Calcio

Umberto Scorrano, un sogno chiamato Locri

LOCRI (RC) – In tutti i momenti più importanti della storia recente del Locri lui c’era e c’è ancora. Ieri da difensore capitano, oggi da giovane allenatore. Umberto Scorrano ha ancora una volta marchiato la storia del Cavallo alato col suo nome, guidando il Locri alla conquista del campionato di Eccellenza 2017-2018 con quattro giornate di anticipo. E pochi giorni dopo la grande affermazione la voce tremante tradisce ancora una certa emozione.

Scorrano distribuisce i meriti della promozione 

«Mi fa un grande effetto perché vuol dire che il progetto portato avanti dalla società, dallo staff e dai giocatori è stato ben orchestrato da tutti quanti – ci dice al telefono -. Si vedono sia il lavoro della società per la grande programmazione fatta, che quello del direttivo sportivo che ha preso giocatori importanti. Insieme abbiamo prima di tutto cercato gli uomini e poi i giocatori che hanno sposato la causa, assimilando tutto quello che l’ambiente stavo dando loro e comprendendo la responsabilità di tutto quello che si stava andando». Scorrano riconosce che anche un pizzico di fortuna in alcune situazioni alla sua squadra ma ma soprattutto il merito a tutto il gruppo perchè «siamo stati bravi a costruire qualcosa di importante. Siamo una buona squadra ma non abbiamo fatto follie, non abbiamo investito in maniera eccessiva guardando sempre al bilancio della società». 

Accoppiata campionato – coppa

Due anni dopo il Sersale (che fece il triplete), il Locri si porta a casa l’accoppiata campionato-coppa. A guardarsi indietro nemmeno i sogni di Scorrano erano arrivati a tanto. «Eravamo date fra le prime tre del campionato con Acri e Castrovillari. Speravamo nella vittoria del campionato perchè ci eravamo organizzate e sapevamo di avere una squadra importante per farlo, ma non in questa maniera». Locri pigliatutto ma non è stato sempre tutto facile. 

La sconfitta alla prima giornata il momento più difficile

«Il momento più difficile è stato perdere in casa con il Soriano alla prima giornata. E’ stata una bella mazzata – racconta Scorrano -. Però li è uscito fuori il carattere della squadra. Ne abbiamo parlato, ci siamo guardati e abbiamo capito». Tra i momenti più belli c’è l’imbarazzo della scelta. «Fra tutte la vittoria di Reggio è stata una vittoria di gruppo. Importanti sono state anche quelle con il Siderno e il 2-0 a Soriano al ritorno, con tanti giocatori assenti e tanti juniores in campo, spinta importante soprattutto per l’autostima della squadra. Poi anche Acri è stato un passaggio importante per noi»

 Umberto Scorrano ancora in Serie D con il Locri

Fra successi, tanti, e sconfitte, solo due, il Locri tornerà dunque in Serie D con Scorrano. «Questo per me è una grande gioia. Ho vinto qui nell’’88 da ragazzino. Poi quando sono tornato nel 2002 siamo stati ripescati. E adesso questa grande soddisfazione perché calcisticamente sono nato a Locri. Si può dire che sono stato adottato e mi sento parte integrante di questa comunità».  

Ringraziamenti speciali

E allora i ringraziamenti di Scorrano alla “sua” gente di Locri sono d’obbligo. «Ringrazio la comunità per come mi ha accolto, la presidente Modafferi che ha avuto grande fiducia nei miei confronti, ma soprattutto devo ringraziare Natino Varrà perché non è facile per un direttore sportivo alla prima esperienza puntare su un allenatore che sulla carta poteva essere considerato inesperto per vincere un campionato».

«Allenare qui è un sogno»

E invece Scorrano il campionato l’ha vinto e con un buon distacco dalle inseguitrici. Lui che desiderava ardentemente questa panchina ce l’ha fatta. «Inutile nascondermi. Qui sono statao capitano e allenare il Locri è stato sempre il mio sogno – ci confida -. Questa è una piazza importante e anche pesante però qui puoi capire quanto vali».

Dediche 

Infine il momento delle dediche, oggi più che mai d’obbligo. «La dedica va alla mia famiglia, a mia moglie e ai bamibini, perché nei momenti più delicati mi sono stati vicino ed hanno appoggiato le mie scelte. Anche nei momenti difficili, in cui il nervosismo la fa da padrone, loro sono quelli che mi capiscono più di tutti».

Chapeau mister Scorrano!

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