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[#SpecialeComics2018] Intervista esclusiva a Gianluca Gallo

Come ogni anno, ormai di consuetudine, si tiene il Cosenza Comics and Games. Quest’anno, nelle date 20-21-22 Aprile, la fiera del fumetto bruzia è tornata sempre più piena di eventi, giochi, cosplay e tanto altro.


Durante la manifestazione abbiamo incontrato Gianluca Gallo, disegnatore cosentino amatissimo a livello nazionale, che ci ha rilasciato un’interessante intervista.

Chi è Gianluca Gallo?

Bella domanda! Gianluca Gallo è un ragazzo di Cosenza, di ormai 30 anni, che si è trovato a fare l’illustratore quasi per caso.

Come sei entrato nel mondo del disegno?

Prima ero un musicista, ho sempre suonato e lavorato nella musica in generale, poi l’anno scorso ho ripreso a disegnare, dopo aver accantonato per qualche anno, e ho aperto una pagina Facebook. Avevo messo dei disegni su internet e sembrava che piacessero molto, tante persone mi hanno spronato a creare una pagina e un po’ forzatamente l’ho fatta, anche perché sono una persona molto riservata e fare una pagina non mi entusiasmava tantissimo. Dopo averla creata, però, in tre settimane ha raggiunto i ventimila followers e da qui è partito tutto.

Qual è stato il passaggio che ti ha fatto approdare dalla musica al disegno?

In realtà ero in un periodo particolare della mia vita. Ho sempre disegnato da quando ero piccolo, questa è stata la mia prima forma di espressione in assoluto. Poi crescendo è arrivata la musica e ho relegato il disegno a una sfera molto personale e intima. In quel periodo, oltre a essere in una fase molto molto particolare, volevo un po’ riprendere perché era un pallino fisso: avevo tante cose da dire e mi piaceva dirle con il disegno, per andare ancora di più nel profondo. Senza nemmeno pensarci ho preso la matita e ho iniziato a disegnare e da lì è iniziato naturalmente tutto quello che è successo.

Il tuo primo approccio con il mondo del fumetto?

Da piccolo leggevo tantissimi fumetti, spaziavo in qualsiasi cosa: da Topolino a Dylan Dog, Tex, fino alle robe che andavano in quel tempo, che avevano i cugini più grandi. Mi è piaciuto sempre di tutto, roba tedesca, anche un po’ più underground.
Sono sempre stato affascinato dal disegno perché mio padre è un grande appassionato, quindi è stata una contaminazione che ho avuto in giro per casa. Mi piaceva veramente tanto. Poi crescendo, l’interesse un è andato scemando, ad esempio ora non so cosa gira, cosa viene pubblicato, chi li fa. Sono un po’ fuori da questo mondo. Però grazie a quello che mi è capitato sono rientrato a gamba tesa in questa realtà, quasi per forza, e anche partecipando a festival e fiere mi sto un po’ aggiornando.

Nelle tue tavole fai molti riferimenti alla musica indie. Com’è nato l’amore verso questo genere musicale?

Ci ho sempre sguazzato dentro. Suonando, organizzando concerti, lavorando negli staff musicali. E’ sempre stato il mio mondo quello della musica e soprattutto quello della musica indipendente.
Il legame con le tavole è stato naturale, perché quando disegno ascolto sempre musica; quando devo dare un titolo a un’illustrazione, magari quella cosa che ho disegnato mi ricorda una frase di una canzone, oppure è la canzone che sto ascoltando che mi ispira. Quindi è un legame indissolubile e naturale. Amo la musica, è sempre stata il mio mondo, è sempre stata il mio lavoro e la mia passione, quindi è un gioco di rimandi e non mi faccio domande.

Dove credi che ti porterà l’arte?

Sono successe tantissime cose da quando ho creato la pagina, compreso il libro. A Natale, infatti, ho pubblicato la mia prima raccolta di illustrazioni per Rizzoli, che è una cosa che non avrei mai immaginato di poter fare, soprattutto in un periodo così breve: la casa editrice mi ha scritto quando la pagina era attiva appena da quattro mesi. Stavo morendo quando è successo questa cosa. Poi il libro è andato bene perché è uscito prima di Natale, sono stato quarto su Amazon, primo su IBS, insomma ha avuto un po’ di successo. Ci sono anche tutti questi effetti collaterali di persone che si fanno i tatuaggi delle illustrazioni, perché se li sentono molto legati.
Insomma, spero che mi porti sempre verso soddisfazioni. Tutto questo è principalmente una soddisfazione personale, perché mi piace molto che tante persone usino quello che disegno come tramite per esprimere qualcosa che non riescono a dire loro. Spero, prima di tutto, che continui tutto su questa scia, poi ho scoperto il piacere immenso di pubblicare libri, è una cosa che farei per sempre e in tantissime altre forme. Mi piacerebbe fare un libro che unisca narrativa e illustrazione, quindi un racconto e illustrazioni che lo spiegano.
Mi hanno chiesto anche di disegnare delle grapich novel sceneggiate da altri, quindi si aprono degli scenari che non posso neanche tanto immaginare.

                                                                                                                             Paolo Gabriele De Luca

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