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‘Ndrangheta, il boss Muto scarcerato rientra a Cetraro: precarie le sue condizioni di salute

COSENZA – Il boss Franco Muto, 83 anni, ha lasciato il carcere di massima sicurezza di Sassari per fare ritorno a casa. Decisiva l’istanza di scarcerazione presentata, dall’avvocato Michele Rizzo, al tribunale di Sorveglianza di Sassari.

Le argomentazioni difensive sono state accolte a seguito alle sue precarie condizioni di salute e dell’età ormai avanzata. Nell’istanza, l’avvocato ha anche messo in risalto il fatto che i carabinieri di Cetraro, in una precedente informativa, avevano spiegato come nel periodo della detenzione domiciliare Franco Muto avesse mantenuto una buona condotta senza mai violare le prescrizioni imposte e farà ritorno nella sua casa che guarda verso il mare.

E’ stato concesso al boss il differimento della pena che permette al condannato di rimandare l’attuazione della sanzione decisa dal tribunale di competenza per vari motivi, come una malattia grave e invalidante per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione. Nel caso specifico Muto sarà libero fino al momento in cui la sua posizione verrà nuovamente rivalutata dai giudici.

Cosenza, operazione “Auto Stop”, sequestrata vettura al boss Franco Muto

COSENZA – La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Cosenza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza, ha eseguito un Decreto di sequestro preventivo, nei confronti di Francesco Muto, alias “il re del pesce”, ritenuto il
Boss dell’omonimo Clan Cetrarese di matrice ‘ndranghetista e ristretto in regime speciale di cui all’art. 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario, avente ad oggetto una “Jeep Renegade” nuova e di prima immatricolazione, del valore di
euro 26.500. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Cosenza – dr. Piero Santese, su richiesta del capo della Procura Bruzia – dr. Mario Spagnuolo, è scaturito da un’indagine di Polizia Giudiziaria
effettuata dai Finanzieri cosentini, in materia “Antimafia”: con particolare riferimento alle disposizioni normative che disciplinano il “monitoraggio” ed il “controllo” delle “variazioni patrimoniali” dei soggetti destinatari di “Misure di Prevenzione” e/o “condannati per reati di particolare allarme sociale”. I soggetti condannati per reati di stampo mafioso e quelli colpiti da misure di prevenzione, infatti, sono obbligati a comunicare alla Guardia di Finanza, per dieci anni decorrenti dalla data del provvedimento definitivo (Decreto di Prevenzione e/o Sentenza di condanna) emesso a loro carico, ed entro trenta giorni dal fatto, tutte le variazioni nell’entità e nella composizione del patrimonio, di valore non inferiore all’ammontare di euro 10.329,14. Qualora tale importo dovesse essere raggiunto a seguito di diversi e separati incrementi, la comunicazione deve essere effettuata entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello in cui i fatti si sono
verificati. Il suddetto obbligo costituisce una Misura di Prevenzione di natura patrimoniale, volta a esercitare un controllo preventivo e costante sui beni dei condannati o degli indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, anticipato rispetto a quello svolto con le misure, pure patrimoniali, di carattere preventivo-repressivo costituite dal sequestro e dalla confisca, al fine di accertare ogni forma di illecito arricchimento. Le Fiamme Gialle, attraverso il costante utilizzo delle banche dati ed altre investigazioni di Polizia Giudiziaria, hanno ricostruito l’intera vicenda della compravendita dell’autovettura, effettuata presso una concessionaria con sede in altra regione d’Italia, accertando le violazioni di legge commesse da Franco Muto, al quale è stato contestato il reato di “Omessa comunicazione di variazione patrimoniale”.
Il provvedimento cautelare emesso dall’Autorità Giudiziaria è finalizzato alla “confisca” dell’autovettura, che passerà nel patrimonio dello Stato. Continua, incessante e costante, l’azione della Guardia di Finanza Calabrese nella lotta alla criminalità organizzata, a quella comune ed alle illegittime e/o indebite accumulazioni patrimoniali.