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Da sportivo militare ad atleta con patologia, Paolo non smette di pedalare

Paolo Mazzei2

PLATANIA (CZ) – Ha detto Albert Einstein: La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti. E c’è chi il suo equilibrio, la sua forza, la sua salvezza, li ha trovati proprio in sella ad un bici. Come Paolo Mazzei, 28enne di Platania, piccolo centro del catanzarese, che pedala da quando di anni ne ha cinque. Ciclista e appassionato di ciclismo, pedala contro le avversità della vita, contro una patologia non tanto comune che lo ha costretto a ridisegnare i suoi progetti, ma anche per chi come lui lotta per un sogno. Paolo Mazzei

Il passato e la sindrome dell’intestino corto 

La nuova vita di Paolo inizia dopo che il 19 aprile 2015 è stato vittima di quel che in maniera semplice viene definito infarto intestinale. Prima era un ragazzo come tanti, militare del 17° Reggimento Artiglieria Controaerei Sforzesca di Sabaudia, promessa del ciclismo ad un passo dal professionismo. Poi quella sera di aprile in caserma a Verona – dove Paolo si trovava per l’operazione Strade Sicure – al termine di una solita giornata di allenamento per il centro sportivo dell’E.I. in sella alla bici a preparare la prima gara con una squadra professionistica del Nord Italia. I sogni e le emozioni di un atleta ventitreenne che vanno a sbattere contro un dolore lancinante prima a livello dorsale e poi anche all’altezza dello stomaco. Un dolore trafittivo che non gli permette neanche di rimanere in piedi e di svolgere il proprio servizio. Le prime cure in ospedale a Verona non danno risposte. Solo l’indomani Paolo conoscerà l’origine di quel dolore insopportabile: infarto massivo del tenue mesenteriale. Sottoposto ad un intervento di resezione di un’ampia parte dell’intestino tenue (che si traduce in sindrome dell’intestino corto, malattia neppure riconosciuta a livello previdenziale), Paolo per quasi un anno deve portare la sacca per stomia, ma questo non ha fermato la sua scalata.

Paolo Mazzei3I nuovi progetti di vita

Ha lasciato l’Esercito ed è tornato a vivere in Calabria, ha ricominciato dall’affetto della sua famiglia e soprattutto dal grande amore per il ciclismo. Così non ha mai smesso di fare sport, fin dai primi mesi dopo l’intervento quando andava da solo in bicicletta con la sacca addosso e faceva rulli liberi in casa. Dopo un secondo intervento di allungamento dell’intestino, ha ricominciato la sua carriera ciclistica, anche se a livello amatoriale. Ma la passione e la determinazione sono sempre quelle di un tempo. Partecipa a gare lunghe e dure, nel 2018 ha affrontato anche la Sila Epic ma i successi ed i risultati più importanti ora sono senz’altro quelli personali. Ha riformulato i suoi traguardi da atleta sano ad atleta affetto da patologia. I suoi compagni di squadra ora sono tutti i ragazzi e le ragazze che hanno la sua stessa patologia, quelli di “Un filo per la vita”, associazione italiana sulla nutrizione artificiale domiciliare, e tutti quelli che arrancano in pista ma che con la testimonianza contribuisce a motivare per spingere di più. Partecipa a convegni e non smette di raccontare la sua esperienza, perché grazie alla sua forza di volontà e alla passione sfrenata per lo sport, con cui combatte e allontana e giorni no e quelli che potrebbero essere gli effetti collaterali della sua condizione (dall’inappetenza alla malnutrizione, fino all’anemia), è un grande esempio motivazionale per le persone affette dalla stessa patologia che spesso scivolano anche nel tunnel della depressione.

Oltre la patologia Paolo Mazzei

Fra le altre cose che lo spingono ad andare avanti la laurea ormai prossima in Scienze motorie all’Università di Catanzaro, la squadra ciclistica Reventino bike di cui è presidente e un nuovo progetto sull’Everesting … tutto da scalare! Come quando correva sulla salita del Lago Circeo negli anni di Sabaudia. Con la stessa passione, le stesse gambe, la stessa motivazione. Guardando anche al grande esempio del pluricampione paralimpico Alex Zanardi che dopo l’incidente al Lausitzring si è reinventato la sua vita in sella all’handbike e per cui oggi l’Italia intera oggi è in trepidazione. 

“Quando la strada sale non ti puoi nascondere”, diceva il grande Eddy Merckx. E Paolo non si è mai nascosto.

 

Questa è la sua storia e nel giorno del suo compleanno ce l’ha raccontata sua sorella Barbara.

 

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