Attualità

Fipe Cosenza “il divieto di consumare dentro i bar è immotivato”

Un altro pesante colpo ai bar che hanno perso già 8 miliardi di euro di ricavi e 90.000posti di lavoro.

COSENZA – “La circolare del 24 aprile u.s. con cui il Ministero dell’Interno ritiene che il DL “Riaperture” vieta ai bar la possibilità di effettuare la somministrazione al banco è giuridicamente incomprensibile e non ha alcun fondamento di sicurezza sanitaria”. Così scrive in una nota la FIPE Cosenza (Federazione Italiana Pubblici Esercizi). 

“Si tratta di un’interpretazione che nessuno si aspettava considerando che il decreto non esclude espressamente il consumo al banco ma, al contrario, ha voluto specificare con quali modalità può avvenire il consumo al tavolo (esclusivamente all’esterno fino al 31 maggio). D’altra parte, dopo 14 mesi di blocco delle attività di ristorazione, almeno l’aspettativa di una regolamentazione puntuale non dovrebbe essere tradita: in zona gialla i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco anche in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce, che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi”.

“In sostanza, – incalza la Federazione – stando alla circolare del Ministero dell’Interno, la somministrazione al bancone non si potrà fare prima del 1° luglio mentre a partire dal 1° giugno sarà possibile consumare al chiuso ma al tavolo. Un paradosso giuridico e sanitario”.

E’ un attacco al modello di offerta del bar italiano” – dichiara Laura Barbieri, presidente di Fipe Cosenza- “che si differenzia da quelli degli altri Paesi proprio perché basato sul consumo al banco. Un provvedimento punitivo ingiustificato anche sotto il profilo scientifico sui rischi sanitari che si corrono. Anzi la scienza continua a sostenere che il rischio di contagio cresce con l’aumento del tempo di contatto.”

“Per dare voce ai 4.552 bar della Calabria, Fipe – Confcommercio di Cosenza – si associa alla richiesta del Presidente nazionale Fipe Stoppani di un intervento urgente da parte del MISE, perché ormai il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore produttivo”, concludono. 

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