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Simone Iaquinta sulla cresta dell’onda: «Sogno il mondiale Porsche Supercup. Le Mans? Perché no»

Iaquinta 1

CASTROVILLARI (Cs) – Dieci giorni fa a Monza si è laureato campione d’Italia della Porsche Carrera Cup per la seconda volta consecutiva. Oggi, dopo aver recuperato la voce dopo i postumi della vittoria, Simone Iaquinta (classe ’90) si gode la sua grande impresa bis e rilancia su sogni e obiettivi, avendo però sempre presenti le sue origini, la sua Castrovillari, e le difficoltà che può incontrare un pilota del territorio per emergere. Perché, come recita un vecchio adagio, vincere è difficile ma confermarsi lo è ancora di più. 

La nostra intervista

Partendo dal week end che ti incoronato per la seconda volta campione della Porsche Carrera Cup, che emozioni vivi e come hai realizzato dopo una settimana? Iaquinta 2

R. La Carrera Cup è uno dei campionati più difficili del panorama automobilistico nazionale. Vincerlo una volta è già un grandissimo traguardo che un pilota possa raggiungere. Vincerlo una seconda volta è una grandissima emozione, vincerlo due volte di fila poi per me è un grande motivo di orgoglio. Ma non ce l’avrei fatta senza il team che mi ha supportato e che mi supporta ancora. Ringrazio tutti loro ed i miei sponsor che mi sono sempre vicini. La Carrera Cup è un campionato in cui bisogna stare molto attenti a non commettere errori, fare buon piazzamenti e punti in tutte le tappe, per non compromettere il risultato finale. Questo perché il livello è altissimo e se si sbaglia una gara diventa difficile recuperare. Essere concreti e costanti diventa fondamentale. 

2. Fra gara 1 e gara 2, considerato il tuo ritiro, non si stava mettendo benissimo. Quando hai incominciato a credere nel titolo? 

R. Io avevo un bel bottino prima dell’ultimo weekend: 17 punti di vantaggio dal mio diretto rivale che purtroppo abbiamo azzerato con il mio ritiro in gara 1. In gara due partivo quindi indietro ma sapevo di potermi giocare ancora il campionato. Non ho mai perso la speranza, ci ho pensato anche durante tutta la notte precedente. Poi quando ho recuperato tutte le posizioni che mancavano e mi sono trovato immediatamente dietro il mio diretto avversario (Fumanelli, ndr) ho cominciato a rivedere il titolo fra le mie mani. A quel punto avevo un passo più veloce del suo è quindi mi sono detto: “Ok il campionato è mio. Ora devo cercare di passarlo il prima possibile ed di andarmene in sicurezza”. E così è stato».

3. Tu sei partito dai kart. In Calabria purtroppo però non ci sono tantissimi kartodromi. Come sei riuscito ad emergere?

R. È vero, in Calabria non abbiamo strutture che ci permettono di crescere e di andare avanti a certi livelli. Il karting in Calabria non è paragonabile a quello di altre realtà perché i partecipanti sono pochi, sono sempre stati pochi. Tuttora utilizzo il kart per allenarmi e faccio qualche gara regionale però siamo sempre pochissimi e chiaramente se il numero di partecipanti è basso, a volte parliamo anche di 2/3 partecipanti per categoria, può esserlo anche il livello di competitività. Così quando vai a confrontarti a livello nazionale le cose cambiano, il livello di competitività si alza.

Iaquinta 34. Uno dei primi a congratularsi con te è stato il sindaco di Castrovillari, la tua città. Quanto e come hai sentito forte la vicinanza dei tuoi concittadini?

R. Tantissimo, i miei concittadini, nessuno escluso, mi sono sempre vicini. Dovunque mi vedono mi fanno i complimenti e mi ringraziano. Mi fa piacere questo riconoscimento da parte della mia città perché ci sono affezionato. Il sindaco Lo Polito, in particola modo, mi nomina spesso e mi invita per gli eventi sportivi. Mi fa piacere essere considerato un testimonial dello sport castrovillarese.

5. Potrebbe non sembrare eppure la Calabria è una terra feconda di talenti motoristici, da Antonio Fuoco (collaudatore F1 e FE, Ferrari Driver Academy) fino alle origini materne calabresi di Daniel Ricciardo (F1, Renault). Come potrebbe crescere ancora il motorsport in Calabria e cosa si potrebbe fare per valorizzare altri giovani?

R. Vero, ci sono stati altri talenti usciti dalla Calabria. In anni meno recenti Gianni Calabrese, Giuseppe Cirò e mi fermo qui per non vorrei dimenticarne qualcuno. Del resto in Calabria, nello sport, come in altri settori, le qualità per andare avanti non mancano ma secondo me bisogna avere in primis la mentalità giusta per raccogliere al massimo quello che può darci la Calabria e poi quando si va fuori adeguarsi e sapersi gestire per crescere ancora di più. Nella nostra regione c’è bisogno di strutture innovative, oppure rivalutate e ristrutturate, e naturalmente un autodromo vero e proprio per le auto da corsa. Questo magari avvicinerebbe più giovani e farebbe nascere team per partecipare ai campionati nazionali, oltre che potersi allenare e poter portare delle gare nazionali qui.

6. I tuoi obiettivi per il futuro?

L’obiettivo principale è quello di rimanere legato al marchio Porsche e alla Carrera Cup Italia, perché mi trovo bene, è una famiglia che mi si è cucita bene addosso. Mi piacerebbe poi fare il Carrera Super Cup, il Mondiale del Porsche Cup, che si corre negli stessi week end della Formula 1. Ma anche fare qualche gara di durata, Spa, Le Mans, sempre in Porsche, non sarebbe male. Se però non dovesse accadere sarò comunque felice di rimanere dove sono adesso».

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