Salute&Benessere

Diabete: nel Regno Unito la sanità apre al trattamento bariatrico sviluppato dall’italiano Francesco Rubino

LONDRA –  Grazie alla chirurgia bariatrica per la cura del diabete di tipo 2 e alle recenti tecniche sviluppate dal professore italiano, Francesco Rubino, centinaia di migliaia di diabetici non obesi in Gran Bretagna potranno avere accesso al Sistema sanitario nazionale inglese. Sono queste le nuove linee guida del prestigioso organismo National Institute of Health and Care Excellence (NICE), il quale suggerisce, alla stregua degli ottimi risultati ottenuti finora dalla chirurgia bariatrica su pazienti “normali”, di “valutare” il trattamento a carico dello Stato per pazienti diabetici non in sovrappeso nell’ambito delle attività del National Health Service (NHS), che allo stato attuale garantisce la sala operatoria soltanto a pazienti “over size”, ossia con un indice di massa corporea (BMI, Body mass index) superiore a 40 punti. Le nuove linee guida del Nice riducono a 30 il livello di BMI minimo per il quale si deve raccomandare la chirurgia nei pazienti con diabete (nel resto del mondo è 35). Questo potrebbe significare che centinaia di migliaia di pazienti potrebbero essere considerati per il trattamento di chirurgia bariatrica. I dati in possesso del National Diabetes Audit dicono che negli ultimi dieci anni i malati diagnosticati con il diabete di tipo 2 sono il 71% del totale per questa patologia e che quasi la metà (47%) ha un BMI superiore a 30. Questo significa aprire le porte del sistema sanitario inglese a circa 800mila persone affette da diabete di tipo 2.

Il NICE, l’Agenzia governativa per l’eccellenza clinica in Gran Bretagna, si occupa di stabilire le linee guida fondate su evidenza clinica, indicando gli interventi che il Sistema Sanitario inglese potrebbe garantire ai cittadini. Dato il prestigio dell’Istituzione e l’assenza di simili Agenzie governative in altri paesi, le linee guida NICE sono spesso utilizzate da altri sistemi sanitari europei, dunque in Italia dove le stime sui malati di diabete sono all’incirca come quelle inglesi: 3 milioni. La chirurgia bariatrica è la nuova frontiera per la cura del diabete di tipo 2 che è stata negli ultimi anni sviluppata e sperimentata con successo dal professore calabrese Rubino, il quale ha dimostrato alla comunità scientifica internazionale che con questo trattamento “salvavita” – prima riservato ai soli pazienti obesi – si è in grado di rimettere la malattia indipendentemente dalla chirurgia applicata per la perdita di peso.

Proprio al King’s College di Londra, per rafforzare lo sviluppo di questa terapia, è stata istituita lo scorso gennaio la prima cattedra universitaria al mondo per la chirurgia bariatrica. Cattedra presieduta dal professor Francesco Rubino che per anni ha operato negli Stati Uniti dedicando ampi studi a questa tecnica oggi molto apprezzata dalla comunità scientifica di tutto il mondo. Quest’ultimo sviluppo rappresenta una ulteriore evidenza di come sia aumentata la considerazione e lo spessore accademico-clinico della chirurgia negli ultimi 10 anni.
Agli inizi di Luglio sulla prestigiosa rivista medica “Diabetes – l’organo ufficiale della American Diabetes Association (ADA) e principale rivista scientifica diabetologica, ha presentato uno studio basato sulle tecniche del medico italiano, che dimostra come il bypass gastrico (gastric bypass) è capace di indurre la proliferazione di cellule beta (quelle che producono insulina) nel pancreas. I risultati dello studio hanno mostrato gli aspetti correlati alla teoria di Rubino. Primo: perché contribuiscono a spiegare la ragione della drammatica efficacia di questa chirurgia nel diabete di tipo 2; secondo: suggeriscono che l’intestino possa giocare un ruolo chiave nella regolazione delle cellule beta-pancreatiche (attraverso meccanismi neuro-ormonali) e quindi aprono anche alla fascinosa prospettiva di poter usare questi meccanismi per la rigenerazione delle cellule beta e quindi di nuovi approcci anche nel trattamento del diabete di tipo 1 (non necessariamente attraverso un intervento chirurgico ma per esempio attraverso lo sviluppo di farmaci che abbiano come target questi meccanismi intestinali.
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