottimi dialoghi e delle interessanti svolte, nonostante non sia un adattamento fedelissimo dell’opera di Miura (ci sono alcune parti che sono state saltate e alcuni personaggi non inseriti).

Il vero problema di quest’opera è l’apparato tecnico. Il manga di Miura ha dalla sua una straordinaria cura sul piano visivo, e proprio questa resa grafica riesce a integrare alla perfezione il lato narrativo, rendendo la lettura di Berserk una vera e propria esperienza. Purtroppo questo si perde totalmente nell’anime, complice l’infelice scelta di utilizzare delle animazioni in computer grafica che, a causa del basso budget della produzione televisiva, sono veramente brutte a vedersi. Nei precedenti film cinematografici si era optato per la stessa scelta, ma le legnose animazioni in CG venivano compensate da degli ottimi cut in animazione tradizionale, in particolare degli splendidi primi piani dei protagonisti, oltre a degli sfondi veramente mozzafiato. Ciò si perde totalmente in questa serie tv, dove gli intermezzi animati tradizionalmente non fanno altro che peggiorare il tutto, rendendo impossibile abituarsi alla computer grafica.

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Quello che potrebbe succedervi guardando quest’anime dopo aver letto il manga!

I personaggi sembrano dei burattini animati con i fili, complice il basso frame rate di questo tipo di animazione. I primi piani risultano imbarazzanti in alcune sequenze, a causa della scarsa espressività dei modelli computerizzati, sostituiti a volte da dei discreti primi piani disegnati a mano, ma che spezzano eccessivamente l’animazione. Ma quello in cui l’anime riesce a dare il peggio di se è senza alcun dubbio la regia, soprattutto nei primi episodi, aggiustando il tiro nella seconda metà, fatta di continui controcampi (inversioni dell’angolo di ripresa di 180 gradi) nelle scene di combattimento, oltre a inquadrature eccessivamente fotografate (inquadrature di durata brevissima),  inquadrature larghe seguite da altre strettissime, continue zoomate, rallenty e accelerazioni. La regia offre veramente poco equilibrio in questo senso, elementi che complicano eccessivamente lo stare dietro alle scene d’azione, che sono terribilmente confuse e in alcuni frangenti ti fanno solo sperare che finiscano per farti ritrovare i personaggi sullo schermo. Le musiche sono poco varie ma sono sicuramente molto “alla Berserk”. Sarebbero sicuramente un ottimo commento musicale alla lettura del manga, ma in quest’anime riescono a fare ben poco.

L’utilizzo della computer grafica è una scelta anche comprensibile, visto che per gli animatori tradizionali sarebbe impossibile replicare la perfezione stilistica di Miura, ma guardando il vecchio anime del 1997 non possiamo fare altro che rimpiangere quello stile.

La serie è stata rinnovata per una seconda stagione che andrà in onda nella primavera del 2017. Speriamo veramente che sia più curata sotto tutti i punti di vista, perché far scoprire in questo modo un’opera come Berserk alle nuove generazioni è veramente un peccato.

Antonio Vaccaro

 

 

 

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