Cultura&Spettacolo

Il filosofo Cimatti ricorda la figura di Tullio De Mauro

Scriverò di come faceva lezione. Ho seguito i suoi corsi di Filosofia del Linguaggio alla Sapienza di Roma, tre annualità, dal 1978 al 1981. Le sue lezioni erano celebri, non si poteva mai sapere in anticipo di che si sarebbe parlato, si sapeva però che sarebbero state lezioni inaspettate e originali, piene di fatti, aneddoti, riferimenti bibliografici, note linguistiche, etimologie. In un tempo in cui i professori universitari parlavano da dietro la cattedra, e non erano previste domande da parte degli studenti, lo stile di De Mauro era completamente diverso: ci interpellava, ci chiedeva ed esortava ad intervenire, e soprattutto sapeva sempre riprendere le nostre osservazioni, per estrarne un qualche succo, per portarle dentro il suo discorso, per valorizzarle. Parlare e discutere con Tullio De Mauro era una esperienza almeno doppia; per la quantità di cose che conosceva, e di cui sapeva parlare con garbo e competenza; per il gusto filosofico per il contro-esempio, che riusciva sempre a scovare. Trovare il contro-esempio significa educare all’attenzione puntigliosa per il particolare. In questo De Mauro aveva davvero fatto suo l’insegnamento di Wittgenstein, di cui ci parlava sempre a lezione (insieme a Saussure, e al Corso di linguistica generale). Perché fare filosofia significa stare attenti ai particolari. Con De Mauro era impossibile lasciarsi andare ad affermazioni troppo generali, perché il mondo è sempre troppo ricco di fatti che sfuggono alle nostre categorie. Ricordo che una volta, in un seminario, mi lasciai andare ad una affermazione precipitosa, su un presunto universale linguistico che avevo trovato in un testo di un linguista generativo americano, di cui mi ero infatuato. Un universale linguistico è una struttura che, per definizione, dovrebbe essere presente in tutte le lingue del mondo. De Mauro non fece nessun commento, ma prendendomi sul serio mi disse: «E’ un universale? E allora vediamo se c’è nel romanesco». Ovviamente non c’era, quindi l’universale non era un universale.

Felice Cimatti

Scrittore e filosofo – Docente di filosofia del liguaggio all’Università della Calabria

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