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travolti dal solito destino…

Eppure c’è stato un periodo in cui Berlusconi sembrava essere scomparso dalla vita di tutti:  non una dichiarazione, un video, una foto, una lettera anonima.
Era il periodo in cui era impegnato a rifarsi la verginità, dopo anni di un rigurgito mediatico in cui, se guardavi bene, potevi trovare persino brandelli di politica, oltre ad atti giudiziari, intercettazioni, scandali familiari e minorenni d’Egitto.
Ma siccome l’Italia soffre di una malattia degenerativa della memoria (gli italiani)  è così che si è presentato ieri da Santoro, Travaglio e Vauro: con l’ imene nuovo di zecca (o pensavate che bastasse Giletti a scalfirlo?)
Oggi si discute su chi ha vinto e su chi ha perso, quando in realtà è solo avvenuto quello che avviene normalmente in ogni trasmissione in cui si parla di Berlusconi, con due sole differenze : la prima è che ha avuto la comodità di poter smentire in diretta senza dover affidare il compito ad un portavoce qualsiasi o ai suoi tg; la seconda (la più importante) è che lui stesso ieri ha capito che ha perso 20 anni utili a lui cercando di evitare Santoro, Travaglio e chi come loro si affanna ad attaccarlo.
Ieri Berlusconi ha capito definitivamente che, e proprio grazie a lui, in Italia non esiste più nessun concetto di verità, ma la sua verità contro quella degli altri, e che ci si può difendere da tutto e da tutti. Ed in cuor loro l’hanno capito anche Santoro e Travaglio.
D’altra parte, se il concetto vale per le sentenze giuridiche, perchè mai non dovrebbe valere per dei giornalisti.
Oggi Santoro conta i milioni di telespettatori e Berlusconi i voti che ha recuperato.
Si riparte dunque. Si riparte dal bene contro il male, dai buoni contro i cattivi, da Berlusconi e dai suoi detrattori, da Silvio con il suo nuovo imene, in onda in HQ che pulisce tra i fischi la sedia su cui si era seduto Travaglio, che ritorna a far urlare “poverino, ce l’han tutti con lui”,  proprio mentre se ne va Mariangela Melato, la quale poverina anche lei, ovviamente ha scelto il giorno sbagliato per morire.

 

 

 

 

 

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