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“Faccio quel che voglio e della legge me ne fotto!”, il phamplet di Kostner

Seconda edizione in due settimane per il phamplet del giornalista Francesco Kostner che mette a fuoco la fattispecie della “delinquenza istituzionale” diffusa nella pubblica amministrazione

 

 

La malafede, l’arroganza, il disprezzo dell’etica pubblica, l’uso distorto degli strumenti normativi che regolano il funzionamento della pubblica amministrazione, sono un problema molto serio del nostro Paese. Temi di grande attualità che, attraverso il racconto di una vicenda realmente accaduta, il giornalista Francesco Kostner propone nel gustoso e originale phamplet: “Faccio quel che voglio e della legge me ne fotto!”, pubblicato per i tipi di Luigi Pellegrini Editore.

Un titolo provocatorio e irriverente, cui fa da contraltare un sottotitolo-proclama, non meno esplicito ed efficace, che mette a fuoco l’esistenza di una fattispecie anomala, ma ormai dilagante: la delinquenza istituzionale. Detto in altri termini: il danno, o il male, o le azioni persecutorie, o gli “editti” contro questo o quel malcapitato, magari per partito preso, o per assecondare i “desiderata” calati dall’alto, per dare corso ai quali si mettono in pratica comportamenti di ogni tipo.
La sostanza di questo libricino (70 pagine), arrivato alla seconda edizione dopo appena due settimane dall’uscita, è questa. E Kostner (che dopo attente verifiche di atti e documenti di ogni tipo, ha dato corpo alla testimonianza di un dipendente di un’università italiana) ha scritto un testo che tutti dovrebbero leggere. Per chiarezza, esposizione, capacità di analisi, proposte. Un phamplet, appunto, che si divora in un batter d’ali, e grazie al quale si dispiega, appunto, la fisionomia di una classica vicenda delinquenziale di tipo istituzionale.

Per dirla in breve: c’è un “soggettaccio”, che considera la pubblica amministrazione il cortile di casa e, in virtù di questa convinzione, spavaldamente fa come gli pare. Mandando a quel paese leggi, regole, tutto ciò che compone l’universo della trasparenza e della correttezza amministrativa. E c’è poi il malcapitato di turno, convinto che la pubblica amministrazione sia una cosa seria, ma costretto a prendere atto del contrario. Non solo, infatti, il soggettaccio in questione agisce come un despota, nega elementari diritti e, finanche, minaccia provvedimenti disciplinari, ma chi dovrebbe metterlo a posto fa finta di niente. Avviene però qualcosa di imprevisto. E che il soggettaccio in questione sottovaluta. La vittima di turno, infatti, non si dà per vinta, convinta che la dignità, la schiena dritta, di cui va fiero e alle quali non intende rinunciare, rappresentino la risposta più efficace per il riconoscimento di ciò che il soggettaccio impunemente e arbitrariamente gli nega. Delle provocazioni e delle minacce del soggettaccio, il dipendente pensa bene di lasciare “traccia”, cosi che, se e quando succederà, potrà dimostrare quel che ha subito. Col passare del tempo, entrano in scena prima l’Ispettorato per la funzione pubblica del Ministero della Trasparenza (cui vengono fornite risposte curiosamente estranee rispetto ai quesiti posti), poi il Comitato unico di garanzia, che decide di ascoltare il dipendente vessato, riconoscendone le ragioni e inviando una relazione agli organi competenti. A questo punto, come per magia, tutto di ferma.

E’ giusto non aggiungere altro dell’inquietante vicenda raccontata da Francesco Kostner. E’ utile, invece, sottolineare la parte finale del phamplet, nella quale si individuano i punti di debolezza del sistema normativo previsto per tutelare i lavoratori pubblici da ogni possibile “carognata”, e si indicano “aggiustamenti” e possibili soluzioni circa il buon funzionamento dei Comitati unici di Garanzia. Il che trasforma il volume in un contributo utilissimo per ragionare su questioni che spesso mettono all’angolo i dipendenti pubblici. Per questo è utile leggere “Faccio quel che voglio e della legge me ne fotto!”. E perciò crediamo che il successo ottenuto finora dal phamplet sia ampiamente meritato.

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