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[#Marvel] Doctor Strange, la recensione

Gli ultimi anni sono stati sicuramente molto prolifici per quanto riguarda i cinefumetti, ormai diventati una realtà sempre più apprezzata sia dal grande pubblico che dalla critica. Si parla di intrattenimento di altissimo livello, ma non solo, ultimamente si nota la tendenza ad utilizzare attori di grandissimo talento per le produzioni cinefumettose, in particolare nel caso dei Marvel Studios. Doctor Strange è sicuramente uno di questi prodotti, con il protagonista interpretato da Benedict Cumberbatch, straordinario attore britannico, famoso soprattutto per la serie tv Sherlock. Oltre a lui abbiamo dei grandi attori di contorno come Tilda Swinton (Solo gli amanti sopravvivono, Snowpiercer), Mads Mikkelsen (Hannibal), Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo) e Rachel McAdams (True Detective). Questo dimostra la voglia dei Marvel Studios di elevare i loro film anche a livello recitativo.

Doctor Strange è il quattordicesimo film dei Marvel Studios, diretto da Scott Derrickson, ed è collocato nella Fase Tre del Marvel Cinematic Universe.

La trama è la seguente: Stephen Strange è un neurochirurgo di grande fama. Un giorno rimane coinvolto in un incidente che gli limita fortemente l’utilizzo delle mani, rovinando la sua carriera. Dopo aver speso tutti i suoi soldi cercando una cura, Strange scopre che potrebbe esistere un metodo mistico che gli consentirebbe di ritornare quello di prima. Il protagonista partirà dunque per un viaggio che lo porterà a Kamar-Taj, al cospetto dell’Antico.

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Partiamo subito dicendo che Doctor Strange è un film di intrattenimento veramente impressionante, sopratutto sul lato visivo. Sicuramente un film che non annoia neanche per un secondo, nonostante la parte iniziale sia piuttosto lenta, ma riesce comunque a far leva su un forte interesse per la faccenda e sulla bravura dell’attore protagonista. Purtroppo la pellicola soffre del solito difetto di ogni film dei Marvel Studios, il villain. Nonostante la bravura di Mikkelsen (che riesce a catturare l’attenzione in ogni sua apparizione), abbiamo il solito villain poco caratterizzato, con cui lo spettatore non riesce ad empatizzare a causa di una scrittura poco approfondita del personaggio. In alcuni momenti viene quasi da pensare che non ci creda nemmeno lui nei suoi ideali, perché il film non riesce a farci entrare nella sua psicologia.

L’Antico è un personaggio abbastanza interessante, interpretato con la solita naturalezza da Tilda Swinton. Fin dalla sua prima apparizione capiamo che potrebbe nascondere un qualche segreto che verrà svelato nel corso della pellicola.

Chiweter Ejiofor interpreta Karl Mordo, il personaggio che indirizzerà Strange nel mondo del misticismo. Un personaggio che subirà un’interessante evoluzione e di cui sicuramente sentiremo parlare molto nei film successivi (vi invito a restare fin dopo i titoli di coda).

Gli altri personaggi sono ben caratterizzati, in particolare Christine Palmer, interpreta dalla McAdams, e Wong interpretato da Benedict Wong, che rappresentano rispettivamente il lato sentimentale e il lato comico dell’opera.

La prova attoriale di Cumberbatch è di altissimo livello come al solito, anche se trattandosi di un blockbuster d’intrattenimento (d’autore, ma sempre intrattenimento) non ha sicuramente potuto dimostrare tutta la sua bravura. Lo attendiamo in qualche film più autoriale sul lato artistico.

Un difetto dell’opera è probabilmente una gestione dei tempi narrativi abbastanza altalenante, con delle situazioni approfondite fino all’eccesso e altre troppo sbrigative, ma questo non va ad inficiare minimamente la visione del film. Oltre a questo abbiamo qualche situazione comica leggermente fuori luogo, ma niente che non si possa perdonare alla pellicola.

Sul lato visivo il film è qualcosa di incredibile.

La regia di Derrickson è fatta di grande sapienza nella gestione degli elementi in scena, con dei movimenti di macchina veramente pazzeschi,  spostamenti di prospettiva che fanno venire il mal di mare solo a pensarci, ma che in mano al regista sembrano naturali e per niente confusi. La regia è accompagnata da un montaggio ben dosato, in cui le varie inquadrature hanno la giusta durata, lasciando ampio spazio al talento di Derrickson nel muovere la macchina da presa. Eccezionale il lavoro nel campo degli effetti visivi, con delle scene che lasciano a bocca aperta, in cui l’intera location ruota e si distorce in pieno stile Inception, lasciando quel senso di stupore che dovrebbe essere l’obbiettivo degli effetti speciali, ma che non in tutti i film riesce a venir fuori. Da questo lato deve esserci stato uno studio pazzesco da parte dei concept artists per decidere come ruotare le strade o i vari palazzi presenti sulla scena. Le musiche sono spettacolari, con sonorità epiche che esaltano la scena.

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Concludendo, Doctor Strange è un film che stupisce sul lato visivo. Vi consiglio di recuperarlo in sala, perché passerete due ore in cui rimarrete a bocca aperta in più di un’occasione. Non scappate via dopo l’accensione delle luci, perché ci sono ben due scene post-credits.

Antonio Vaccaro

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