Primato Unical sulle dinamiche dell’emergenza

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RENDE (CS) – Lo sapevate che l’Università della Calabria detiene un primato nazionale sulle dinamiche dell’emergenza prima ancora della nascita in Italia della protezione civile? Lo ha riconosciuto il prefetto Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile italiana, attraverso la sua lectio magistralis  tenuta in occasione della manifestazione inaugurale del 43° anno accademico dell’Università della Calabria. “La vostra Università – ha sottolineato nella circostanza il Prefetto Gabrielli – conobbe le dinamiche dell’emergenza prima ancora che la Protezione Civile nascesse a livello nazionale. Ciò avvenne in occasione dell’alluvione che colpì Fabrizia (Vibo Valentia) tra il dicembre del 1972 e il gennaio del 1973. Beniamino Andreatta, primo Rettore dell’Università della Calabria, in quella circostanza andò a Fabrizia, tirandosi dietro una schiera di professori e studenti per portare aiuto alla popolazione alluvionata, perché era convinto che l’Università non dovesse essere accanto, ma dentro le vicende dei luoghi dove operava, perché era convinto che ci fosse continuità e non distacco tra l’attività didattica e scientifica e la immediata solidarietà verso le vittime di una catastrofe, perché era convinto che il ritardo storico, atavico di una regione e di una popolazione potesse essere colmato con la cultura, la passione, l’energia dei giovani da formare ai livelli più alti possibili”.

Parole sacrosante da sottoscrivere totalmente, sia nel carattere che nell’impegno, soprattutto per coloro che hanno vissuto accanto allo spirito indomito del prof. Beniamino Andreatta durante la sua permanenza nell’Università della Calabria, ed ancora per tutti coloro che hanno sperimentato a Fabrizia quella particolare esperienza di intervento civile e sociale.

Furono soprattutto gli studenti  matricole del primo anno del corso di laurea in Scienze Economiche e Sociali, coordinati dal prof. Giordano Sivini, coadiuvato ed assistito da alcuni docenti e tra questi  il ricordo va verso i professori, Ada Cavazzani, Laura Fiocco, Piero Fantozzi, Nedo Fanelli ed altri, con l’aggiunta di un piccolo gruppo appartenente al corso di laurea in ingegneria, a vivere quella straordinaria esperienza dell’emergenza e protezione civile  richiamata dal Prefetto Gabrielli.

 Si era al primo anno accademico dell’Università della Calabria, 1972/1973, con seicento matricole ed un centinaio, tra docenti e non docenti, ma ricchi di un grande entusiasmo, dedizione, passione e credenza nel futuro dell’Ateneo, con l’aggiunta nell’esperienza di Fabrizia di un gruppo di non docenti per un supporto logistico interno ed esterno, coordinato dal direttore dell’Opera Universitaria, dott. Antonio Onofrio.

Ricordo perfettamente il giorno, il momento in cui il Rettore Andreatta diede da Roma l’ordine di organizzarsi e partire per Fabrizia in modo da assistere la popolazione di quel paese dissestato con feriti e qualche vittima. Mi fu dato l’incarico di reperire scorte alimentari, sacchi a pelo, tende per campeggio e mi trovavo in arcivescovado per ricevere assistenza da parte degli uffici competenti della diocesi cosentina, autorizzata sia dall’Arcivescovo, Mons. Enea Selis, che dal Vicario, mons. Augusto Lauro, quando ricevetti una telefonata del prof. Andreatta che voleva sapere come procedeva la fase di reperimento del materiale e delle scorte alimentari, dicendomi che entro la serata, con lui già in viaggio, mi voleva a Fabrizia. Così fu e non mancarono le belle sorprese nel constare nel momento del nostro arrivo, con il camion pieno di scorte di ogni genere, vedere già gli studenti e i docenti operativi nel dare assistenza alla popolazione, con una  grossa tenda collocata all’interno di un cortile di un edificio scolastico e con dentro il prof. Andreatta, accovacciato sul pavimento composto da tavole, già impregnate dall’umidità del fango, con la pipa in mano, discutere con varie persone del posto sul come risolvere i loro problemi immediati e di prospettiva. Una immagine fresca che rimane viva nel tempo come esempio di buona emergenza e protezione civile, ma soprattutto di testimonianza e forte legame nei confronti della nostra terra e dei suoi problemi sociali, economici e culturali, almeno fino a quando è stato tra di noi come Rettore dell’Università della Calabria, dal 1971 al 1975. Una esperienza, riportata dai giornali del tempo, che fu di stimolo per appropriati interventi, da parte dell’Università, nel 1980 quando in Irpinia il 23 novembre avvenne il noto terremoto catastrofico. Vicende descritte nei primi due volumi “La storia dell’Università della Calabria – Dalla legge istitutiva alla sua realizzazione – Un sogno che si avvera” di Aldo Bonifati, pubblicato dalla Pellegrini editore, dati in dono, insieme al terzo volume, al Prefetto, Franco Gabrielli.

Dove sono oggi e cosa fanno quegli studenti dell’Università della Calabria che parteciparono a quella bella esperienza di protezione civile a Fabrizia? Se lo chiede l’Associazione internazionale “Amici dell’Università della Calabria”, che, attraverso i media e la propria pagina facebook (amiciunical), lancia un appello a potersi ritrovare per una ricomposizione del gruppo e contestualmente farne memoria viva nel tempo in termini sociale ed umano. Basta presentarsi, scrivere qualche rigo di memoria e se esiste inviare  qualche immagine fotografica.