IV edizione “La torre rievoca”: l’associazione Fuori Le Mura e la sessione di studi sull’ipotesi angioina del monumento di San Marco Argentano

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(foto: Paolo Chiaselotti)

Nutrirsi di storia e divulgarla. È questa la missione dell’associazione Fuori le Mura: approfondire i capitoli ancora in ombra della storia della Valle del Crati per restituire una lettura sempre più completa del territorio. Il tutto ancorato a un principio cardine: la cultura deve essere fruibile da tutti, in aperta e dichiarata contrapposizione a qualsiasi visione elitaria o classista del sapere. Dietro ogni racconto consegnato alla comunità c’è un lavoro certosino: ricerche negli archivi polverosi, testi da decifrare, carte e mappe poste a confronto, documenti da digitalizzare e chilometri percorsi a piedi tra i ruderi. È da questa visione che nasce “La Torre Rievoca – Ad Cruciatam”, la cui quarta edizione ha animato San Marco Argentano dal 21 al 23 agosto. L’evento ha ottenuto il prestigioso patrocinio del Ministero della Cultura, a testimonianza del valore scientifico e divulgativo di un format ormai consolidato e capace di intrecciare ricerca storica, archeologia e rievocazione.

I riflettori della manifestazione si sono accesi venerdì 21 agosto presso la biblioteca comunale dove una rigorosa sessione di studi, inaugurata dai saluti istituzionali della Sindaca Virginia Mariotti e moderata da Elvira Sangineto, ha riunito voci autorevoli del settore.

«Gli studiosi di Fuori le Mura sono cittadini che hanno intrapreso un percorso di riscoperta e valorizzazione, mettendo in discussione concetti e presupposti consolidati e svelandoci capitoli inediti della straordinaria storia della nostra città, da cui il Guiscardo mosse alla conquista della Calabria – ha dichiarato la Sindaca –. Il loro è un ruolo fondamentale: aiutarci a rendere fruibile il nostro patrimonio monumentale. Lo fanno attraverso strumenti concreti, dai percorsi di trekking urbano alla scoperta della San Marco Argentano medievale, fino al recente lancio del beta testing di “La Torre Viva”, l’audioguida donata alla comunità per esplorare il monumento in otto tappe narrative e immersive. Il cuore di questo ambizioso progetto resta la valorizzazione della Via Malvitana: un’antica infrastruttura di oltre 125 chilometri arricchita da ponti in pietra, castelli, monasteri e siti archeologici, che passo dopo passo sta rivelando dettagli e chiavi di lettura inedite sulla sua funzione e sul suo tracciato originario».

La parola è poi passata a un parterre d’eccezione, a partire da Damiano Pisarra, archeologo e funzionario del Ministero della Cultura presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza, nonché autore di “Brevi note sulla scoperta del porto e delle strutture portuali di Sybaris-Thurii-Copiae”, che ha sottolineato il ruolo dell’associazione come presidio di tutela e delineato le strategie dell’ente sul territorio:
«Spesso si parla dei rinvenimenti in modalità fortuita, ma la tutela va costruita: quando ci si approccia a un territorio si devono padroneggiare le conoscenze per svolgere un buon servizio; non si tratta di casualità ma di un’attività programmata e ben definita. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, combinato con quello degli appalti, ci consente di fare tutela in relazione alle opere pubbliche o di pubblica utilità prescrivendo indagini in fase preventiva, prima che le opere vengano eseguite. Questo passaggio è fondamentale perché ci permette di misurare il potenziale impatto tra l’opera e il patrimonio archeologico», ha affermato Pisarra.

«Sottoscriveremo a breve un accordo di collaborazione tra il Comune di San Marco Argentano e l’Università dell’Aquila – ha aggiunto – per un grande progetto di archeologia urbana sul centro storico, volto a comprenderne la formazione e l’evoluzione nel tempo. Proprio grazie alla tutela preventiva attivata durante i lavori per un elettrodotto, abbiamo rinvenuto in località Cimino una strada glareata pluristratificata che spazia dall’età arcaica a quella imperiale. Presto organizzeremo anche una giornata di studi con un’esposizione dedicata ai reperti della sepoltura in fossa terragna della fine del IV secolo a.C., emersa in località Cappasanta l’anno scorso».

L’introduzione storica è stata affidata ad Alfonso Forgione, membro SAMI (Società degli Archeologi Medievisti Italiani), docente di archeologia cristiana e medievale, responsabile del laboratorio archeologico e del polo museale dell’Università dell’Aquila — ateneo con cui Fuori le Mura ha interagito partecipando al Festival delle Città del Medioevo e al convegno internazionale sull’incastellamento europeo tenutosi all’Aquila e a Rocca Calascio.

Forgione ha rettificato la cronologia del monumento simbolo della città, la Torre medievale: «Il territorio in cui ci troviamo è di eccezionale rilevanza. Ogni volta che tra medievisti si parla di normanni, ci si riferisce a due siti: Palermo, la culla del regno, e la triade San Marco Argentano, Scribla e Vaccarizza. I normanni non solo hanno unificato le popolazioni, ma hanno soprattutto importato modelli culturali e insediativi: le motte. La motta era una collina artificiale realizzata attraverso lo scavo di un fossato circolare il cui terreno di risulta veniva gettato al centro, e su di essa veniva costruita una torre. Tutte le torri normanne, almeno per la prima fase di conquista, sono in legno: non conosciamo strutture in pietra prima della fine del 1100 o i primissimi anni del 1200. Il fine della costruzione di una motta era quello di far capire ai villici che in pochissimo tempo si era instaurato un potere in grado di sottomettere. Per le caratteristiche descritte, è possibile dedurre che quella di San Marco Argentano non sia una torre normanna, ma angioina. Ciò non toglie importanza al monumento, anzi gli dà una valenza ancora più alta: dimostra che nel ‘300 San Marco era un luogo di straordinaria rilevanza, tale da meritare un imponente esborso economico da parte degli Angioini».

L’ambito della ricostruzione storica è stato approfondito da Fabio Armenise, archeologo medievista, consigliere del Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche e fondatore della Compagnia d’Arme Stratos, e da Armando Moncelli, socio del gruppo. La Compagnia, fondata a Bari nel 1998, sottolinea con forza come la rievocazione non sia semplice spettacolo, ma frutto di uno studio rigoroso.
«La rievocazione di qualità è uno strumento di public history e public archaeology, una vera e propria macchina del tempo vivente – ha spiegato Armenise –. La nostra metodologia parte dall’individuazione di cosa e come ricostruire, per poi passare al procedimento e al risultato, fino al momento fondamentale della verifica. Quest’ultimo passaggio richiama il concetto stesso dell’archeologia sperimentale: significa avere il coraggio di mettere tutto in discussione e ricominciare da capo qualora le nuove scoperte smentiscano la ricostruzione».


Armando Moncelli ha completato l’intervento affermando: «La cultura e i beni culturali appartengono a tutti. Il rievocatore vuole dare un contributo diverso alla valorizzazione del patrimonio, restituendone uno spaccato sia civile che militare, aperto anche a contaminazioni contemporanee. Auspichiamo la creazione di una rete sempre più proficua tra associazioni per aprire un dialogo costruttivo con le istituzioni».

L’analisi scientifica è proseguita con Osvaldo Gaudio, archeologo medievista in servizio presso i Parchi archeologici di Crotone e Sibari, nonché socio fondatore di Fuori le Mura e direttore scientifico de La Torre Rievoca:
«L’archeologia pubblica nasce nel mondo anglosassone e viene recepita in Italia negli anni ‘90 e nei primi 2000, trovando nella scuola Senese uno dei suoi laboratori più precoci e importanti. La disciplina consiste nel trasmettere i dati scientifici a chi non è archeologo senza usare un linguaggio tecnico incomprensibile, perché ciò che studiamo è di tutti. Un modo nuovo di valorizzare i siti archeologici è la ricostruzione in scala 1:1 di alcuni ambienti. Ciò che vorremmo fare nella torre normanna, insieme al Comune e alla Soprintendenza, è un allestimento reale degli interni, così da dare al fruitore la percezione di quello che era un ambiente militare e signorile del XIV secolo. La manifestazione “La Torre Rievoca” applica un’analisi critica delle fonti: per realizzare gli abiti e gli ambienti studiamo libri sui tessuti dalla protostoria fino al ‘400 d.C., affiancati da fonti iconografiche in cui sono rappresentati abiti civili, militari e monastici. Con orgoglio, siamo stati i primi in Calabria ad affrontare un percorso in abito storico».

La conclusione dei lavori è stata affidata al presidente di Fuori le Mura, Enrico Tassone, interprete del patrimonio culturale e guida ambientale escursionistica AssoGuide, impegnato nello studio della Via Malvitana e dei cammini storici, come quello di San Francesco di Paola e di Sant’Antonio a Sud. Tassone ha illustrato il modello di lavoro sviluppato dall’associazione:
«Fin dall’inizio volevamo che San Marco diventasse un laboratorio progettuale permanente. Nel tempo abbiamo codificato una metodologia fondata sull’individuare i vuoti culturali di un luogo per colmarli attraverso azioni mirate. È un percorso che parte da una fase di divergenza, attraversa quella definita “di empatia”, cioè di ascolto del territorio, per arrivare alla fase di convergenza, in cui le idee diventano progetti condivisi. Per la Torre, il vuoto era rappresentato da una narrazione debole: chiarirne la cronologia significa valorizzare il monumento e risalire al vero sito di fondazione. Per la Motta, sito di straordinaria rilevanza legato alla prima presenza normanna, il vuoto era l’invisibilità: lo abbiamo segnalato alla Soprintendenza per garantirne la tutela e incentivarne lo studio.
Ora l’obiettivo è estendere questa metodologia agli altri Comuni toccati dalla Via Malvitana, a partire da come Mongrassano dove stiamo già lavorando e a breve firmeremo un accordo con la Soprintendenza, l’Università di Siena e il Comune. Vogliamo che questa metodologia diventi un’attività condivisa: individuare e colmare i vuoti insieme».

E’ POSSIBILE RIVEDERE LA SESSIONE DI STUDI CLICCANDO IL SEGUENTE LINK:

BLOG DELL’ASSOCIAZIONE FUORI LE MURA:

Elvira Sangineto