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Se muore il Sud muore l’Italia

E’ un rigido tardo pomeriggio cosentino e i visitatori della città Bruzia passeggia no su Corso Mazzini. Il Natale e il rituale dei regali sono imminenti e perciò, i Natalofili controllano le offerte più belle economicamente (nessuno vuole sfigurare e trasfigurare il binomio prezzo/qualità). Più di venti, fra loro, decideno di entrare nella libreria Feltrinelli. Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo presentano il loro nuovo impegno letterario “Se Muore il Sud”. L’evento sul terreno meridionale non è un unicum. E’ infatti già stato preceduto da incontri controversi e da dichiarazioni avvelenate. Ai due giornalisti del Corriere della Sera  è stato imputato di essere anti-meridionalisti (le parole sono del rettore uscente dell’ Unical Latorre) , di aver scritto falsità e imprecisioni. L’economista Gianfranco Viesti, deluso dall’impostazione generale del testo, sostiene che: il Sud non ha usufruito di una pioggia di fondi, la candidatura di Palermo come paese ospitante delle Olimpiadi non è stata “ridicola”, la Puglia ha visto crescere il tasso di alfabetizzazione dal 20% al 27%, il Corriere della Sera, per interessi meramente imprenditoriali, promuove la chiusura degli Atenei del Mezzogiorno.

Stella e Rizzo arrivano al banco degli ospiti speciali della Feltrinelli con quindici minuti di ritardo, scusandosene immediatamente. “E’ il nostro sindaco che ci ha regalato il blocco del traffico”, afferma un signore in prima fila, volendo subito infervorare il clima natalizio. La presentazione inizia comunque alle 18.28, perché Gian Antonio rilascia un’intervista e i responsabili della libreria devono sistemare video-proiettore e temperatura ambientale. Davanti al pubblico, è anche presente Paolo Pollichieni (Corriere della Calabria), in veste di moderatore. La sua prima dichiarazione conforta i due cronisti del Corriere: “la loro (Rizzo e Stella n.d.r) scrittura è contundente. L’essenza del libro è un pugno nello stomaco, la filosofia del libro un messaggio d’amore. I Calabresi hanno equivocato il voto disgiunto: stimano uno e poi votano un altro.. La teoria leghista è stata rovesciata”.

Trascorso il momento del conforto e dell’elogio, l’ operato di Gian Antonio e Sergio (li chiamo per nome convinto di non offendere la loro suscettibilità), proiettano su un bianco telo una serie di dati deprimenti per il Meridione e soprattutto per l’intera nazione italica (ricordiamoci che, a tutti gli effetti, il Sud è Italia). Siamo scadenti in quasi tutto: alfabetizzazione, innovazione, cura del territorio, gestione rifiuti, efficienza dei trasporti.. Solo sul finire della presentazione, c’è spazio per qualcosa che fa inorgoglire il Sud: l’imprenditore Mimmo Costanzo che ha lavorato su un pezzo della Salerno-Reggio Calabria (poi chiuso), l’Harmont and Blaine, le ceramiche di Grottaglie, il nuovo Boing 787, gli imprenditori Beliso e Petrosillo che vendevano pezzi in carbonio per aeroplani e in seguito hanno costruito la Blackshape.

Il confronto con la platea, durato anche oltre l’orario di chiusura della libreria e suggellato da una dichiarazione amorosa verso il Sud, si è incattivito quando un docente ha obiettato che l’opera ha le sue imprecisioni e si è rattristato quando più di una persona ha ribadito il proprio pessimismo (“la mediocrità ha occupato lo Stato) e l’incapacità degli amministratori (Scopelliti disse addirittura che la ‘ndrangheta non esisteva). Il momento più toccante sono state le parole di Pollichieni: “l’ Università è morta il 12 Gennaio, con un trenta e lode “ordinato” da un boss latitante e attualmente valido”. Il momento più esilarante: la ridicolizzazione dell’ignoranza leghista (il sole delle Alpi non è solo padano, ma anche turco, la Padania è una favola mal raccontata).

Stella e Rizzo, fortunatamente, non hanno svolto il compito dei soliti diffamatori. Hanno ammesso che la questione meridionale è anche colpa dello Stato Italiano (distratto, avido), di pessimi amministratori e di criminali che deturpano ogni ricchezza. Hanno poi voluto raffreddare ogni spirito anti-unificazione, calcolando che Garibaldi e i Mille non erano dei santi ma nemmeno degli assassini seriali (è spiacevole però, che quei massacri e quei saccheggiamenti siano snobbati da due personalità così intelligenti). Utilissimo è stato l’incitamento di una ragazza del pubblico, rivolto ai Meridionali, a non vivere con il complesso della vittima e a rimboccarsi le maniche, nonostante il governo centrale sia un padre assente.

Da questo confronto si ritorna a casa, a comprare regali, ad organizzare piccole cene, con il dubbio che gli intellettuali odierni siano abili a criticare ed impreparati nel formulare proposte. Bisogna cambiare la cultura, la mentalità dell’ intero popolo Italia (più memoria storica, più coraggio e meno pregiudizio) e poi ? Nessuno sente il dovere di formulare proposte, per esempio di rafforzare il turismo, l’artigianato, di istituire corsi sulla legalità e l’ambiente ? Nessuno fa i nomi degli eroi quotidiani che si sacrificano per mandare i figli a scuola e denunciare i corrotti e si innervosisce perché vengono sbattuti nell’oblio ? Chi ammonisce i mezzi di comunicazione che sottostimano i malanni del Sud (ingigantendo i furti a Napoli) ? Sognare è un gran bell’esercizio (lunga vita al sogno), ma quando siamo svegli abbiamo bisogno di pragmatismo.

Cristo, a pensarci bene, si è fermato prima di Eboli.

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