Cultura&Spettacolo

Tra DanceBook e FaceBook. Intervista al coreografo Fabrizio Costa

Cosenza – Dopo il grande successo riscontrato l’anno scorso con lo spettacolo Glee ritornano a Cosenza Fabrizio Costa e la sua compagnia di danza Millennium Dancegroup. La Calabria è sempre nel cuore del coreografo che, anche quest’anno, ha deciso di rincasare nella sua terra natia per renderla nuovamente partecipe dei suoi successi.
È così che il prossimo 16 Febbraio il Teatro dell’Acquario verrà inondato di energia pura e di giovani talentuosi che metteranno in scena DanceBook, il nuovo spettacolo coreografato interamente da Fabrizio Costa e Davide Zimei, entrambi fondatori della compagnia. “DanceBook (a social experience)” ricalca il fenomeno di FaceBook diventato ormai il social network per antonomasia, una sorta di piazza virtuale in cui realtà e finzione si fondono fino a non distinguersi più.
Facebook ha portato alla decadenza di qualsiasi barriera ma ha anche indotto in noi quella cronica incapacità di distinguere tra concretezza e fantasia; dove finisce dunque la realtà virtuale e dove, invece, inizia la vita, quella vera? La parola al coreografo Fabrizio Costa che si è messo a nudo “volteggiando” tra domande che, come un filo invisibile, tengono insieme la sua infanzia, la sua carriera e il suo nuovo spettacolo.

Hai alle spalle un bagaglio artistico notevole e ancora in crescita, com’è nata la tua dedizione per la danza e soprattutto chi ti ha spronato a coltivare questa passione che, si sa, ti catapulta in un mondo in cui sudore, lavoro, sacrificio e spesso delusioni  fanno da padroni?

La passione è nata sin da piccolo guardando gli show televisivi e i film musicali, ma solo a 16 anni ho avuto la determinazione di andare ad iscrivermi in una scuola di danza! Ovviamente non avevo idea che potesse essere il mio futuro: l’ho sempre fatto per passione. Quello che ho trovato è stata una dimensione piena di soddisfazioni!

Cosenza è la tua città natale, la porti nel cuore anche perché è qui che hai iniziato a muovere i tuoi primi passi di danza. Sei cresciuto tra la scuola di Mirella Castriota e quella di Isabella Sisca, quali sono stati i maestri che più di tutti hanno segnato la tua formazione artistica?

È vero, in entrambe  le scuole mi sono trovato benissimo. Ho cercato di attingere al meglio da entrambe. Ho infatti scoperto nel tempo che bisogna fare molte esperienze per arricchire il proprio bagaglio personale (l’ho avvertito soprattutto negli ultimi anni studiando in America!).  Al “Dance Studio” di Mirella Castriota ricordo con affetto Clyde Barret, coreografo statunitense che mi diede le basi del modern jazz.  Al “Centro Internazionale di danza” di Isabella Sisca ho avuto le mie prime soddisfazioni perfezionandomi con numerosi docenti dell’Accademia Nazionale di danza e lavorando con Jennifer Hind, la prima insegnante che mi ha dato ruoli di rilievo. In entrambi i casi porto soprattutto con me i bellissimi rapporti con gli amici di allora, che ora sono quasi tutti professionisti  affermati nel mondo della danza.

Vivi ormai da molti anni a Roma, questo cambiamento che ripercussioni ha avuto sulla tua vita e soprattutto sulla tua carriera artistica?

A Roma mi sento ormai come a casa. Certo, si tratta di uno dei centri nevralgici della danza in Italia, quindi poter lavorare in questa meravigliosa città mi dà un continuo stimolo per cercare di fare sempre meglio, pur seguendo il mio percorso che negli ultimi anni si sta dedicando sempre più alla coreografia.

Hai fatto parte di molte trasmissioni televisive (Ricomincio da due, Domenica In, Fantastico), hai lavorato con grandi personaggi come Carmen Russo, Oriella Dorella, J. M. Danquin e hai danzato in molte compagnie (“Skanderberg” ,”Alfonso Rendano”, Compagnia dei villaggi “Garden”)  cosa ti ha spinto a creare una tua compagnia insieme a Davide Zimei?

Prima di tutto per dar modo ai miei allievi più meritevoli di fare esperienze che esulassero dal solito “saggio di fine anno”. Ho imparato proprio su me stesso che c’è bisogno di avere delle possibilità per far valere il proprio valore. In secondo luogo ho voluto creare una compagnia di “modern jazz”: uno stile molto amato a livello di studio, ma ultimamente sottovalutato a livello di spettacoli a teatro. Le compagnie di danza stanno virando quasi tutte verso il “modern” e “contemporaneo”, generi bellissimi, ma ultimamente abbastanza inflazionati.

La danza è una disciplina molto rigida; si guardano le linee, il collo del piede, l’elevazione nel salto, le proporzioni fisiche; questo vale soprattutto per la danza classica ma si tratta di caratteristiche ricercate anche negli altri stili. Quando devi scegliere un ballerino da inserire nella tua compagnia cosa cerchi in lui/lei e cosa ti porta a dire di essere di fronte ad un ballerino completo?

Bella domanda! Io di solito guardo la bravura e la completezza. Il fisico, personalmente, arriva in un secondo momento. Fortunatamente non ho una compagnia di danza classica quindi, per me, anche una danzatrice in leggero sovrappeso, se è brava, è valida. So che le linee sono importanti, ma so bene per esperienza che il colpo d’occhio svanisce subito. Una buona tecnica, il carisma e l’energia di un danzatore, restano invece molto più impressi. L’importante è essere più completi e versatili possibile, oltre al fatto che non bisogna MAI smettere di studiare!

Ogni ballerino ha la sua musa ispiratrice: Roberto Bolle, Sabrina Brazzo, Martha Graham, Raffele Paganini,  Sylvie Guillem. Qual è la tua “stella” danzante?

Il mio mito da ragazzino era Michail Barishnikov.  Amavo la sua padronanza tecnica unita alla sua espressione. Normalmente non amo chi sfrutta solo le proprie doti fisiche: la tecnica è un mezzo. L’espressione ed il carisma sono invece quel “valore aggiunto” che fanno di un ballerino un vero comunicatore.

A Febbraio, dopo il successo riscosso l’anno scorso con Glee, tornerai a Cosenza con Dancebook, il tuo nuovo spettacolo; cosa dobbiamo aspettarci?

Venire a Cosenza con il mio gruppo di Roma lo scorso anno è stata una delle soddisfazioni più belle della mia carriera. “Glee” era uno spettacolo molto di intrattenimento. Anche questo lo è, ma coreograficamente ho voluto fare un lavoro ancor più “di ricerca” nonostante si passi dal jazz al funky e dal modern alla videodance.  A livello emozionale ho voluto toccare corde diverse, forse anche un pochino più adulte rispetto a “Glee”.  Qui a Roma è stato molto apprezzato, spero succeda lo stesso a Cosenza!

DanceBook è  un richiamo al mondo di FaceBook, il tuo spettacolo vuole essere una critica, un elogio o entrambe le cose ad un nuovo modo di comunicare che spesso però ci rende superficiali, vuoti, potenti dietro uno schermo ed inermi nella vita reale?!

“Dancebook” nasce come provocazione, invito a riflettere. Lo stesso Facebook in realtà è solo uno strumento; dipende da come lo si usa. La nostra vita viene messa in vetrina e spesso nemmeno immaginiamo quante persone possono guardarla. Se ci pensiamo bene gli spettacoli di danza descrivono delle situazioni, delle emozioni e Facebook non è altro che un “calderone virtuale” pieno di tutto ciò. Ho solo cercato di trasportare alcune di queste sensazioni, di questi “stati” dallo schermo di una homepage  al palcoscenico.

Cosa ti aspetti dal tuo ritorno artistico a Cosenza e soprattutto come pensi possa reagire il pubblico al tuo nuovo spettacolo?

Lo spettacolo, proprio come Facebook, è un caleidoscopio di situazioni: si passa da quelle più frivole a temi leggermente più impegnati. Si comincia con una “connessione al sistema”, rappresentata da led luminosi applicati ai costumi. L’intero spettacolo, all’interno di questa connessione, diventa  una descrizione dei vari “stati” e della vita dei danzatori stessi, mentre sul fondo viene proiettata la loro stessa homepage di facebook. Alla fine dello spettacolo questa connessione “cade” ed ognuno di loro, volgendo lo sguardo oltre il proprio pc o smartphone, riconosce i propri interlocutori virtuali che però questa volta sono reali. C’è sempre una riflessione di fondo ma la cosa più importante, per me, è che tutti gli spettatori, dagli “addetti ai lavori” al “pubblico profano”, possano passare una serata piena di emozioni!

Annabella Muraca

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