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[#CiNerd] Split, la recensione

Uno dei film più interessanti usciti in questo periodo è senza ombra di dubbio Split.

Ultima fatica del regista di origine indiana M. Night Shyamalan, famoso per aver diretto pellicole straordinarie come Il Sesto Senso (1999) e Unbreakable – Il predestinato (2000).

Gli ultimi anni del regista sono stati abbastanza travagliati, con l’uscita di pellicole sottotono come L’ultimo dominatore dell’aria (2010) e After Earth (2013), film comunque viziati da una produzione molto costosa e che quindi non davano al regista la possibilità di esprimere la sua vena autoriale. Dopo il buon The Visit (2015) ecco che assistiamo al ritorno del vero Shyamalan, quello che ci ha stupiti con i primi film della sua carriera. Ma andiamo con ordine. Prima, però, vi avviso: questo pezzo contiene alcuni spoiler.

Trama

Il film inizia con il rapimento di tre ragazze da parte di Dennis, una delle 23 personalità che risiedono nel corpo di Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), che dopo un abuso infantile ha sviluppato una grave patologia di disturbo dissociativo dell’identità (DID). La sua psichiatra è convinta che in alcuni rarissimi casi il cambio di personalità possa provocare un cambiamento fisiologico. Nel frattempo assistiamo ai tentativi di fuga delle ragazze, mentre nel corpo di Kevin si sta sviluppando una ventiquattresima personalità, quella più pericolosa.

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Il caro Shyamalan è tornato e lo ha fatto con il buon gusto che lo contraddistingueva nelle sue prime pellicole. Il film è un’esplosione di momenti al cardiopalma.

Tutto ciò è dovuto ad una gestione pazzesca della tensione, che si mantiene sempre costante, ma che raggiunge dei picchi altissimi in alcuni momenti. Il tema principale della pellicola è senza alcun dubbio il modo in cui le persone combattono il dolore, trattato con grande raffinatezza da Shyamalan, che inserisce di tanto in tanto dei flashback sul passato della coprotagonista, interpretata dalla bravissima Anya Taylor-Joy, che tira fuori una prova attoriale molto convincente. L’attrice dimostra di essere particolarmente portata per il ruolo di ragazza provata psicologicamente, come aveva dimostrato anche nel fantastico The Witch (2015) di Robert Eggers. Niente a che vedere comunque con la prova di McAvoy, che tira fuori una recitazione di un’intensità veramente incredibile, con il suo continuo “zapping” tra una personalità e l’altra. L’attore aveva dimostrato un discreto talento nelle passate pellicole, ma in questa si è davvero superato. Speriamo vivamente che venga considerato per una candidatura all’Oscar come miglior attore nella prossima edizione degli Academy Awards.

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La trama scorre molto bene, mantenendosi su binari realistici fino ad un certo punto, per poi sfociare in una soluzione narrativa abbastanza inverosimile, ma che trova spiegazione nel finale, che purtroppo non tutti potranno capire. Infatti nell’ultima scena vediamo David Dunn (Bruce Willis), protagonista di Unbreakable – Il predestinato, altra fantastica pellicola di Shyamalan. Scopriamo quindi che Split è ambientato nello stesso universo di Unbreakable, in cui esistono alcuni individui fuori dal comune, in pieno stile fumettistico. In questo Split vi sono alcuni riferimenti chiari ad Unbreakable, come un treno (probabilmente collegato all’incidente ferroviario all’inizio del film con Bruce Willis), oltre alle due locandine, entrambe con delle vistose crepe.

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Questo farebbe sperare in un terzo film collegato al franchise, che unirebbe i destini dei protagonisti dei primi due.

Piano Tecnico

Sul piano tecnico abbiamo come al solito un grande lavoro in regia da parte di Shyamalan, che riesce a creare tensione con il solo utilizzo della macchina da presa. Su questo piano il regista è sicuramente uno dei più talentuosi del cinema moderno. Le sue inquadrature sono ben studiate, accompagnate da un montaggio sapiente e ben dosato per la scena in questione. Oltre a questo abbiamo una grandissima cura nella fotografia, ad opera di Mike Gioulakis, che aveva lavorato nel bellissimo It Follows (2015) di David Robert Mitchell. Le musiche contribuiscono ad elevare la tensione della scena.

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Un plauso per l’ottimo lavoro in fase di doppiaggio, in particolare il bravo Massimiliano Manfredi, che non fa pesare l’assenza di Stefano Crescentini, che ha doppiato McAvoy in buona parte dei suoi film.

Concludendo

Split è un thriller veramente fantastico, che riesce a tenere incollati alla poltrona dall’inizio alla fine. Consigliamo di recuperarlo in sala fin quando è disponibile.

Non ve ne pentirete.

Antonio Vaccaro

 

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