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Parco Archeologico di Sibari: ora è dramma fango

Otto giorni fa il fiume Crati  inondava d’acqua l’intero Parco archeologico di Sibari. L’argine lungo lo stesso, compromesso anche a causa dell’uomo, non riusciva a fare adeguata barriera  e giocoforza il sito veniva sommerso. Otto giorni dopo, la situazione resta drammatica. Il livello dell’acqua è sceso, ma già  si intravede quello che è il vero problema: il fango. La fanghiglia, infatti, avvolge tutti i resti dell’antica Sybaris, e rimuoverla sarà difficilissima. Inoltre già è possibile notare i danni ingenti a tutte le strutture del Parco Archeologico, a rischio un patrimonio di straordinario valore per tutta l’umanità. Intanto nel pomeriggio di oggi  il Sindaco di Cassano All’Ionio, Giovanni Papasso,  colui che dall’inizio ha lanciato il grido d’aiuto, solo in parte accolto però dalle Istituzioni competenti, ha effettuato un altro sopralluogo, in stretto contatto con la Sovraintendente per i Beni Archeologici della Calabria Antonella Bonomi.

Il sindaco Papasso lancia ancora una volta l’esasperato grido di allarme rivolto alle istituzioni: “Governo e Regione Calabria ci aiutino, nel caso contrario faremo un grave danno alla storia ed alla civiltà di questo territorio, dell’Italia e del mondo tutto.

Seri rischi anche per i residenti, di quelle famiglie di c.da Lattughelle costrette a vivere d’inverno con il timore dello straripamento del fiume e del rischio allagamento delle proprie abitazioni, per cui il sindaco sottolinea uan vana attesa di intervento: “ci saremmo attesi un sopralluogo lungo l’argine dello stesso al fine di verificare la sicurezza dei residenti. Sono altresì sbalordito che lo stesso, in questi giorni di forte drammaticità lungo il Crati, non sia venuto qua a dirci a che punto è la progettazione e quali sono le risorse per mettere in sicurezza il Crati”.

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