Attualità

Referendum costituzionale, le ragioni del sì e le ragioni del no

Da sx Aldo Casalinuovo, Franco Citrinioti, Nicola Ventura, Nunzio Raimondi, Vincenzo Marino

Da sx Aldo Casalinuovo, Franco Citrinioti, Nicola Ventura, Nunzio Raimondi, Vincenzo Marino

PENTONE (CZ) – Si sono confrontate anche nella sala consiliare del Comune di Pentone, le ragioni del sì e le ragioni del no al Referendum costituzionale del 4 dicembre. A sostenerle, rispettivamente, l’avvocato Aldo Casalinuovo e l’avvocato Nunzio Raimondi.

Il dibattito è stato organizzato da Francesco Citriniti, capogruppo di minoranza del Comune di Pentone (Amare Pentone). Nell’introduzione, il consigliere ha rimarcato l’importanza di informarsi e di partecipare e ha precisato il taglio tecnico-giuridico dell’incontro promosso. Sul dato tecnico si è soffermato anche Vincenzo Marino. Il capogruppo di minoranza dello stesso Comune (Rinascita per Pentone) ha rilevato la difficoltà dei cittadini nell’orientarsi tra i tecnicismi della legge costituzionale e ha invitato i presenti a partecipare sempre alla vita politica della comunità, in primis al consiglio comunale del 30 novembre.

I nodi del referendum costituzionale – che, essendo confermativo, non richiede il raggiungimento del quorum – sono stati trattati dai due relatori in risposta alle domande del moderatore, il consigliere del Comune di Catanzaro, Sabatino Nicola Ventura, e dei presenti.

 

Legge elettorale e revisione costituzionale – Per Aldo Casalinuovo (sì) si tratta di due questioni diverse: nel Referendum del 4 dicembre i cittadini sono chiamati a esprimersi sull’architettura costituzionale dello Stato. L’avvocato ha fatto una rapida carrellata su come è cambiata, negli anni, la possibilità di esprimere o meno le preferenze. Diametralmente opposta la posizione di Nunzio Raimondi (no) per il quale legge elettorale e revisione costituzionale sono strettamente interrelate e lo dimostra la storia. L’avvocato ha menzionato la dichiarazione di parziale incostituzionalità della legge elettorale Porcellum da parte della Corte Costituzionale. Quindi ha fatto notare il paradosso e la parziale incostituzionalità di un Parlamento, in parte incostituzionale, che forma una legge di revisione costituzionale.

Rafforzamento del potere esecutivo? – Secondo Raimondi il potere esecutivo non viene rafforzato, ma la revisione costituzionale svuota delle sue funzioni il Parlamento. Perché gli impone la velocità laddove la Costituzione vigente «è fondata sul dialogo, sulla discussione, sulla presa d’atto dei contributi di tutti». Per l’avvocato, perciò, si rischia una svolta autoritaria. Raimondi fa l’esempio del voto a data certa, spiega che entro 70 giorni il Parlamento deve approvare 1 legge del Governo che può proporre anche 1000 leggi proprie. Agli antipodi la tesi di Casalinuovo: la riforma mette di nuovo al centro il Parlamento, oggi si ricorre a decreti legge e voti di fiducia. L’avvocato fa riferimento al «procedimento infinito» per il quale, afferma, basta che una Camera cambi una virgola, perché una legge ritorni all’altra Camera. Per Casalinuovo è essenziale dare velocità al processo legislativo: «non possiamo stare al balletto delle virgole», dice. E sui 70 giorni, aggiunge che il Governo produce una legge, poi può essere approvata o bocciata.

Superamento del bicameralismo perfetto? – Aldo Casalinuovo ha sostenuto che l’unica camera a legiferare sarà la Camera: un terzo del Senato potrà richiamare la legge e produrre delle osservazioni che la Camera potrà accettare o meno, quindi la Camera approverà oppure no la legge. L’avvocato ha osservato che il dettato ricalca quello della Bicamerale D’Alema e che, con la riforma costituzionale, si ottiene il cambiamento che in Italia viene discusso da circa 35 anni. Nunzio Raimondi, invece, ha puntualizzato che legiferano sia la Camera sia il Senato, entrambi esaminano alcune leggi bicamerali su materie che, secondo l’avvocato, «danno idea dell’approssimazione della riforma». Raimondi, inoltre, ha argomentato che il bicameralismo perfetto non prevedeva che le 2 Camere facessero la stessa cosa, perché i loro membri hanno età diverse, sono elette con sistemi elettorali diversi, sono rappresentanze diverse: «per i padri costituenti era importante non solo ciò che si faceva, ma la capacità delle persone di guardare con un occhio diverso».

Il nuovo Senato –  Secondo Nunzio Raimondi, il nuovo Senato viola la sovranità popolare perché non viene eletto a suffragio universale (l’articolo 58 che attualmente lo prevede, è abrogato dalla riforma costituzionale, spiega). Per Casalinuovo, al contrario, «non c’è nessuno scippo di sovranità popolare» poiché c’è elezione indiretta, poi toccherà ai componenti valorizzare il Senato.

Competenze Stato – Regioni – L’avvocato Casalinuovo, spiegando che alcune materie di competenza delle Regioni ritornano nelle competenze dello Stato, ha definito le Regioni di oggi «dei carrozzoni clientelari» e ha precisato che le Regioni più virtuose avranno più competenze. Su questo punto, l’avvocato Raimondi ha indicato nella nuova ripartizione delle materie tra Stato e Regioni l’origine di ulteriori conflitti considerato che, quando si legifera, si tocca una grande quantità di materie.

 

Rita Paonessa

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