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Unical, con Vendola a lezione di democrazia

RENDE (CS) – Un’ora e mezza in cui Nichi Vendola ammalia un’aula magna piena come non si vedeva da tempo, grazie alla sua straordinaria attitudine nel descrivere e nel narrare la realtà attraverso costruzioni che rimandano certamente a delle prese di responsabilità ma anche all’occasione di prospettive diverse, migliori.

E’ la laureanda Mariagiovanna che apre l’incontro facendosi portavoce della generazione che rappresenta, quella dei bamboccioni, dei fannulloni e ora anche choosy, la cosiddetta generazione x, angosciata dallo spettro dei call center che porta sulle spalle più incognite che certezze in un futuro che vede nel lavoro più una concessione che un diritto garantito per tutti.
Nelle sue parole emerge prepotentemente la forza, quelle del riscatto, della redenzione, quella che non vuole che questa generazione venga catalogata in una condizione che non gli appartiene, che non vuole più essere etichettata con appellativi che diventano ogni volta sempre più denigranti.
Questa generazione, per quanto possa essere difficile crederlo, è ancora piena di speranza e l’intervento della studentessa si conclude con un accorato appello al Governatore delle Puglie di fare tutto il possibile per non lasciarla morire.

Ad intervenire successivamente è il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia Raffaele Perrelli che da questo incontro pretende di ascoltare le parole della vera sinistra, quella europea, dal momento che il dramma di oggi è proprio quello di una sinistra poco identificabile, da anni quando si parla di elezioni il campo sembra conteso da due destre. Il discorso poi passa inevitabilmente sul tema dell’università che diventa, in questo momento di decadenza, laboratorio della crisi nella sua interezza.
Con il 3+2 l’università cessa definitivamente di produrre sapere inteso come strumento di crescita critica ma diventa una merce come tante, viene asservito alla logica spietata del mercato del lavoro in cui lo studente viene pagato in crediti.
L’irrefrenabile professore continua con il denunciare che sono saltate tutte le dinamiche del merito, l’università diventa luogo per pochi dove tutto è in mano al rettore e al consiglio di amministrazione, dove la meritocrazia vigente fa prevalere chi ha di più su chi ha di meno.
Perrelli termina il suo intervento rivolgendosi proprio a Vendola quando dice che bisogna essere uomini colti per governare, l’università e non solo, e accanto al realismo c’è bisogno di una politica di riforme che non vada più in senso classista.

“Povere spalle mie” così Vendola prende la parola snocciolando ogni aspetto di una crisi che è sempre stata raccontata come un crollo finanziario sottovalutandone il disfacimento valoriale e culturale che le sta attorno.
Tutti ingenuamente pensavamo levato Berlusconi levato il problema , ma non è così il berlusconismo continua a vivere e a mietere le sue vittime.
Una volta erano gli educatori il ponte per ambire a una condizione di vita socialmente migliore ora ci sono la De Filippi, Corona , Lele Mora e l’isola dei famosi diventa il paradigma del nostro immaginario.
La scuola, continua il Governatore, è stata da sempre il luogo della formazione permanente, la sola in grado di disegnare i confini della società, di formare le coscienze, di addestrare alla sovranità popolare e colpire questa significa minare la resistenza democratica di un paese.
Diventa pericoloso approfondire determinati argomenti, potremmo rischiare di avere troppo cultura critica e di praticare troppo esercizio del dubbio e magari diventare tutte anime libere e inquiete, ecco perché a questo si preferisce l’afasia del pensiero, l’obbedienza, il silenzio.

Il discorso si sposta sulla questione del lavoro precario spacciato per flessibilità, tutto è iniziato con la legge 30 ed è finito con l’omicidio premeditato dell’articolo 18 che ci ha resi clienti educati alle dinamiche del mercato e del marketing.

Studenti e professori estasiati dall’intervento di Vendola, un comizio d’amore, intenso, confortante, ricco di citazioni bibliche e filosofiche, le parole hanno finalmente riacquistato il loro significato originario, quelle in cui la sinistra ritorna a contrastare le disuguaglianze, a educare alla convivialità delle differenze, ad abbattere i muri dell’ipocrisia.
Vendola saluta tutti con una citazione di L.Tze “Ciò che il bruco chiama “fine del mondo”, per il resto del mondo è una bellissima farfalla e noi non dobbiamo soffocare nel bozzolo ma avere la forza di romperlo”.

Gaia Santolla

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