Cultura&Spettacolo

Cineforum Rovito: “I colori della passione” di Lech Majewski

Martedì 2 aprile, al Cineforum di Rovito, ore 20:30, proiezione del film “I colori della passione” di Lech Majewski.

Il film si ispira a questa concezione e segue un percorso che racconta le esperienze frammentarie di una manciata di personaggi oggetto delle dissertazioni e degli studi dello stesso Bruegel (che sullo schermo ha il volto di Rutger Hauer) impegnato nella progettazione e nella realizzazione de La salita al Calvario: la Passione di Cristo – ambientata nelle Fiandre cinquecentesche occupate dalle sanguinose armate spagnole – reca in sé gli interrogativi dell’artista sul tema dell’immortalità, del sacrificio, della disperazione e delle speranze turbate, in uno schema decisamente poco conciliante che anzi fa della sofferenza la propria cifra distintiva. D’altronde la forza contemporanea di Bruegel sta proprio nella sua attenzione al “disinteresse” e al profondo egoismo che permea la natura umana ed è da questo approccio umanissimo ai soggetti che Majewski pare attingere nella costruzione della sua trasposizione.

 

Dopo essere stato presentato alla National Gallery di Londra, al Louvre, alla Biennale di Venezia, al MOMA e in alcune occasioni festivaliere (non ultima il Sundance Film Festival), The Mill and the Cross è arrivato sugli schermi italiani con l’obiettivo di coinvolgere gli spettatori in un viaggio “nella Storia e nelle storie”: il  progetto lessicalmente sembra avvicinarsi più alle forme della videoarte che non all’esperienza filmica vera e propria, in una sorta di rielaborazione del concetto di cinema come affresco in movimento. Non sono rari nella storia della Settima Arte esperimenti di contaminazione fra pittura e rivisitazione cinefila (basti pensare fra gli altri a Tarkovskj, Sokurov e Greenaway): Majewski dà vita a un viaggio labirintico nella “visione dell’artista”, in una sorta di astrazione spaziale nel quale raccontare il ruolo dello sguardo, dal pittore allo spettatore. La vita e la morte si contrappongono in una danza statica dallo stile estremo e particolare, la sua compenetrazione di suggestioni riesce a non presentarsi come esercizio formale fine a se stesso ma trova nella sua asciuttezza estetica un ulteriore punto di forza emotiva: nella tumultuosa, tragica e banale quotidianità dei numerosissimi personaggi dipinti da Bruegel la sofferenza di Cristo e il suo sacrificio passano inosservati, grazie alla rivoluzionaria gestione dei nuclei d’azione propria del fiammingo, evidenziando infine la fragilità dell’individuo e la schiavitù della repressione (fisica e spirituale). Il viaggio di Majewski procede oltre la cornice, nella straniante sequenza di chiusura che finalmente conduce lo spettatore fuori dalla tela, arretrando sempre di più nell’inquadratura fino ad abbracciare la sala del Kunsthistorisches Museum di Vienna dove è custodito Salita al Calvario in un risveglio lento e al contempo lacerante.

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