Cronaca

Processo “Arberia”: annullata condanna a Francesco Abbruzzese detto “Dentuzzo”

Il tribunale di Catanzaro

Il tribunale di Catanzaro

CATANZARO – La Suprema Corte di Cassazione, quinta sezione penale, nella tarda serata di ieri ha annullato con rinvio la condanna inflitta, nel novembre scorso, dalla Corte di Assise di Appello di Catanzaro nei confronti di Francesco Abbruzzese, alias “Dentuzzo”, per la morte di Giuseppe Romeo, ritenuto uomo vicino al vecchio clan Portoraro, omicidio consumato nel luglio del 1999 nel territorio di Cassano alla Ionio. La morte di Romeo è uno dei quattro fatti di sangue oggetto del ben più noto processo “Arberia” (insieme al tentato omicidio di Antonello Esposito ed agli omicidi di Antonio Forastefano e Giovanni Battista Atene, tutti avvenuti a cavallo tra il 1999 ed il 2000 nella zona della sibaritide). La Direzione Distrettuale Antimafia aveva emesso ordinanza di custodia cautelare nei confronti di più imputati, tra questi Abbruzzese Francesco nella sua presunta qualità di capo società del clan degli “zingari” di Cassano allo Ionio. Un lungo dibattimento innanzi alla Corte di Assise di Cosenza ed un primo processo di Appello avevano decretato l’assoluzione dell’Abbruzzese solo per il tentato omicidio Esposito, con condanna all’ergastolo per i restanti tre omicidi. La prima volta, già nell’aprile del 2015, dopo una lunghissima camera di consiglio, la Suprema Corte aveva annullato con rinvio il giudizio relativo alla morte di Giuseppe Romeo, indicando gli elementi probatori da cui ripartire per la valutazione del fatto delittuoso. Il 5 novembre del 2015, la prima sezione della Corte di Assise di Appello confermava per Abbruzzese l’accusa di essere il mandante dell’omicidio Romeo e lo condannava all’ergastolo con isolamento diurno per la durata di un anno e dieci mesi. Ieri, ribaltando per la seconda volta la decisione dei Giudici di Catanzaro ed accogliendo le tesi difensive dell’Avv. Roberta Provenzano, del Foro di Cosenza, e del Prof. Avv. Giuseppe Antonio Gianzi, del Foro di Roma, la Suprema Corte ha annullato con rinvio la condanna per quella morte e ha disposto che si celebri un nuovo processo dinanzi ad altra sezione della Corte di Assise del capoluogo calabrese.

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